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giovedì, 1 Dicembre 2022

Immigrazione e rotta balcanica: conclusa l’operazione “Altipiano Carsico”

03.07.2019 | 17.50 – Si è conclusa oggi con l’arresto di due pakistani ed un indiano nelle Province di Napoli e Treviso, l’operazione denominata Altipiano Carsico strascico della precedente operazione “Barcola”, durante la quale era stato smantellato un sodalizio criminale transnazionale che favoriva l’immigrazione clandestina di cittadini pakistani verso l’Italia attraverso la Rotta balcanica. Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Trieste, diretta dal Procuratore Capo dott. Carlo Mastelloni e dal PM Dott. Massimo De Bortoli, dopo le perquisizioni disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, questa mattina ha portato all’esecuzione delle misure cautelari dei 3 soggetti. Più precisamente, gli agenti del Settore di Polizia di Frontiera di Trieste diretto dal dott. Giuseppe Colasanto hanno eseguito, con l’ausilio di personale dell’Ufficio della Polizia di Frontiera di Trieste e delle Squadre Mobili di Napoli, Venezia, Trento, Bergamo, Milano e Treviso due ordinanze di custodia cautelare nel trevigiano per il reato di favoreggiamento pluriaggravato dell’immigrazione clandestina nei confronti di un cittadino pakistano ed un cittadino indiano, rispettivamente di 33 e 52 anni, con regolare permesso di soggiorno in Italia, residenti in Veneto, dove svolgono l’attività di venditori ambulanti; a Milano invece, è stato tratto in arresto il cittadino pakistano di anni 25, con permesso di soggiorno in Italia quale richiedente protezione internazionale.

Le indagini partite dall’arresto nel 2018, sulla Strada Costiera all’altezza dell’Area di Ricerca SISSA, di un passeur pakistano di 37 anni che stava trasportando sul territorio nazionale 36 migranti di nazionalità pakistana, all’interno del vano merci di un furgone. Superato il confine italo-sloveno, il passeur era stato intercettato dalle pattuglie della Polizia di Stato a seguito della segnalazione di alcuni cittadini e arrestato per il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. I successivi accertamenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, coordinate dal Sostituto Procuratore dott. Massimo De Bortoli, sviluppate con il supporto del Settore Polizia di Frontiera di Trieste, hanno avuto una svolta decisiva lo scorso mese di maggio, durante il quale era emerso il coinvolgimento nell’episodio delittuoso di cittadini pakistani ed indiani, facenti parte del medesimo sodalizio criminale. A quanto pare, gli organizzatori avevano commissionato al cittadino pakistano il trasporto irregolare del corposo gruppo di migranti, dietro il compenso di 2000 euro; inoltre , il giorno precedente al rintraccio i due pakistani anch’essi membri della organizzazione, avevano condotto il loro connazionale “passeur” per un sopralluogo in un bosco a ridosso del confine tra Italia e Slovenia, al fine di portare dei generi di conforto ai migranti, nascosti in attesa di varcare illegalmente la frontiera. Il trasporto era stato studiato nei minimi dettagli per evitare che in caso di cattura, le Forze dell’Ordine potessero risalire al gruppo criminale: all’autista era stato fornito il veicolo da utilizzare per il trasporto e una scheda telefonica “pulita” con un gestore di telefonia mobile bosniaco, attraverso il quale comunicavano per monitorare costantemente l’andamento del viaggio. Le successive indagini hanno quindi dato conferma dell’esistenza di un network criminoso a cui erano stati imputati numerosi trasporti effettuati lungo la Rotta balcanica tra Bosnia-Erzegovina, Croazia, Slovenia ed Italia.

Gli agenti stimano che siano circa un centinaio i cittadini pakistani che sono stati  introdotti clandestinamente nel nostro Paese attraverso la zona transfrontaliera dell’altopiano carsico con queste modalità. Al momento sono in corso le ricerche in Territorio Nazionale di altri due cittadini pakistani destinatari di misure restrittive, al momento irreperibili. [Foto di repertorio]

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