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giovedì, 1 Dicembre 2022

Coltan nei container al Porto di Trieste: più che radioattivo. L’etica e lo sfruttamento.

04.04.2019 – 17.36 – Container senza simbolo della radioattività. Sull’arrivo, poco meno di un mese fa, nel porto di Trieste di 5 tonnellate di Coltan proveniente dal Venezuela, annunciato dal presidente Maduro e oggetto di interrogazioni al Governo italiano, come riportano l’ANSA e i quotidiani, indaga la Procura: per norme non rispettate relative all’impiego pacifico di energia nucleare.
Un problema di radioattività, quindi, e pericolosità del materiale? Vediamo. Il composto denominato “Coltan” risulta dall’unione di Columbite, molto rara allo stato puro, presente in modo particolare in Congo, Australia Occidentale e in Sudamerica – e Tantalite, anch’essa rara, reperibile nelle stesse zone. Il minerale è oggetto di un interesse economico molto rilevante: viene infatti utilizzato per l’ottimizzazione del funzionamento di componenti elettronici ad alta tecnologia. L’impiego del Coltan riduce il consumo di energia delle batterie; ne beneficiano molti prodotti recenti, uno fra tutti: gli Smartphone.

Il Coltan è un minerale leggermente radioattivo; l’esposizione di chi lo maneggia ed estrae può risultate di 18 millisievert per anno. L’accumulo di un’esposizione a valori sopra i 100 millisievert, o 3 TAC l’anno, inizia a generare rischi di cancro, e quindi un minatore di Coltan, a causa delle condizioni di lavoro e dell’accumulo, risulta molto a rischio: il criterio per la ricollocazione degli abitanti della zona di Chernobyl fu il superamento dei 350 millisievert di radioattività (era molto, molto più alta in prossimità del reattore).
Se correttamente trasportato e maneggiato, non è la radioattività il problema del Coltan – sono radioattivi in maniera naturale, o derivata, molti materiali utilizzati nell’industria o nella trasformazione: anche su questo, uno fra tutti, il carbone, bruciato nelle centrali elettriche, comprese quelle del Friuli Venezia Giulia. Il problema è un altro.

Il danno più grande che il Coltan porta è infatti la morte. Attraverso la violenza. I minatori dell’Africa e del Sudamerica vengono pagati ‘molto’ rispetto agli altri, e guadagnano ben 200 euro al mese: una fortuna, un lavoro ambito. Le miniere, che spesso non sono segnate sulle mappe, sono controllate da guerriglieri, multinazionali, o stati, purtroppo, diventati dittature o repubbliche delle banane dove la situazione economica e sociale è tragica. Congo, Uganda. Venezuela. Più prezioso delle pietre preziose. Con il nuovo millennio, e il prezzo del Coltan a 700 euro al chilo, in Africa arrivò la guerra.
Il Coltan venezuelano arriva da luoghi un tempo incontaminati. Parlare delle conseguenze della sua estrazione e commercio per il Venezuela ha un significato relativo: la situazione del paese è drammatica, la realtà sotto gli occhi di tutti, le posizioni politiche note e comprese. Il denaro guadagnato con il carico di Coltan non servirà a Maduro per dar da mangiare al popolo del Venezuela o rimettere in funzione gli ospedali; e le società che commerciano Coltan sono celate in un labirinto di scatole cinesi fatto da intermediari, agenti, rappresentanti. Ciò che è chiaro, senza bisogno di troppe indagini, è che la società di oggi, per come la conosciamo, senza Coltan non può stare. Il nostro telefono si spegnerebbe dopo 4 ore. Tutto il resto è politica.

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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