10.03.2019 | 17.30 – Storie mai raccontate prima d’ora, spesso passate in sordina perché non ritenute interessanti o strumentalizzate dai media, dove i fatti spesso vengono travisati. Di questo e molto altro si è dibattuto ieri, sabato 9 marzo, alla presentazione del libro “Sbirri maledetti eroi” che si è svolta presso l’Università Unicusano di via Fabio Severo a Trieste.
Testimonianze raccolte direttamente da chi le ha vissute in prima persona, per dare voce a chi solitamente non ne ha mai avuta e rompere lo stato di omertà che stagna sui fatti raccontati, di cui non si parla apertamente, perché così si rischierebbe di uscire dal luogo comune secondo cui, le Forze dell’Ordine sono tutti “sbirri” e rivestono sempre il ruolo dell’antagonista. “Abbiamo deciso di scrivere questo libro, dal titolo volutamente provocatorio, per contrastare la cultura dominante nella quale chi porta la divisa è il cattivo, è colui che va processato” racconta Stefano Piazza che assieme a Federica Bosco ha contribuito alla stesura di questo libro, che offre una panoramica sulle condizioni della sicurezza in Italia e in numerosi altri Paesi.
Situazioni come quella che si sta vivendo in Francia, dove da novembre 2018 va avanti la rivolta dei Gilet gialli. Quella che nasce come una protesta popolare per ottenere uguaglianza e benefici per tutti, in più occasioni è sfociata in veri e propri episodi di violenza contro la gendarmerie; scontri durante i quali, molti poliziotti sono rimasti feriti, in alcuni casi anche gravemente, ma di cui i media hanno riportato solo la reazione e la repressione nei confronti dei dimostranti. In Italia la situazione non è poi molto diversa, i poliziotti feriti portano ancora i segni delle aggressioni addosso, anche a molti anni di distanza e non sempre ottengono giustizia.
Nel corso del dibattito è stato infatti sottolineata l’importanza di creare un ambiente che tuteli le Forze dell’Ordine in maniera che possano sentirsi in grado di operare senza dover continuamente guardarsi le spalle da false denunce o dalla paura di essere accusati di abuso di potere per cavilli burocratici. Diversi i casi di agenti rimasti bloccati nel limbo burocratico, presi ad esempio dagli autori nel volume, situazioni che hanno portato non solo alla rovina la vita dello “sbirro”, colpevole o meno, ma anche quella della sua famiglia.
Il Segretario Provinciale del SAP Lorenzo Tamaro, ha colto l’occasione per rimarcare le difficoltà in cui si trovano oggi le forze dell’ordine a Trieste. Essendo la nostra una zona di confine, ha infatti ricordato come il nostro capoluogo è soggetto a molteplici problemi sul versante di sicurezza e quindi la necessità sempre attuale di un implemento di organico e nuove dotazioni, per riuscire ad operare in maniera adeguata nel contrasto del fenomeno dell’immigrazione clandestina. “Le forze dell’ordine sono state abbandonate per dieci anni, ora per recuperare il danno arrecato ci sarà molto da fare” ha dichiarato Tamaro.
Presente alla serata anche l’Assessore Regionale Pierpaolo Roberti, nel ruolo di correlatore, in accordo con il SAP ha infatti commentato “Ci troviamo in una situazione in cui la Polizia si ritrova a fare i conti con pesanti buchi nell’organico e con una età media dei suoi operatori elevata, in tanti andranno in pensione nei prossimi anni. Occorre accelerare i concorsi e parallelamente è opportuno riaprire le graduatorie esistenti per poter assumere fin da subito nuovo personale”.


