08.05.2019 – 20.10 – Non è infrequente a Trieste, durante i lavori stradali, scoprire vestigia di un’era lontana: dalle ville romane scoperte nell’Ottocento, presso Barcola, ai mosaici della Basilica Paleocristiana sotto via Madonna del Mare. Scoperte che tuttavia sembrano poco più che cocci, ridicola spazzatura a confronto con la ricchezza dei reperti classici che si rinvengono a Roma, dai primi ritrovamenti nella Roma rinascimentale dei papi, agli studi neoclassici del Settecento, fino ad oggi, con le più moderne tecnologie.
La Roma d’un tempo riaffiora prepotente; ed è il caso anche dell’ultimo, stupefacente ritrovamento alla Domus Aurea di Nerone. La Domus era la residenza urbana di Nerone, edificata grazie al rovinoso incendio del 64 d. C. Quando l’imperatore cadde in disgrazia, sopra la sua villa Traiano costruì le omonime terme e solo millenni dopo, con i primi studi di proto-archeologia, verso il ‘400, iniziò un lento lavoro di recupero della Domus Aurea, affresco dopo affresco, un metro di terra alla volta. Un tesoro svelato. E nelle ultime ore un’altra sala si è aggiunta alla ricca collezione, quella della “Sfinge“. I restauratori del Parco Archeologico del Colosseo erano infatti intenti a posizionare un ponteggio per restaurare la volta della sala 72, quando hanno notato una grande apertura.
“Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all’imposta nord della copertura della stanza”, scrive nella sua relazione Alessandro D’Alessio, funzionario responsabile. Le lampade dei tecnici hanno illuminato la sala: “rischiarata dalle luci artificiali è apparsa d’un tratto l’intera volta a botte di una sala adiacente completamente affrescata“.
Mentre la notizia circola appena oggi, la scoperta è in realtà avvenuta nel 2018 ed è stata subito seguita da un intervento per stabilizzare la sala e il soffitto. La “Sala della Sfinge” presenta una volta affrescata, in eccellente stato di conservazione, mentre il resto della stanza è interrata.
Le decorazioni finora individuate consistono in uno sfondo bianco, con riquadri tracciati di rosso e linee color giallo ocra e fasce dorate, contornate da motivi “vegetali”. Un guerriero con spada, faretra e scudo si batte dentro uno dei riquadri con una pantera, a cui seguono centauri, figure di Pan e creature acquatiche. La lunetta di fondo della volta a botte presenta invece una (finta) architettura, con una serie di sottili colonne, sormontate da una patera d’oro (piatto cerimoniale), dalla quale pende una mezza ghirlanda. E accanto, finalmente, ieratica e regale, svetta una sfinge. L’animale mitologico si erge muto e solitario sopra un oggetto che fa pensante a un betilo (pietra sacra di forma conica).
“La scoperta di questa sala si inserisce nella strategia di ricerca scientifica che il Parco porta avanti ogni giorno contestualmente agli interventi di messa in sicurezza e restauro – ha concluso Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico del Colosseo – rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge – così come l’abbiamo denominata – ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone”.
Non rimane che domandarsi non solo quale sarà l’aspetto della sala (se) verrà disotterrata, ma soprattutto quali altri tesori si nascondono nelle profondità di Roma, così come di Trieste e tante altre città dell’Italia.
Tre immagini degli affreschi appena descritti: il guerriero che si batte contro la pantera, le creature acquatiche e un centauro [Clicca per Ingrandire]





