Bullismo e prevenzione a Trieste, parlando di sicurezza. L’esempio della “Italo Svevo”.

 

 

 

 

 

12.03.2019 – 11.37 – Esistono scuole che di fronte al bullismo e al tema della sicurezza mettono la testa sotto la sabbia. Ma, per fortuna esistono anche scuole che, consapevoli che il problema esiste, si muovono in modo efficace per conoscerlo, affrontarlo e risolverlo.

Ho avuto il privilegio di collaborare con la scuola triestina “Italo Svevo” per la promozione dello sport fra i giovani, e in quelle occasioni ho trovato prima supporto e poi vera amicizia con un’insegnante di educazione fisica, la professoressa Giuliana Amadei. A mio avviso, la posizione di “insegnante di ginnastica” è un punto di osservazione privilegiato da quale analizzare le reali dinamiche comportamentali dei ragazzi e delle ragazze. Cosa fanno in spogliatoio, se includono oppure no i compagni nelle varie attività proposte; i loro tratti caratteriali principali come l’aggressività, la sicurezza, la timidezza, la chiusura – e il modo in cui interagiscono in un ambiente apparentemente più “libero” rispetto alla tipica aula scolastica.

È davvero interessante e rivelatorio osservare gli studenti quando possono scegliere liberamente il comportamento da attuare verso i loro coetanei. Durante le tradizionali ore in classe devono stare seduti, in silenzio, guardare il professore e seguire la materia: in quelle condizioni, solo un occhio esperto riconosce eventuali cenni di interazione e distingue i conseguenti equilibri relazionali, informazioni preziose che spesso sfuggono al docente impegnato a tenere la lezione. Accorgersi delle reali interazioni tra i ragazzi , in classe, è più difficile. Ma in palestra le cose cambiano, e parecchio.

Io e la professoressa Amadei abbiamo discusso a lungo delle esigenze dei giovani, dei loro valori e delle criticità emerse durante le lezioni. Allora abbiamo deciso che si poteva fare qualcosa di concreto e ne abbiamo parlato con il Dirigente Scolastico, la Professoressa Marina Reppini, la quale ha fin da subito accettato la sfida, orientata principalmente al benessere dei suoi studenti., con autentico entusiasmo e interesse. Normalmente, di fronte a temi spinosi come quelli che ho premesso, l’atteggiamento più frequente è quello di negare il problema, o di sottostimarlo. La “Svevo”, invece, ha deciso di affrontare la questione, e lo ha fatto organizzando una serie di incontri presso la scuola media.

Abbiamo iniziato con le classi terze, per un totale di quattro incontri. I primi due appuntamenti sono stati dedicati al bullismo: se ne sente tanto parlare, ma la conoscenza del fenomeno spesso è incompleta, o marginale, o addirittura errata. Quindi, a parte fare chiarezza, gli incontri avevano l’obiettivo di fornire fin da subito gli strumenti per gestire e, volendo, risolvere il problema.

Spesso si agisce sulla vittima del bullismo, altrettanto spesso si lavora sul bullo, ma quasi mai si sensibilizza il “gruppo classe”, azione che invece rappresenta forse lo strumento più efficace per affrontare il problema. Il bullismo, infatti, è un fenomeno “teatrale”, nel senso che la modalità preferita dal bullo è quella che porta le sue azioni ad essere apprezzate dalla platea rappresentata da chi lo circonda, per divertire i presenti. In assenza di platea, il bullismo praticamente scompare. Proprio per questo motivo è stata enfatizzata l’importanza del gruppo: è una struttura sociale dove ognuno ha i suoi compiti e tutti si supportano per il bene reciproco. Tutti sono importanti e tutti sono protetti; e se un membro del gruppo è in difficoltà, tutti insieme lo tutelano. Con una platea non collaborativa, al bullo manca il carburante, la motivazione a continuare con le sue azioni. L’intervento è stato quindi finalizzato a far entrare in azione la classe intera a supporto della vittima, rivolgendosi direttamente al bullo e intimandogli di smettere. Ed è stato messo in scena realmente, con gli studenti presenti. L‘utilizzo della rappresentazione scenica ha un forte impatto sia dal punto di vista psicologico, sia per quanto riguarda la velocità e l’intensità dell’apprendimento, e l‘effetto è incredibile: anche se recitata, la sensazione di disagio del bullo, con una classe intera che interviene chiedendogli di smettere, è reale ed efficace. I ragazzi capiscono subito l’importanza dell’agire in gruppo e la loro responsabilità sulle conseguenze sia positive e sia negative del fenomeno.

Gli altri due appuntamenti alla scuola “Svevo” sono stati dedicati alla sicurezza e alla prevenzione (con un occhio di riguardo alla sfera femminile), per fornire agli alunni la possibilità di riconoscere precocemente e gestire in modo efficace un’eventuale situazione critica.

L’obiettivo non era quello di insegnare tecniche di difesa personale, ma piuttosto di mettere l’accento sulla prevenzione e, soprattutto, sull’attenzione. Come abbiamo già visto diverse volte, la distrazione continua è la causa primaria degli incidenti, e nella sfera della sicurezza rappresenta lo strumento principale utilizzato dai malintenzionati per mietere le loro vittime. Lo smartphone in mano, le cuffiette nelle orecchie, il cappuccio in testa sono tutti strumenti che distraggono la persona, le impediscono di osservare l’ambiente circostante e, di conseguenza, di accorgersi in tempo del pericolo.

Gli incontri si sono focalizzati  quindi sull’attenzione, su cosa osservare, su come riconoscere una minaccia e come evitarla in tempo, con osservazione, linguaggio del corpo, strategie comunicative e reazioni efficaci come punti focali dei due interventi. Se questo tema è importante un po’ per tutti, nell’ambito della sicurezza femminile assume un’importanza veramente nevralgica, in quanto le strategie esposte rappresentano lo strumento più efficace per prevenire il pericolo, riconoscerlo in tempo ed evitare che la violenza diventi effettiva. La cronaca ci dice che la violenza femminile, le aggressioni da parte di piccoli gruppi e la criminalità minorile è tuttora un problema molto importante. Purtroppo, non cresce altrettanto velocemente la preparazione dei giovani per gestire questi fenomeni ed evitarne le conseguenze.

Il riscontro di questi appuntamenti, che hanno rappresentato un primo passo verso l’affrontare il tema a scuola, è stato molto positivo ed evidenziato anche dalle testimonianze scritte dai ragazzi; considerato il successo, un’altra insegnante dell’Istituto, la professoressa Simona Ganci, ha voluto organizzare un ulteriore appuntamento. Nel terzo incontro ci siamo rivolti a una classe seconda, che, insieme a lei, ha lavorato su parecchi punti in comune con gli incontri succitati: importanza del gruppo, gestione emotiva, sviluppo dell’empatia come rimedio al bullismo, solo per citarne alcuni.

Grande riscontro e autentico interesse dimostrati da una scuola “illuminata”, che ha deciso di non mettere la testa sotto la sabbia e ha affrontato temi scottanti, mettendosi in gioco per il benessere dei suoi studenti e per la formazione dei suoi docenti. Un esempio che mi auguro possa essere seguito da un numero di scuole sempre più elevato, perché prevenzione, attenzione e consapevolezza sono gli ingredienti principali quando si parla di sicurezza.

Approfitto per ricordare le persone che hanno reso possibile questo progetto: il Dirigente Scolastico, professoressa Marina Reppini, che ha accettato coraggiosamente di ospitare questa iniziativa; l’amica e prima promotrice degli incontri, professoressa Giuliana Amadei, che da anni supporta iniziative dedicate alla formazione degli studenti; la professoressa Simona Ganci, che ha voluto implementare con le mie esperienze il lavoro fantastico che sta svolgendo con i suoi alunni della classe seconda.

A tutte voi, grazie.

[se ci fossero scuole o Istituti interessati a temi quali bullismo, prevenzione, sicurezza, dinamiche di gruppo e sicurezza femminile, possono contattarmi all’indirizzo [email protected]]

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