13.02.2019 – 10.01 – Il partito Slovenska skupnost condanna il tono definito “nazionalista” in occasione del Giorno del Ricordo, criticando le distorsioni storiche pronunciate durante le commemorazioni.
Si riporta in tal senso il comunicato integrale del partito della minoranza slovena.
“La Slovenska skupnost, partito di raccolta degli sloveni in Italia, condanna fermamente le dichiarazioni espresse dalle alte cariche della Repubblica italiana in occasione del Giorno del Ricordo.
Nel discorso al Quirinale del Presidente della Repubblica Mattarella, negli interventi del Ministro degli Interni Salvini e del presidente del Parlamento europeo Tajani a Basovizza gli sloveni vengono descritti come un popolo che si sarebbe impossessato delle terre d’Istria con il genocidio di innocenti cittadini italiani. Raffrontando il tutto al genocidio degli ebrei nei lager nazisti”.
“Una visione completamente distorta della storia di queste terre che non considera minimamente le conclusioni della Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena del 2000, ommettendo che nei territori conferiti dopo la prima guerra mondiale all’Italia e successivamente occupati dallo stato fascista si eseguiva per ordine di Mussolini già dal 1920 un programma di sterminio nei confronti del popolo sloveno. Si agiva con le persecuzioni, gli arresti, il confinamento, le uccisioni e l’internamento nei lager dove morivano bambini e innocenti. Tutto ciò in aggiunta alla distruzione sistematica delle scuole slovene e delle altre realtà culturali e produttive. Non si tratta di minimizzare o negare i crimini ideologici, ma allo stesso tempo decliniamo con forza che si sia trattato di genocidio di italiani. La storia non inizia e non finisce nel maggio del 1945. Il Ministro Salvini quindi dovrebbe promuovere la conoscenza integrale della storia nelle scuole, almeno dal 1918 in poi”.
“Il Presidente del Europarlamento Tajani dovrebbe invece ricordarsi che l’Europa si fonda sulla pace e la convivenza e non invocare all’Istria e alla Dalmazia italiane, toccando con ciò il delicato tema dei confini nazionali”.
“Al sindaco Dipiazza andrebbe invece chiesto se intenda attivarsi affinché l’Italia chieda finalmente perdono per tutte le vittime del regime fascista e del suo esercito, dall’incendio del Narodni dom nel 1920 a Trieste, ai fucilati di Basovizza nel 1930, seguendo una scia di sangue e distruzione in tutta l’allora Venezia Giulia, nei territori occupati nell’allora regno di Jugoslavia e sino alla Gramozna jama di Ljubljana”.
“Se le più alte cariche di Stato si esprimono in questi termini allora non ci si deve meravigliare se i movimenti estremisti come ad es. Casapound organizzano azioni di provocazione sulle vie cittadine di Trieste o sui muri delle scuole slovene di Gorizia. Essi, infatti, si sentono evidentemente protetti proprio dalle autorità che dovrebbero essere preposte all’ordine pubblico ed al rispetto dei valori democratici. Tale atteggiamento potrebbe far scaturire reazioni imprevedibili nei confronti di quanti sarebbero ritenuti, secondo questa visione distorta, i responsabili della morte di bambini e innocenti. La società odierna non può e non deve essere fondata sulla paura e sull’odio che vengono spesso anche alimentati da documentari, film e pubblicazioni faziose”.
“Le marchette elettorali degli esponenti del Governo non devono diventare la causa di una destabilizzazione della pace e della convivenza in un territorio ove sono stati fatti innumerevoli sforzi per raggiungere il rispetto reciproco tra le diverse comunità e culture che ivi coabitano. Tale atteggiamento peraltro discredita anche altre realtà simili che compongono l’odierna Europa e mina le fondamenta stesse del progetto comunitario, dando credito ai movimenti antieuropeisti. Tutti dobbiamo quindi impegnarci affinché si eviti questo rischio di deriva e sia incentivato, specialmente tra le giovani generazioni, l’apprendimento storico integrale, fondato sulla conoscenza dei valori comuni che stanno alla base della convivenza e del rispetto reciproco”.
[c.s.]


