Storia del “Gay Pride”: come è nato e perché. I diritti umani universali.

24.01.2019 – 08.48 – Dopo la scelta di Trieste come città ospite del secondo FVG Pride, è stata finalmente resa nota anche la data dell’evento: l’8 giugno di quest’anno il capoluogo giuliano ospiterà per la prima volta una parata dell’orgoglio LGBTQIA (per i profani, qui un approfondimento) colorandosi delle tonalità dell’arcobaleno e dell’inclusione.

Questa decisione, spiegano gli organizzatori del Pride, coincide con la volontà di rafforzare il coinvolgimento della cittadinanza friulana verso le persone LGBTQIA, in un momento storico in cui si è ancora lontani dall’accettazione della loro evidente e legittima esistenza. La parata si ripromette di manifestare pacificamente per difendere anche tutti i principi di parità e legalità che dovrebbero di fatto essere garantiti dalla nostra Costituzione e, al fianco di tutte le altre minoranze del nostro tempo, si festeggia anche la libertà di essere come si è contro tutte le xenofobie. Una celebrazione trasversale dunque, che sulla base dell’articolo 3 della Costituzione italiana, rivendica i diritti umani universali, di cui già abbiamo parlato in questa stessa rubrica.

Non sono state purtroppo tutte positive le reazioni dei cittadini della nostra città: soprattutto sui Social Network, recente luogo di legittimazione di ogni genere di pensiero, gli opposti si sono brutalmente scatenati. Sembrerebbe infatti che tra gli antagonisti del Gay Pride ci sia ancora chi lo ritiene un’inutile carnevalata; il Comune ha ribadito il diritto e la libertà di non concedere il patrocinio dell’amministrazione cittadina, eventualmente. Altri ancora ritengono che non ci sia bisogno di manifestare apertamente la propria sessualità e che non serva essere orgogliosi di essere diversi.

Ma andiamo a vedere come e perché è nato il Gay Pride, ovvero da una minoranza che si vede negati i diritti fondamentali di cui tutti gli altri godono: chi non ne conosce le fila non riesce a immaginare che cosa possa voler dire.

Negli anni Sessanta del secolo scorso, negli Stati Uniti non era inusuale che la polizia facesse irruzione nei locali della comunità LGBT, facendo violenza sulle persone che lì si riunivano per sentirsi a casa e per divertirsi insieme, picchiandole, arrestandole e umiliandole per il loro essere diverse. Nove anni dopo, esattamente il 28 giugno del 1969, una di queste retate finì però in maniera diversa: all’irrompere dei poliziotti allo Stonewall Inn di New York, le persone presenti reagirono per la prima volta alla violenza con violenza. Si racconta che Syvia Rivera fu la prima a insorgere, togliendosi una scarpa e lanciandola contro un poliziotto. Nei giorni seguenti tutta la comunità LGBT decise di scendere in strada per manifestare contro delle regole sociali che gridavano alla repressione e alla coercizione; così facendo si intendeva esprimere la propria volontà a smettere di nascondersi. Da qui l’orgoglio: non solo non mimetizzarsi più, ma essere orgogliosi di chi si è, manifestandolo! Una vera e propria rivoluzione dunque e, come tutte le rivoluzioni, giustamente smisurata e sopra le righe. Da quel momento il Gay Pride iniziò a venir organizzato in tutte le principali città degli Stati Uniti: finalmente le persone che finora avevano dovuto celare il loro vero modo di essere, potevano sfilare vestite come meglio ritenevano, alla faccia dei perbenismi e di una vita di umiliazioni e soprusi.

Dalla sua storia e dalle sue motivazioni potremmo trovare un buon motivo per ritenere il Gay Pride una manifestazione  ancora necessaria ed essenziale: finché si persevera nel voler negare i diritti della comunità LGBTQIA (tra i quali lo stesso Pride), tenendo conto che la parità non è stata ancora raggiunta, esso avrà valido motivo di esistere. Sussisterà per non farci dimenticare che le bandiere e i colori, le parrucche, i tacchi alti e la musica a grande volume che tanto disturbano una parte di cittadinanza, gridano e celano anni e anni di indicibili violenze e strenue lotte.

Dal meraviglioso film MILK, di cui consigliamo la visione: “Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo.”