04.02.2019 – 18.30 – La legge 107/2015 ha istituito un fondo presso il MIUR (ministero della Pubblica Istruzione) che serve a “premiare” gli insegnanti di ogni scuola o meglio, come recita l’articolo 1 comma 126, a valorizzare la professionalità docente. Il budget di circa 200 milioni di euro viene così ripartito tra le scuole della Penisola e ogni Istituto percepisce una cifra che si aggira intorno ai 12/15 mila euro (cifra variabile a seconda della dotazione organica dei docenti e dell’area di ubicazione della scuola)
Per distribuire in modo assennato questa cifra, all’interno di ogni scuola si costituisce un Comitato di valutazione costituito dal Dirigente scolastico, da tre docenti (due scelti dal Collegio dei Docenti e uno dal Consiglio di Istituto), da due genitori e/o uno studente (la presenza di quest’ultimo è appannaggio solo delle scuole superiori) con l’aggiunta di un componente esterno. Il Comitato di Valutazione elabora i criteri con cui attribuire il bonus mentre la scelta dell’assegnazione spetta solo al Dirigente Scolastico.
Non stiamo parlando di grandi cifre: al massimo si può ricevere tra i 400 e i 500 euro che di solito vengono ricevuti dai fortunati vincitori ben oltre la fine dell’anno scolastico, indicativamente nel periodo di dicembre-gennaio. Non tutti gli insegnanti di una scuola ricevono il bonus. C’è chi proprio non se lo merita, chi ne è esente (docenti non di ruolo) ma c’è anche chi, per principio, non vuole riceverlo, sostenendo che questi importi non incentivano ma sviliscono la figura docente.
L’elaborazione dei criteri è sicuramente impegnativa ma la normativa di riferimento offre parecchi spunti. Per esempio tra i criteri che vengono individuati c’è certamente la qualità dell’insegnamento profusa dal docente, ma anche la collaborazione alla ricerca didattica e le responsabilità assunte all’interno della scuola (solo per citarne alcune).
Abbiamo cercato di sondare il terreno in alcune scuole della nostra città, ma non tutti i docenti si sono dimostrati disponibili a comunicare l’importo ricevuto. Alcuni molto tranquillamente hanno affermato di non aver ricevuto nulla o di aver ricevuto molto di meno rispetto all’anno precedente. Alcuni si sono addirittura lamentati del fatto che i nomi dei “premiati” non vengono resi pubblici (per ovvie questioni di privacy) ma che spesso nemmeno le documentazioni relative all’assegnazione dei meriti lo sono.
In alcune scuole se un docente si “limita” a fare l’insegnante e magari è anche molto bravo ma si rifiuta per esempio di essere coordinatore di classe e non collabora alla ricerca didattica, non prende nemmeno un euro.
Ma come si può valutare la qualità dell’insegnamento di un docente? In base ai risultati degli allievi? Se dunque in una classe a fine anno tutti vengono promossi con bei voti significa che quegli studenti sono tutti bravi e con loro anche il docente? E ancora, nel momento in cui noi andiamo a valutare “la bontà del docente” andiamo anche a considerare il livello di partenza degli alunni? Il contesto socio-culturale delle famiglie di appartenenza?
Un fatto è certo: se i criteri che un comitato stabilisce sono precisi e puntuali allora anche la valutazione lo sarà. Resta il fatto che se alla fine è solo il Dirigente Scolastico che ha l’ultima parola, sarebbe il caso che poi venissero pubblicati e resi noti i risultati in modo che sia visibile a tutti quanti docenti “virtuosi” ci sono in una scuola e quanto è stato attribuito loro.


