Olocausto. 27 gennaio di ogni anno, il Giorno della Memoria.

27.01.2019 – 15.42 – L’antisemitismo – l’odio nei confronti degli ebrei – non fu un’invenzione del 1900. È comune in Europa dal Medio Evo, e fu particolarmente forte nel 1800, secolo nel quale affondano le radici di ciò che accadde subito dopo. Va ricordato che l’antisemitismo come movimento della fine dell’Ottocento, in particolare in Germania, fu un fiasco: nel 1920 la Germania era una delle nazioni europee nelle quali gli ebrei erano liberi e integrati nella struttura sociale. La situazione dell’impero Austro-Ungarico era stata diversa e più complessa ma la condizione di libertà e convivenza, soprattutto a Trieste, era realtà.

Gli ebrei tedeschi in Germania erano pochi: l’1% della popolazione. Spesso si trattava di persone benestanti o ricche, che avevano capacità individuali e successo negli affari: non solo nell’industria o nel commercio, ma anche nelle arti e nella politica. Molte donne di origini ebraiche avevano sposato tedeschi. Molti ebrei tedeschi avevano combattuto con orgoglio per la Germania nella Prima Guerra Mondiale distinguendosi nelle azioni sul fronte e ricevendo numerose decorazioni; la maggior parte degli ebrei tedeschi, l’ottanta per cento, aveva cittadinanza germanica.

Nel 1920 e 1930 un gruppo di ‘scienziati della razza’ dichiarò che alcune razze, fra le quali quella ‘Ariana Tedesca’, erano superiori alle altre – ‘Herrenrasse’. Questo le distingueva dagli altri subumani, ‘Untermenschen’, come ad esempio gli ‘zingari rumeni’ e i ‘negri’. Per quanto riguarda la razza ebraica, gli ‘scienziati’ stabilirono che si trattasse di una ‘anti-razza’, ‘Gegenrasse’, e che quindi non fossero per nulla umani. Dopo la Prima Guerra Mondiale la politica tedesca necessitava di un capro espiatorio per mascherare le vere ragioni, economiche e militari, della sconfitta: Hitler incolpò gli ebrei, agganciandosi alla cosiddetta teoria della ‘pugnalata alla schiena’, una teoria secondo la quale la Germania ancora nel pieno della sua forza militare e prossima alla vittoria finale era stata tradita da movimenti interni e forzata alla resa dai politici, a loro volta ispirati dagli ebrei che non avevano ‘alcuna ambizione ma solo avidità. Hitler pensava che gli ebrei fossero avidi e non veramente tedeschi: erano nemici della patria. Adolf Hitler, nato in Austria, era egli stesso ebreo? Non è stato dimostrato, ma è storicamente dimostrato invece che l’identità del nonno del futuro Fuhrer era ignota. Hans Frank testimoniò che la nonna di Hitler lavorava come governante presso una famiglia ebraica, i Frankenberger, a Graz e che Leopold Frankenberg, diciannovenne, avesse avuto una relazione sessuale con lei. Questa teoria però non è stata dimostrata, non essendone state trovate prove concrete. Di Hitler, quindi, si sa con certezza solo che non fosse propriamente ‘ariano’.

Nel 1933, le Camicie Brune iniziarono prima a intimidire i negozianti ebrei e poi a stazionare al di fuori dei loro negozi per distruggerne gli affari. Nel 1935, le Leggi di Norimberga privarono gli ebrei dei loro diritti civili e tolsero loro il voto; non potevano più, inoltre, sposarsi con tedeschi. Nel 1938, negozi e sinagoghe vennero distrutti e dati alle fiamme durante la ‘Notte dei Cristalli’; iniziarono le uccisioni estese e la deportazione nei campi di sterminio. In Italia, Mussolini promulgò le Leggi Razziali. Nel 1939, Hitler accusò gli ebrei di cospirare contro la Germania spingendo le altre nazioni a esserle nemiche: promise agli ebrei di ‘annichilirli’ se fosse scoppiata una guerra.

Nel 1940 gli ebrei vengono costretti a vivere di nuovo nei ghetti; con le morti per mancanza di sussistenza e fame, inizia il genocidio. Nel 1941, vengono costretti a indossare una Stella di David di colore giallo; nell’est, gli Einsatzgruppen raccolgono e iniziano a uccidere gli ebrei sistematicamente. La morte per fame è uno strumento troppo lento e il territorio e le risorse degli ebrei servono alla Germania: serve qualcosa di più rapido, e nel 1942, alla conferenza di Wannsee, si decide per la ‘Soluzione Finale’: sterminio generalizzato e il più rapido possibile. Passerà poi per i campi di sterminio, le ‘marce della morte’, i forni crematori.

La stima finale: un certo numero, piuttosto cospicuo, di asociali, comunisti, omosessuali e avversari politici fatti scomparire. 250.000 malati di mente e disabili, anche tedeschi, uccisi sistematicamente. 500.000 zingari. 6.000.000 di ebrei.

In alcuni luoghi gli ebrei reagirono, come a Varsavia, nel 1943; in altri tentarono di scappare, spesso riuscendoci con la complicità e il sostegno delle popolazioni locali e di cittadini anche tedeschi e persino membri del partito Nazista. In altre occasioni ancora affidarono i loro figli ad altri, in modo che si salvassero, accettando poi la propria sorte. In altri luoghi ancora non resistettero affatto, giungendo persino a cooperare con i nazisti. Qualcuno si salvò, contro ogni previsione, dai campi di sterminio.

Negli anni Settanta del secolo scorso iniziò a manifestarsi sui media il fenomeno del Negazionismo: il primo fu Arthur Butz, nel 1976, un ingegnere elettronico che pubblicò un libro nel quale affermava che l’Olocausto era una bufala. Definì tutte le testimonianze di chi era sopravvissuto ai campi di sterminio ‘bugie’, e i filmati realizzati dai soldati americani come ‘falsi’. Il Negazionismo è un crimine in 16 nazioni europee.

Gli storici, oggi, continuano ad analizzare l’Olocausto e a cercare di capire. Cosa lo provocò? Quali furono le cause? Fu un fatto solo tedesco? Quali i ruoli degli altri popoli, oltre a quello tedesco, che furono coinvolti in esso: russi, polacchi, lituani, ungheresi, italiani? L’Olocausto fu frutto di un mero, spietato calcolo economico agganciato, anche senza un esplicito ordine di Hitler, a un odio latente ma pretestuoso, oppure fu il culmine di un processo che si era evoluto in secoli? Gli studiosi sono concordi su un fatto: è difficile studiare l’Olocausto come fatto esclusivamente storico; è più facile affrontarlo come questione morale, e come qualcosa che non deve succedere mai più. E per fare questo, dobbiamo comprendere perché è accaduto e non trascurare nulla del passato e del presente.

La data del 27 gennaio come Giornata della Memoria dell’Olocausto fu scelta in coincidenza con l’anniversario della liberazione dei prigionieri del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, in Polonia. Il Giorno della Memoria è un giorno per il ricordo e la riflessione non solo sulla tragedia ebraica, ma su tutti i genocidi: in Bosnia, in Ruanda. In Siria. In tutto il mondo. Riflessione affinché la foto non sia solo il ricordo di un viaggio.

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