Il voto europeo del 25 e 26 maggio

20.05.2019 – 18.00 – Il 25 e il 26 maggio andremo ad eleggere 76 europarlamentari italiani su 751 deputati eletti dai 27 Stati Membri dell’Unione europea. Gli europarlamentari italiani non rappresenteranno “il governo italiano”, ma siederanno nei rispettivi gruppi politici di affiliazione, che saranno quindi composti da persone provenienti da tutti gli Stati ma con un unico orientamento politico. Dal 1979 i deputati sono eletti a suffragio universale diretto per un mandato di cinque anni. Il Parlamento, insieme ai rappresentanti dei governi dell’UE riuniti nel Consiglio, ha funzioni importantissime, come adottare il bilancio, nonché la legislazione dell’Unione. Il Parlamento europeo, inoltre, vigila sull’attività delle istituzioni europee, in particolare della Commissione europea, che è l’organo esecutivo dell’Unione. 
Tutto questo fa capire che a Bruxelles e a Strasburgo le decisioni fondamentali  vengono prese dai politici che noi stessi eleggiamo sia a livello nazionale che a livello europeo, mentre spesso si sente erroneamente dire che il potere sarebbe in mano a sconosciuti “burocrati”.
Nel mondo di oggi è un’illusione pensare che un paese, da solo, possa avere un’influenza importante a livello mondiale, a meno di non essere la Cina o gli Stati Uniti, naturalmente. A seconda della maggioranza che risulterà dalle elezioni, l’Europa prenderà una direzione piuttosto che un’altra. Sarà un’Europa impegnata a combattere fenomeni mondiali come il drammatico cambiamento climatico o saremo in mano a forze politiche disposte a vendere la salute del cittadino al migliore offerente? Riusciremo finalmente a creare regole eque e comuni e applicare vera solidarietà intraeuropea nella gestione dei flussi migratori o vinceranno i partiti che scaricano costi e responsabilità sui paesi più esposti al fenomeno? Aboliremo la plastica usa e getta in tutta Europa o continueremo a riversare negli oceani l’equivalente di un camion di plastica al minuto, come succede ora? Tutto questo e molto di più dipenderà dalle scelte che consegneremo alle urne. 
Il cittadino può, anzi deve partecipare alla vita pubblica anche dopo il voto, e a livello europeo questo oggi è molto più facile che in passato. Non solo tutte le informazioni si trovano online in italiano, ma si può interagire tramite social media, si può contattare il proprio Europarlamentare, si possono fare domande dirette tramite Europe Direct, si può partecipare alle numerose consultazioni dirette o anche lanciare una proposta legislativa tramite il diritto di iniziativa dei cittadini europei. Il voto è un diritto ma anche un dovere, il dovere di informarsi e di partecipare.  Nel caso delle elezioni europee, è stato creato un apposito portale rivolto soprattutto ai giovani, nel quale tutti si  possono iscrivere.
Quale ruolo può avere la scuola in tutto ciò? alla scuola si addossano tante responsabilità e quella più importante è quella di formare cittadini responsabili. Come? Insegnando ad esercitare spirito critico, ad informarsi correttamente, a studiare sempre, a mettere in discussione quello che si pensa di sapere già, e ad ascoltare chi la pensa diversamente senza chiusura. Difficilissima cosa, quest’ultima. 
Oggi possiamo studiare le classiche nozioni che nel corso della vita diventeranno mille volte obsolete, ma se impariamo ad affrontare il mondo che cambia sempre più velocemente con gli strumenti adatti, possiamo farcela. 
Infine, la scuola deve anche incoraggiare la partecipazione; per ripetere una frase fatta, “siate il cambiamento che vorreste vedere”, o anche, in questo caso “create l’Europa in cui vi piacerebbe vivere”. Per saperne di più su cosa l’Europa fa per noi: https://www.what-europe-does-for-me.eu/it/home

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