09.04.2019 – 09.08 – Anche un cagnolino che abbaia può causare fastidio, ma siamo disposti a tollerarlo. Purché non abbai a lungo. E lo faccia piano. E possibilmente di giorno. E se ad abbaiare fossero 22 cani e lo facessero ininterrottamente a tutte le ore del giorno e della notte?
Quel che è troppo è troppo. I vicini esasperati dal latrare incessante si rivolgono alla forza pubblica e l’amica dei molti animali si ritrova coinvolta in un procedimento penale per disturbo della quiete pubblica. La pena è severa: un mese d’arresto ed il risarcimento dei danni ai vicini esasperati.
Ma la cinofila non si arrende e prova a sostenere davanti alla Corte di Cassazione il suo amore incompreso per i quadrupedi. La proprietaria del branco afferma che non risultava accertato che il latrare dei cani avesse superato il livello della tollerabilità, presupposto necessario perché scatti la contravvenzione.
Così, la Corte di Cassazione viene chiamata a riesaminare la vicenda, ma ritiene dimostrato dai testimoni sentiti che “l’abitazione dell’imputata era situata in un viale abitato, ove erano ubicate numerose ville, e che i latrati dei cani detenuti dalla stessa erano incessanti (a tutte le ore del giorno e della notte) e molesti per proprio perché continui”. Si giunge così alla conclusione che “I cani, abbaiando abitualmente ed all’unisono, generavano rumori molesti idonei ad arrecare disturbo alla pubblica quiete, superando i limiti della normale tollerabilità”.
Giova ricordare che, in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, per commettere reato è sufficiente l’idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, non occorrendo l’effettivo disturbo alle stesse.
La sentenza di condanna viene così confermata, con l’aggiunta di un’ammenda di 2.000,00 euro (Corte di Cassazione, sentenza n. 9699/19). In questo caso, è proprio il caso di dirlo: era una muta canina, ma poco muta e molto canina.
avv. Guendal Cecovini Amigoni
Trieste – Gorizia – Udine


