Europa unita o Europa divisa? Le parole di Layla Yusuf

09.05.2019 – 14.25 – Le elezioni sono alle porte: tra il 23 e il 26 maggio 2019 i cittadini europei sono chiamati alle urne, per eleggere i loro rappresentanti, i deputati che andranno a comporre il Parlamento europeo per i prossimi 5 anni. A poco più di una settimana dal voto, la corsa elettorale viene ad intensificarsi tra euroscettici ed europeisti. In questo quadro scegliere non è immediato. Certo è che schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra o decidere di non farlo influirà sui risultati finali, e questi riguarderanno la vita di 505 milioni di persone. L’istituzione stabilisce infatti leggi che vengono recepite nelle varie legislazioni nazionali, decide come verranno spesi i soldi dell’Unione europea – che sono i soldi dei cittadini europei – oltre ad essere in prima fila nella difesa dei diritti umani. Appare fondamentale conoscere le idee portanti dei vari partiti, ma ancor di più le proposte, l’attività e le storie dei rispettivi candidati. Un curriculum particolare è quello di Layla Yusuf, le cui parole affermano con preeminenza la necessità di un’Europa Unita, ora più che mai.

Signora Layla Yusuf, manager e candidata in lista con +Europa, quando è arrivata in Italia con un visto umanitario agli inizi degli anni ’90, come ha percepito il processo di integrazione nel territorio?

”Quando sono arrivata il numero di migranti era di gran lunga minore, e la maggioranza era costituita da studenti. La situazione era dunque diversa, soprattutto frequentando un ambiente accademico, non vi erano difficoltà. All’università si riesce a farsi comprendere meglio, si è sicuramente più facilitati ad integrarsi, l’istruzione fa la differenza. Certamente, in modo particolare per chi viene dal terzo mondo, il fattore linguistico è spesso un vincolo. Oggi l’integrazione è un processo estremamente più complicato: da 10 anni ci troviamo a navigare in una crisi non facile, il numero è aumentato, la politica ci lucra – ed è una situazione che non riguarda solo l’Italia, ma in generale tutto l’Occidente. Mi viene spesso chiesto se ho percepito del razzismo: io non penso il popolo italiano sia razzista, non lo è stato e non lo è diventato d’un tratto; sono le tensioni e le problematiche sociali irrisolte a determinare atteggiamenti discriminatori. ”

Quando e come è nata la volontà di attivarsi prima a livello sociale e poi a livello politico?

”Sono sempre stata attiva sul sociale, è nella mia natura e questo non potrà mai cambiare. Quando ero più giovane, la sera svolgevo attività di volontario, sopratutto per coloro i quali non avevano le possibilità economiche di intraprendere un percorso di studi. Poi sono diventata mamma, ma non ho mai smesso di coinvolgermi nella società. Dopo che mia figlia è cresciuta, e di conseguenza è aumentato il tempo libero a disposizione, ho concretizzato il mio interesse aderendo a diverse associazioni. Vorrei ribadire che tutti i giorni possiamo fare politica, al di là dell’essere coinvolti attivamente all’interno di un partito. Personalmente, ho sentito la politica vicina nel momento in cui ho preso la cittadinanza italiana: ho avuto modo di approfondire varie tematiche verso le quali avevo un interesse particolare. Mi sono avvicinata a diversi partiti, ma solo l’anno scorso con +Europa ho avuto modo di sentirmi parte integrante di una realtà politica, in quanto coincideva in pieno con le mie idee. La battaglia di Emma bonino è quotidiana, sentita e concreta.”

In quali termini vige l’esigenza di reinventare la società europea?

”La necessità di effettuare un rinnovo nasce dal semplice fatto che il tessuto sociale in sè dell’Europa è vertiginosamente cambiato e continuerà a cambiare. Abbiamo gli strumenti necessari per affrontare di pari passo questo mutamento continuo, ma è essenziale la volontà e l’apertura mentale di adattarsi. Sempre di più vi sono esigenze improvvise e impreviste, e la politica ha il ruolo fondamentale di saper dare risposte, risposte che io non vedo ne da destra ne da sinistra, si è ancora legati a determinati canoni del passato, che non possono più essere utilizzati oggi. Non trovare delle soluzioni adeguate alla società rivela un attegiamento miope, per non parlare di chi ci lucra sopra e sfrutta situazioni disagiate. Vorrei ricordare che oltre ai politici tutti quanti facciamo la differenza: vi sono persone senza visibilità che stanno silenziosamente dando il loro contributo per rendere le cose migliori, e lo fanno quotidianamente. Ho sempre preferito attivarmi nel sociale che fare politica, ma ora che ho la possibilità di implicarmi concretamente non mi tiro indietro e voglio portare lo stesso spirito di dialogo e sensibilizzazione che mi ha portata fin qui e che fa parte integrante della mia natura. Ho deciso di collaborare al fine di costruire delle soluzioni valide, innovative e che si riescano a concretizzare, proposte realistiche che non ingannino le persone. Ora ho la possibilità di confrontarmi molto con le persone, e mi preoccupo, perchè le persone non sanno cosa fare, non sanno chi votare e soprattutto per cosa, o addirittura dicono che non serva a niente votare. Ma le capisco e le voglio aiutare, io stessa l’anno scorso non avrei saputo cosa votare se non ci fosse stato +Europa. C’è bisogno di fatti e non di parole spaesanti.”

Riguardo alla presenza cinese in Africa, oltre al sostegno economico, pensa che a livello politico vi sia la necessità di un dialogo con l’Europa? Perchè?

”Per via del mio lavoro, ho a che fare spesso con la Cina. E’ una potenza che vuole dialogare con l’Europa, ma tutti sappiamo che il nostro continente è fortemente legato all’America, la quale non è in buoni rapporti con la Cina. L’Africa sta crescendo, da tutti i punti di vista, e sono felicememnte meravigliata dei passi che sta effettuando. E quando la gente inizia a stare bene, ad essere istruita, si fa sentire, vuole dire la sua. Tuttavia devo ammettere che il modello illiberale del governo cinese mi spaventa, il rischio di un totalitarismo in particolare, in quanto porta sempre distruzione, e non è disposto ad ascoltare le esigenze delle persone. Quindi l’Europa deve rimanere assolutamente unita, anche per poter dialogare e far fronte a una grande potenza quale la Cina. Prendiamo in considerazione l’Italia: su scala, da sola rappresenta una minuscola provincia cinese, è impensabile possa cavarsela isolata, come molti auspicano. L’Italia non è un paese di banche e finanze, ha bisogno dell’estero e l’estero ha bisogno dell’Italia. Perchè l’Europa, vicinissima all’Africa non può averci un libero scambio mentre la Cina si? Ricordiamoci che Tutto è interconnesso e ha un impatto decisivo sulle nostre vite, le scelte devono essere effettuate con intelligenza e buonsenso.”