“Codice rosso”, approvato l’emendamento sul “Revenge Porn”. Contro la violenza sessuale via Internet.

03.04.2019 – 07.53 – La “porno vendetta”, o “Revenge Porn”, diventa con 461 voti favorevoli alla Camera e nessun voto contrario un reato da perseguire con la massima severità. Applausi da parte dei deputati di Forza Italia e del Partito Democratico, ma anche aperta e accesa polemica nei confronti del Movimento 5 Stelle sulla questione dei messaggi d’odio apparsi nei giorni scorsi sui Social Network e su Twitter, rivolti a esponenti politici dell’opposizione, e non rimossi integralmente e in maniera immediata.

Quella sul “Revenge Porn” è una legge che contribuisce in maniera importante alla tutela di chi, a prescindere da genere e orientamento sessuale, rischia di vedere immagini o video a contenuto sessualmente esplicito – pur se realizzati di comune accordo e con il consenso dei coinvolti – distribuiti, successivamente, senza autorizzazione. Il testo prevede infatti che chiunque invii, ceda, pubblichi materiale destinato a rimanere privato, senza il consenso delle persone rappresentate, sia punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5000 a 15000 euro. La stessa pena viene applicata a chi, venuto in possesso del materiale, lo diffonda anche in questo caso senza il consenso delle persone rappresentate, al fine di danneggiarle. La pena s’inasprisce se il fatto è commesso da una persona che è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, e se vengono utilizzati strumenti informatici o telematici. Il delitto viene punito a querela della persona offesa, e la remissione della querela può essere soltanto processuale.

Produrre immagini o video di natura sessuale non è reato se ciò che viene fatto coinvolge persone maggiorenni e consenzienti; si tratta di un comportamento che riguarda la sfera privata della vita dell’individuo. Diverso è il caso della divulgazione del materiale realizzato. Il fenomeno del “Revenge Porn” si è diffuso negli ultimi anni con estrema rapidità in tutto il mondo occidentale e in Italia, complici i Social Network e gli strumenti multimediali ormai di uso molto comune come gli Smartphone. Nata come strumento “di vendetta” nei confronti dell’ex partner – che si ritrovava, senza consenso e nella maggior parte dei casi senza saperlo, esposto sui siti pornografici, sulle reti di appuntamenti o sulle pagine Social – la condivisione di contenuti pornografici amatoriali si è allargata finendo per coinvolgere i minori, con fenomeni di vera e propria violenza sessuale in ambito scolastico anche fra minorenne e minorenne, e per ricomprendere in essa l’estorsione, il mercanteggiamento, il ricatto, la violenza psichica.
Rimane ora aperta la parte che riguarderà l’attuazione della legge e la giurisprudenza. L’interpretazione della definizione di contenuto sessualmente esplicito può infatti variare: dalla raffigurazione dell’atto sessuale vero e proprio, alla posa sessualmente allusiva, al contenuto che promuove la pornografia, alle immagini di Sex Toys.

Ritirato invece, nel corso della seduta, l’emendamento alla legge contro la violenza sulle donne teso a introdurre la castrazione chimica. “Siamo consapevoli”, ha dichiarato il ministro Giulia Bongiorno, “che questo emendamento non è condiviso dal Movimento 5 Stelle”. “Ne parleremo più avanti” è stata invece la dichiarazione finale di Matteo Salvini in risposta ai giornalisti: “Uno stupratore non solo va incarcerato, ma va curato”.
La castrazione chimica, introdotta in Asia e negli Stati Uniti come pena nei confronti dei reati sessuali, è da circa dieci anni oggetto di accesa discussione fra sostenitori, che ne lodano gli effetti e soprattutto la possibilità di interruzione del trattamento al mutare delle condizioni del soggetto e del contesto in cui vive, e detrattori, che sottolineano come essa possa avvicinarsi a una forma di tortura che viola gravemente i diritti umani. Il trattamento farmacologico conosciuto come “castrazione chimica”, che riduce drasticamente, attraverso la somministrazione di determinate sostanze, il livello di testosterone nel sangue, può risolversi in complicazioni, ed è risultato efficace se accompagnato da terapia psicologica adeguata; va a posizionarsi, però, nei paesi in cui è stato applicato, in una zona grigia che sta fra la cura e la punizione in quanto manca un consenso informato da parte della persona sottoposta ai farmaci stessi, andando a costituire un grave problema etico per i giudici e per i medici.

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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