Grado, diffida verso il Ministero per la chiusura del Museo di Archeologia Subacquea

17.01.2019 – 12.44 – Il Comune di Grado, con il tramite dell’avvocato Francesco de Benedittis, procederà con una diffida verso il Ministero dei Beni Culturali. Oggetto della discordia, il Museo Nazionale dell’Archeologia Subacquea, abbandonato all’incuria da decenni. Grado chiede che la struttura venga riaperta e il “contenitore” museale trasformato in quel centro culturale promesso ancora negli anni Novanta. Se entro il tempo fissato non vi sarà risposta o azione concreta, il Comune considererà sciolto il contratto e riotterrà l’edificio, come stabilito dalla legge.

Correva l’anno 1986 quando A. F., pescatore di Marano Lagunare, scopriva di aver catturato nelle proprie reti una preda decisamente antiqua: si trattava della “Iulia Felix“, imbarcazione romana del III secolo, perfettamente conservatasi al largo di Grado. Le delicate operazioni di recupero svelarono, nell’occasione, lo straordinario carico di 560 anfore. C’erano frammenti di alimenti, quali pesce, cocci di vetro e di oggetti artigianali destinati ad Aquileia, così come le teste di bronzo rispettivamente di Poseidone e Minerva.

La nave, recuperata nella sua interezza nel 1999, avrebbe dovuto costituire l’attrazione principale del nuovo Museo, ma dalla prima metà del Duemila il progetto affondò nella melma delle pratiche burocratiche e negli abissi di continui rinvii e lettere senza risposta. Come dimostra la catena di recensioni a una stella su Tripadvisor, il Museo rimane allo stadio attuale un guscio vuoto, un “contenitore” chiuso al pubblico. Un’occasione mancata per un centro quale Grado, alla ricerca di un ulteriore attrattore che le consenta di fuoriuscire dalla sola denominazione di “città balneare”. A cospargere sale sulla ferita “culturale”, contribuisce la vicinanza ad Aquileia e le tante (perdute) occasioni di collaborazione nell’ambito dell’archeologia e della storia greco-romana.