Porto d’armi e difesa personale, il nuovo decreto: cambiano le norme.

27.11.2018 – 12.37 – La necessità di sentirsi protetti, un bisogno sempre più avvertito da molti, parola chiave: sicurezza. Si legge: “Il crimine non è aumentato, semmai la percezione che abbiamo di esso”; ascoltando le notizie di cronaca, si può dire che l’efferatezza e la violenza dei crimini siano state, in questi ultimi anni, molto alte. Nonostante porte e infissi blindati, costosi sistemi di allarme e videosorveglianza, sempre più moderni, sia nelle case che nelle strade cittadine, e l’aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine, rimane pressante per tanti la sensazione di non essere al sicuro.

Nella nostra regione un segnale in questo senso è stato dato dalla Giunta Comunale di Trieste, che ha deliberato ieri il regolamento che permetterà di armare la Polizia Locale. Si tratta di un argomento che è stato a lungo dibattuto. Spiega il vicesindaco Pierpaolo Roberti, della Lega: “L’iter per arrivare alla dotazione degli agenti sarà comunque lungo, un anno e mezzo circa, ma il primo passo si tradurrà in pratica a breve”. L’approvazione del documento non porterà quindi alla sua applicazione nell’immediato, ma si tratterà di un processo graduale. La proposta non è stata accolta positivamente dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, che in una nota commentano: “Siamo stati informati solo dopo nostra insistenza, avendo avuto notizie di quanto stava avvenendo a nostra insaputa”. I sindacati si dichiarano contrari all’ipotesi che prevede di dotare di armi la Polizia Locale, ribadendo l’esito negativo del referendum effettuato proprio dalla Cisl nel 2008. Dotare di armi la Polizia Locale, secondo Roberti, permetterebbe di organizzare il servizio sulle 24 ore, così da affiancare le altre forze dell’ordine, alleggerendone il carico di lavoro nell’orario notturno e allo stesso tempo aumentando i controlli sul territorio.

In materia di sicurezza, già ad agosto, vi erano stati importanti cambiamenti con l’aggiornamento del Decreto Legislativo 104, che rende meno limitativa la normativa sul possesso di armi legalmente detenute. Sono circa 1300 i punti autorizzati in Italia alla vendita al dettaglio di armi e munizioni, e più di 400 le associazioni sportive; un giro d’affari che produce quasi 100 milioni di euro all’anno, circa lo 0,7% del PIL. La decisione del governo gialloverde di adeguarsi alla direttiva europea 17/853, infatti, è stata vista da una parte dei cittadini e delle forze politiche proprio come l’avvio di un processo di trasformazione che potrebbe portare l’Italia a seguire le orme di ciò che accade negli Stati Uniti.

Le principali novità, introdotte dei 14 articoli del decreto, sono:

  • Rimodulazione delle categorie delle armi da fuoco
  • Forme di controllo e di monitoraggio più stringenti per quanto riguarda i titoli di acquisizione e detenzione di armi
  • Un nuovo sistema di tracciabilità delle armi stesse, per conoscere in modo certo la data di fabbricazione e distruzione dell’arma
  • Aumento del numero delle armi cosiddette “sportive” detenibili, da 6 a 12, e del numero di colpi consentiti nei caricatori, che passa a 20 per le armi corte e a 10 per quelle lunghe
  • Riduzione della licenza per il porto d’armi da 6 a 5 anni
  • Nessun obbligo di avvisare i conviventi del possesso di armi
  • Estensione della definizione di “tiratori sportivi”: basterà essere iscritti alle federazioni specifiche di un qualunque paese europeo, alle sezioni del tiro a segno nazionale o alle associazioni sportive dilettantistiche affiliate al Coni che operano anche in aree private

Entro il 14 settembre 2019, sarà inoltre obbligatorio da parte di tutti i detentori che non siano titolari di un porto d’armi in corso di validità presentare il certificato medico attualmente previsto dall’art. 35, settimo comma 7 del T.U.L.P.S. per il rilascio del nulla osta all’acquisto/detenzione di armi, con data non anteriore a tre mesi, a meno che non ne sia già stato presentato uno, rilasciato nei cinque anni precedenti. Il certificato medico, rilasciato dal medico provinciale, dall’ufficiale sanitario o da un medico militare, serve ad attestare che il richiedente non sia affetto da malattie mentali e che sia nel pieno delle sue facoltà. Il nuovo Decreto Legge 104/18 impone l’obbligo della presentazione di detta certificazione ogni 5 anni e fissa sempre a 5 anni la durata delle licenze per il porto di fucile, sia uso caccia che per il tiro a volo. Si potrà comunque presentare il certificato medico al termine della scadenza e i soggetti inadempienti riceveranno una diffida da parte degli uffici di Pubblica Sicurezza.

Le novità introdotte dalla riforma sulla detenzione delle armi potrebbe avere anche un impatto sulla dibattuta riforma della Legittima Difesa che il governo gialloverde vuole attuare. Cuore della riforma è il concetto di proporzionalità tra offesa e difesa; si legge nell’articolo 1 del testo proposto: “Si considera che abbia agito per legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’ingresso o l’intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell’immobile, con violenza o minaccia di uso di armi di una o più persone, con violazione di domicilio”. Renderebbe così legittimo, da un punto di vista legislativo, difendersi all’interno della propria abitazione da eventuali intrusioni mediante l’utilizzo delle armi; non pochi in questi anni gli episodi di persone che si sono trovate nella necessità di doversi difendere da intrusioni in casa o nel proprio negozio, e che nell’eccesso di difesa hanno ferito gravemente o ucciso i malintenzionati, passando così, agli occhi dello Stato Italiano da innocente ad assassino. Nello stesso disegno di legge, è stato inserito un inasprimento della pena per chi commette furti in abitazione, con la reclusione da un minimo di cinque anni a un massimo di otto e una multa che va da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 20.000; nel caso di furto aggravato gli anni di reclusione partono da un minimo di sei anni mentre il massimo resta a dieci anni, e la multa da 20.000 a un massimo di 30.000 euro. Rimane ora da vedere come si evolverà la situazione per il Decreto Legge Sicurezza, che oggi pomeriggio affronterà il voto di fiducia alla Camera.