Donne tra musica e società: intervista a Michela Sabadin, organista di “Donne tra musica e parole”

05.04.2019 – 11.10 – Giovedì 14 marzo 2019, nell’ambito dei numerosi eventi organizzati in occasione della Giornata Internazionale della Donna, è andato in scena presso il Conservatorio Tartini, lo spettacolo “Donne tra musica e parole“: un evento organizzato dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) del Conservatorio G. Tartini, con il sostegno dell’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Trieste. Un concerto che, per l’occasione, ha visto come protagoniste un gruppo composto da sole donne, con le organiste Michela Sabadin e Francesca Pettirosso, l’Esemble d’archi del Conservatorio guidato dalla direttrice Alissia Venier e Bayarma Rinchinova al flauto. Come ricorda il titolo stesso dell’evento inoltre, ad essere protagonista non è stata solo la musica ma anche le parole; durante il concerto infatti, i brani musicali sono stati intervallati dalla lettura di alcune poesie da parte delle allieve della classe di Teoria e tecnica dell’interpretazione scenica. Un vero e proprio incontro tra le due arti.

Michela, tu sei stata una delle due organiste del concerto “Donne tra musica e parole“, com’è nato l’evento e qual è il messaggio che si è voluto trasmettere? 

“L’evento nasce con l’obiettivo di sensibilizzare e sottolineare il diritto di tutte le donne ad esprimersi e a sviluppare liberamente la propria arte, vedendosi al contempo riconosciuti pari diritti e giusti riconoscimenti per e nel proprio lavoro.
Il gruppo era composto da sole donne: dall’Ensemble d’archi del Conservatorio Tartini, ad alcune ex allieve ed insegnanti che hanno partecipato al concerto, fino alla direttrice, Alissia Venier.
L’evento, oltre alla parte musicale, comprendeva inoltre anche alcuni momenti di lettura, in collaborazione con la classe di Teoria e tecnica dell’interpretazione scenica, durante i quali le allieve, intervallando i brani musicali, hanno recitato alcune poesie di Alda Merini e Sarvenaz S. Forghani, andando a creare un connubio molto interessante tra musica e poesia, che ha colpito positivamente il pubblico.

Ci saranno altri eventi di questo tipo in programma?

Nonostante l’Ensemble d’archi, composto da sole donne, di fatto sia stato formato ad hoc per l’occasione, questo non significa che non ci saranno altre occasioni in futuro sia per riproporre l’importante tema trattato durante questo evento, sia per quanto riguarda la creazione di eventi orientati alla sensibilizzazione di tematiche sociali. Ad esempio, ma questa è chiaramente una mia ipotesi, una tematica interessante sarebbe quella dello straniero, in quanto il Conservatorio Tartini, essendo rinomato e conosciuto anche a livello internazionale, presenta una grandissima affluenza di persone provenienti dall’estero: ci sono moltissimi studenti e studentesse dalla Serbia e altri ancora sono qui in Erasmus, senza contare tutti quelli che si trasferiscono nella città di Trieste per poter frequentare il Conservatorio.”

Qual è secondo te il ruolo, se così lo si può definire, della donna all’interno della scena musicale classica?

“In effetti a me non piace parlare di ruoli in quanto io, nella mia mentalità, non vedo alcuna distinzione: riconosco che ovviamente ci sono delle differenze, ma a livello professionale, in particolare nel campo della musica, credo sia maggiormente rilevante la professionalità di una persona. Nella realtà orchestrale inoltre, solitamente non vi sono differenziazioni, l’orchestra è composta in modo equo tanto da figure femminili quanto da figure maschili.
Il problema secondo me va ricercato piuttosto a monte, non si tratta tanto di una questione legata alla discriminazione di genere, quanto di una mentalità fortemente radicata all’interno della società di cui facciamo parte e che inconsciamente anche noi stesse, in quanto donne, a volte alimentiamo ponendoci per prime dei limiti: se prendiamo ad esempio il caso della direzione dell’orchestra, molte volte è la donna stessa che non valuta neanche l’ipotesi di un avvicinamento ad un ruolo di questo tipo, proprio perché siamo abituate da un punto di vista culturale ad associare questa professione alla figura maschile, nonostante vi siano invece moltissime direttrici di alto livello.
Un altro discorso poi è la prevalenza o meno di donne che suonano determinati strumenti musicali, molte volte si tratta di una questione prettamente fisica: se pensiamo ad esempio ad alcuni strumenti molto grandi e pesanti, spesso non vengono nemmeno contemplati come scelta da parte delle musiciste; lo strumento si suona con il corpo e la fisicità, sotto alcuni aspetti, può giocare un ruolo abbastanza importante. Anche l’organo ad esempio, richiede in alcuni casi una determinata apertura delle mani, o comunque, una certa forza ed un certo peso per abbassare i tasti; ma questo ovviamente non significa che ci si debba porre dei limiti, dico semplicemente che potrebbe essere un elemento che va ad influire nella scelta dello strumento.
In ogni caso credo che la questione del ‘ruolo’ maschile e femminile in ambito musicale sia emersa nel corso dell’ultimo secolo: in passato, soprattutto nel corso dell’800, era paradossalmente molto più probabile che a suonare uno strumento fosse una donna, (ovviamente “consono”, come l’arpa o il pianoforte, quindi non certamente strumenti a fiato o archi), in quanto per la società del tempo era considerato del tutto normale e anzi appropriato che una ragazza di ‘buona famiglia’ sapesse suonare uno strumento. Il problema poi è il fatto che questa conoscenza si limitasse all’intrattenimento da salotto e che solo nel caso degli uomini venisse successivamente professionalizzata. Nel corso del ‘900 fortunatamente la donna si è emancipata in quasi tutti i campi, in particolare nella seconda metà del secolo, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove le donne occupano ormai una buona percentuale all’interno della popolazione musicale.”

L’organo come strumento, per quanto riguarda l’Italia, si pone solitamente al di fuori dell’ambito teatrale e orchestrale, qual è quindi la situazione all’interno del tuo ambiente?

“Io come organista opero in un ambito di fatto molto diverso da quello dell’orchestra, in quanto l’organo è uno strumento che ‘vive’ in chiesa. Ho avuto occasione di suonare anche all’interno dell’ambiente orchestrale, ma in genere l’organo, nella cultura italiana, è uno strumento che viene suonato prevalentemente nelle chiese.
Il mio ambiente è quindi un ambiente prevalentemente maschile, ma paradossalmente non ho mai riscontrato alcuna difficoltà e non ho mai subito alcun tipo di discriminazione in quanto donna, anzi, sono sempre riuscita a fare ciò che volevo fare e sono sempre stata trattata al pari dei miei colleghi uomini.
Un’organista donna è sicuramente qualcosa di molto raro, ma non tanto perché l’organo sia uno strumento ‘da uomini’, ma perché in generale ci sono pochissimi organisti, in quanto solitamente ci si orienta di più verso la scelta di strumenti classici come il pianoforte o il violino; l’organo si presenta quindi come uno strumento di nicchia.”

Quali sono secondo te, in ambito musicale e non, i risultati ancora da ottenere per quanto riguarda il tema donne e lavoro?

“Secondo me la direzione che si sta seguendo è sicuramente quella giusta, attualmente nella nostra società la donna è totalmente libera di fare quello che vuole. Forse quello che ancora permane è la mancanza di un adeguato sostegno: per quanto riguarda l’ambito musicale si tratta nello specifico di un sostegno famigliare, la carriera di musicista è difficilmente realizzabile se non si ha alle spalle una famiglia che può e che decide di dare sostegno nel conseguimento degli studi. Per quanto riguarda poi a livello generale, si parla invece di un vero e proprio sostegno sociale: quello che manca alla donna è una vera e propria tutela ed un supporto sociale nelle diverse fasi della vita. Questo è un problema molto esteso, si va dal rischio di dover rinunciare alla carriera perché non compatibile con la cura della famiglia al non essere proprio assunte perché intenzionate ad avere figli.
Questa situazione deriva probabilmente dal fatto che il lavoro in passato è sempre stato prerogativa degli uomini e solo ora che la donna è entrata a far parte del mondo lavorativo, ci si inizia a render conto che le linee guida da seguire devono essere ammodernate sulla base dei cambiamenti sociali in corso.
Nell’ambito musicale magari queste discriminazioni sono meno presenti, in quanto di fatto si tratta di un ambiente prevalentemente meritocratico. Certo ci sono ancora delle figure che associamo istintivamente all’uomo, come quella del compositore o del direttore, proprio perché sono state due figure fortemente professionalizzate in passato e occupate prevalentemente da uomini, (le donne, se componevano, lo facevano sotto pseudonimo).
Fortunatamente con il passare degli anni e con il cambio generazionale, le cose si stanno sempre più evolvendo in positivo: la mia generazione, quella che va dai 20 ai 30 anni, nella maggior parte dei casi non considera neanche l’idea di poter discriminare una persona sulla base del genere di appartenenza. C’è quindi una maggiore sensibilità e apertura da parte dei giovani su queste tematiche e il fatto che, come nel mio caso, spesso non ci si ponga neanche il problema dell’essere stata o meno discriminata durante gli studi o la carriera lavorativa, è sicuramente un grande risultato per la società. In fondo il fine ultimo dovrebbe essere quello di non pensare e quindi di non percepire il problema, perché risolto completamente.”  

 

[Michela Sabadin: nata a Trieste, classe 1991, nel 2015 consegue il diploma (vecchio ordinamento) presso il Conservatorio G.Tartini, specializzandosi e conseguendo il diploma accademico di II livello nel 2019 in Organo e Composizione Organistica, sotto la guida del Maestro Wladimir Matesic. Socio fondatore dell’Accademia Organistica Tergestina, dal 2017 è organista titolare e responsabile dell’organo Mascioni (op. 388 del 1927) nella Chiesa della Beata Vergine del Soccorso di Trieste e collabora stabilmente come organista con diversi cori della città.]