I numeri della violenza. Fra percezione e statistiche.

09.04.2019 – 11.07 – Sono centinaia, a volte migliaia; sono gli iscritti ai gruppi per la ‘sicurezza del vicinato’ creati sui Social Network. Sono costituiti da persone che, utilizzando la tecnologia e le performance di Smartphone e Internet, fotografano, documentano, filmano – spesso e inconsapevolmente andando contro le normative sulla protezione dell’identità e della privacy delle persone ritratte e commettendo infrazioni potenzialmente gravi – situazioni che considerano ‘sospette’. Ora, inoltre, sono diventate leggi le nuove norme sulla legittima difesa, e sta venendo introdotto l’armamento individuale della Polizia Locale. È la percezione di insicurezza: ce ne siamo occupati più volte, se ne è parlato molto nei Consigli Comunale e Regionale, ed è diventato un elemento, a un passo dal confine su una rotta di migranti e nel capoluogo di regione più orientale dell’Italia, all’ordine del giorno in più di una situazione e in ogni dibattito politico. La paura di essere vittima di criminalità può influenzare molto le proprie libertà personali e la qualità della vita: “La percezione del cittadino sulla sicurezza serve a indirizzare la nostra azione; non possiamo non tenerne conto”; lo ha ricordato il nuovo Questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, insediatosi il 14 gennaio 2019. La percezione di criminalità. Fra dati reali e dati percepiti, c’è una distanza? Quale? Di rispondere a questa domanda si è occupato l’Istat, con dati ormai consolidati fino al 2017 e in avanzato stato di elaborazione per il 2018.

Percezione. I dati ci dicono che nel nostro paese 1 famiglia su 3 dichiara di aver paura nella zona in cui vive, valore che raggiunge il 50% nelle città più grandi: 1 famiglia su 2. Sono preoccupate di subire atti di criminalità, dalle rapine nel negozio agli scippi alla violenza contro i propri figli, le persone con reddito basso che vivono in zone urbane e quartieri disagiati: in queste zone soggette al degrado il 25% degli individui dichiara che il problema principale in Italia è la criminalità, e questo trova eco attraverso le reti Social, porta alla creazione dei gruppi di ‘sorveglianza’ e stimola le richieste di poter avere un’arma in casa con cui difendersi.

Realtà. Quali sono i numeri reali? Le statistiche ufficiali Istat mostrano un numero di omicidi negli ultimi 5 anni più che dimezzato rispetto agli anni precedenti, -52%; come ha evidenziato Raphaël Zanotti per “La Stampa” e come era stato scritto da “Corriere” e “Sole 24 Ore” nei mesi scorsi, si tratta, per questo valore, del punto più basso dal secondo Dopoguerra a oggi. Per quanto riguarda il resto sono diminuiti del 22% i furti in appartamento, del 14% quelli nei negozi e esercizi commerciali, del 36% le vere e proprie rapine in casa, di natura solitamente violenta. Il luogo più pericoloso d’Italia risulta Roma città: 3 volte più di Napoli, e 6 volte più di Palermo. Anche a Roma, però, negli ultimi 5 anni il numero di delitti è calato del 16%. La propensione alla delinquenza, a causa del loro contesto di vita, è molto più alta fra gli immigrati irregolari; un rapporto IDOS evidenzia come il tasso di criminalità degli stranieri che vivono in situazione regolare sia identico a quello degli italiani.

Negli ultimi 5 anni sono diminuiti anche gli episodi di violenza contro le donne: dal 13,3% all’11,3%, confermando la tendenza degli anni precedenti. È in calo sia la violenza fisica – dal 5,1% al 4% – che quella sessuale, dal 2,8% al 2%; la diminuzione è più forte sulle fasce rappresentate dalle studentesse e dalle donne giovani, ed è calata in maniera importante la violenza psicologica, dal 42,3% al 26,4%. Rispetto agli anni precedenti il calo è soprattutto nell’Italia del Nordest. Non risultano, nelle statistiche, particolari differenze fra gli strati sociali: la violenza da parte del partner è trasversale. Le statistiche e gli studi evidenziano secondo i relatori dell’Istat una crescita della coscienza delle donne, un cambio culturale di relazione fra maschi e femmina, un clima sociale divenuto di maggior condanna. Quella che non risulta in miglioramento, però, è la radice più profonda del fenomeno della violenza sulle donne: gli stupri e i tentati stupri sono sempre presenti, ed è aumentata la gravità delle violenze sessuali fisiche quando esse si verificano. I bambini che hanno visto violenze manifestarsi davanti ai loro occhi nella loro fase più delicata di crescita, in particolare in ambiente domestico, sono sensibilmente più inclini, poi, a commetterne. Il profilo comune, statistico, del criminale in Italia è maschio, italiano, fra i 24 e i 32 anni.

[fonti: ISTAT https://www.istat.it/it/archivio/226696 , https://www.istat.it/it/archivio/227272 e https://www.slideshare.net/slideistat/a-battisti-i-numeri-della-violenza. Rapporto IDOS sull’immigrazione. “La Stampa”, “Termometro Politico”, “Il Sole 24 Ore”]