31.07.2019 – 10.12 – Booking.com come re degli evasori su Internet. Questa, perlomeno, l’opinione della Procura della Repubblica di Genova, conduttrice di un’inchiesta, a capo della quale ci sono il procuratore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Giancarlo Vona, che sta per portare alle prime iscrizioni nel registro degli indagati. L’intermediazione fatta dalla notissima agenzia Web sugli affitti di case private, di proprietà quindi di soggetti senza partita IVA, potrebbe aver generato un’evasione d’imposta di 350 milioni di euro in 6 anni, a partire dal 2013. Negli ultimi anni il successo dell’iniziativa di affitto da parte di un privato della sua prima o seconda casa, o di parte della stessa, è stato molto grande, e si tratta di stime, non ancora di dati certi, però i numeri colpiscono per la loro importanza. Secondo i titolari dell’inchiesta, Booking.com, società olandese, non avrebbe operato come sostituto d’imposta e non si sarebbe registrata in Italia, omettendo la dichiarazione e non pagando la tassa sull’intermediazione: l’ipotesi è quindi sia di reato fiscale che di concorrenza sleale nei confronti di altri operatori che pagano regolarmente le tasse italiane.
A rendere molto attraenti, interessanti e convenienti per l’acquirente le offerte, in generale di qualsiasi natura, su Internet sono non solo il prezzo – fattore importante eppure non sempre chiave – ma la rapidità, la possibilità di confronto, la facilità di scelta e di procedura di acquisto e pagamento che permettono di ‘avere’, virtualmente o realmente, a disposizione il bene o il servizio scelto immediatamente o al massimo entro pochi giorni; fattori che hanno decretato il successo ad esempio di Amazon e di Booking.com stessa. L’introduzione di vincoli, normative, password, doppie verifiche, lacci e laccetti può rende via via certamente più sicure le transazioni fatte via Internet, e fiscalmente più corretti i pagamenti, ora avvolti nel Cloud da una nube mistica che non fa ben capire dove e quando transiti il denaro e in quali stati vadano pagate le tasse, sempre che vengano pagate. L’introduzione di procedure aggiuntive rischia un effetto negativo, quello di allontanare il consumatore o l’utente finale dalla semplicità: se ne è parlato molto in occasione dell’introduzione della fatturazione elettronica e ne sono già una riprova le difficoltà di accesso o di utilizzo, per una buona pare di cittadinanza, di siti pubblici come gli istituti di previdenza, l’agenzia delle entrate o gli sportelli del lavoro. Da una parte, quindi, Internet presenta un’enorme capacità di semplificazione; dall’altra, la ‘semplificazione’ attraverso la digitalizzazione può anche diventare un enorme rischio, con più tempo e più passaggi da fare, e la Rete presenta meandri e sfaccettature conoscendo bene le quali i comportamenti illeciti diventano o restano comunque possibili. La quadratura del cerchio potrebbero essere sportelli di supporto al cittadino, proprio per l’esecuzione di operazioni fatte utilizzando Internet come infrastruttura; una strada che alcuni paesi stanno già sperimentando. Non l’Italia, per ora, ancora piuttosto indietro sulla digitalizzazione intesa come fattore di progresso e facilitazione della vita di ogni giorno. Digitalizzazione che comunque pur restando fattore di cambiamento non può risolvere tutto.
[r.s.]


