Miran Hrovatin e Ilaria Alpi, a un quarto di secolo dalla morte. Martedì la commemorazione

17.03.2019 – 19.07 – Una breve celebrazione, il prossimo martedì 19 marzo, ore 15, per ricordare Miran Hrovatin e Ilaria Alpi, barbaramente uccisi il 20 marzo del 1994, a Mogadiscio. La giornalista e il suo cineoperatore stavano realizzando un reportage per il Tg1, indagando un possibile traffico di armi e rifiuti tossici.

Il ricordo si terrà in via Valussi, nel giardino della Fondazione che porta il nome di Miran, accanto a quelli di Marco Luchetta, Saša Ota e Dario D’Angelo, uccisi poche settimane prima da una granata a Mostar Est, nell’inferno della guerra in Bosnia.

L’iniziativa, oltre che dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin onlus, è organizzata da Fnsi, Assostampa Fvg, Ordine regionale dei giornalisti, Articolo 21 Fvg e Usigrai, che vogliono così ricordare ancora una volta le figure e l’impegno dei due giornalisti, sulla cui morte a distanza di 25 anni non è ancora stata fatta luce, né sono stati individuati colpevoli e mandanti dell’esecuzione.

“Sono passati 25 anni anche dall’assassinio di Miran e Ilaria a Mogadiscio, avvenuto appena due mesi dopo quello di Marco, Saša e Dario- commenta la presidente della Fondazione Luchetta, Danielia Schifani Corfini Luchetta– Al fatto terribile in sé si aggiunge l’amarezza di non essere arrivati da nessuna parte nella ricerca della verità su quanto accaduto. Ad oggi abbiamo solo un’indagine che si avvia ad essere archiviata.

“Ricordando Miran- continua- non riusciamo a non pensare anche a Giulio Regeni, un altro caso che sta a cuore alla Fondazione e in cui la ricerca della verità è nascosta da un muro di gomma. Un ultimo pensiero, poi, viene spontaneo rivolgerlo ad Antonio Megalizzi, anche lui giovane ed entusiasta, vittima 4 mesi fa di un odio fanatico ed estremista che continua a manifestarsi in varie parti del mondo, variando la propria matrice ma non la ferocia, come dimostrato dai drammatici avvenimenti di questi giorni”.

Il cimitero dei giornalisti di guerra morti nell’adempimento del proprio dovere, con promozioni ad honorem quali lo sfortunato Giulio Regeni e recenti aggiunte quali Megalizzi, continua tuttavia a non menzionare Almerigo Grilz, anch’egli tra i primi giornalisti del secondo dopoguerra a morire sul fronte. A questo proposito un lettore di Trieste All News aveva rilasciato un articolo di opinione, dove ci si domandava il perchè di questa “rimozione”.