05.02.2019 – 14.11 – Un capo in B o un nero e via ad ascoltare attenti la prossima lezione. Non è la scuola, ma la proposta del “Caffè delle Scienze e delle Lettere“: brevi dissertazioni della crème de la crème dell’Università di Trieste, sui più disparati argomenti, dalla scienza alla letteratura.
Da febbraio a maggio 2019 l’iniziativa, ospitata nei caffè di Trieste e Gorizia, affronta varie tematiche scientifiche e letterarie, quest’ultime legate dal tema “Viva gli sposi!”. Infine torna anche quest’anno il Caffè dei Quanti, dopo il buon successo ottenuto nella scorsa edizione.
I Caffè delle Scienze e delle Lettere organizzati dall’Università di Trieste sono conversazioni informali tra docenti e cittadini sui più svariati argomenti scientifici, che si tengono da sedici anni nei Caffè storici di Trieste. L’obiettivo è quello di rafforzare il dialogo tra l’Ateneo e la cittadinanza, attraverso lo scambio di opinioni e conoscenze sui risultati della ricerca universitaria. Dal 2018 includono anche i Caffè dei Quanti, frutto della divulgazione del progetto di ricerca europeo TEQ, che vogliono far conoscere le potenzialità della meccanica quantistica, sempre attraverso un’interazione diretta e informale con i partecipanti.
Giovedì 7 febbraio 2019 si parte a Trieste con il Caffè delle Scienze.
Il ciclo di incontri di divulgazione scientifica, organizzato dal Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, sarà ospitato anche per quest’anno dal Caffè Tommaseo (Riva 3 Novembre, 5).
Dalle ore 17.30, Chiara Bedon, docente di Tecnica delle costruzioni all’Università di Trieste, interverrà sul tema “Costruzioni di vetro: un materiale fragile per costruzioni robuste”.
“Il vetro è un materiale di antiche origini. Versatile ed ecologico, dalle alte prestazioni energetiche, solo da alcuni anni viene impiegato nelle costruzioni, in combinazione o sostituzione di materiali strutturali tradizionali di uso consolidato quali l’acciaio, il legno, la muratura e il cemento armato. La trasparenza del vetro è il punto di forza di facciate strutturali, ponti e architetture spesso anche complesse. Tuttavia, sono ancora molte le sfide aperte”.
A seguire Alberto Pallavicini, docente di Genetica all’Università di Trieste, dialogherà di “DNA per il monitoraggio della biodiversità acquatica e terrestre”.
“Lo studio della biodiversità di una località è un’operazione molto dispendiosa sia in termini di tempo che da un punto di vista economico, senza contare le difficoltà nel campionare tutte le specie presenti e monitorarle. Da alcuni anni un nuovo metodo di analisi, descritto per la prima volta nel 2008 da ricercatori del Centro di Ecologia Alpina Francese, ha dato il via a nuove possibilità – senza impatto ambientale e di gran lunga più economiche – grazie all’utilizzo del cosiddetto DNA ambientale (eDNA, environmental DNA in inglese)”.


