Cos’è per davvero il “Gioco del rispetto”? La sessualità e il sentimento

31.01.2019 – 21:37 – Concludiamo, in questo gennaio dell’anno che invece è appena iniziato, la riflessione e l’analisi sul “Gioco del Rispetto” iniziata a dicembre. Abbiamo visto il mese scorso come questi giochi [che si avvicinano ai giochi di ruolo NdR] stimolino i bambini a riflettere su alcune convinzioni che non derivano da loro né direttamente, né naturalmente, e facciano mettere gli uni nei panni degli altri, con lo scopo di arrivare a una condizione più serena e libera.

La seconda fase del “Gioco del rispetto” (qui la descrizione della prima), dopo il passaggio attraverso gli archetipi, consiste nell’attività fisica [in questa parte il “Gioco del rispetto”, di genesi più recente, si discosta fortemente dai progetti ludico-educativi precedentemente elaborati a Trieste attraverso altre sperimentazioni, come “Imparare Giocando”; il gioco di ruolo vero e proprio, al quale il “Gioco del rispetto” in un certo qual modo si ispira, non ha componenti che vadano al di là della gestualità e dell’eventuale recitazione sempre al di fuori da un palcoscenico o da un contesto di realtà. Del gioco di ruolo esistono delle varianti che si sviluppano dal vivo, ma hanno dinamiche diverse e trascendono spesso la pura componente ludica. Senza ‘alea’ – la componente di casualità – poter parlare di ‘gioco’ è infatti difficile]. Il gruppo di partecipanti si sposta in palestra e fa attività intensa alternata a minuti di rilassamento, ponendo l’attenzione su come il corpo reagisce: il cuore e il respiro che vanno veloci e poi lenti e così via. Tornando in classe, l’insegnante farà notare come le reazioni del corpo siano più o meno uguali per tutti o comunque non dipendenti dal genere: i corpi funzionano allo stesso modo. Per rinforzare il concetto, magari attraverso uno stetoscopio, si potrà auscultarsi i cuori a vicenda, o ascoltarsi i respiri: i bambini riconosceranno che ci sono differenze individuali tra i corpi, in particolare nell’area genitale [in questa parte l’attività si discosta completamente da quella considerabile propriamente come “gioco di ruolo” e diventa un’attività di sperimentazione didattica; del “Gioco del Rispetto”, questa è stata la parte che più delle altre ha sollevato perplessità e generato discussioni]. L’insegnante non potrà altro che confermare queste differenze, ma farà notare che tali differenze non necessariamente condizionano il loro modo di sentire, di provare emozioni e di relazionarsi con gli altri.

In molti dei paesi europei più avanzati nel settore pedagogico/educativo, l’educazione sessuale e sentimentale [di cui il “Gioco del rispetto”, in parte, ricalca alcune linee] fin dalla più tenera età è cosa scontata e assodata; non viene messa in discussione. Perché invece da noi in Italia l’argomento, che si lega strettamente alla parità e alla libertà di essere quello che siamo, provoca ancora reazioni di paura e a volte di sdegno e repulsione?

L’educazione sessuale di tipo nord europeo, la parità e la libertà vanno sicuramente a sconvolgere i modelli di famiglia tradizionalmente conosciuti nella parte dell’Europa meridionale e più o meno accettati da secoli; è una certezza. Ma perché pensare che questo sconvolgimento sia necessariamente negativo?
I cambiamenti non sono mai facili né lineari e comportano momenti di revisione del quotidiano anche faticosi; ma quando sono necessari, non ci si può opporre. Sarebbe come andare controcorrente in un fiume in piena, e difficilmente l’avremo vinta noi, perché la natura è più forte. Molte famiglie hanno recepito in modo acritico la pubblicità negativa che il progetto del “Gioco del rispetto” ha ricevuto: “l’educazione di mio figlio spetta a me e non alla scuola, sono temi delicati”, “la scuola si occupi della storia e della matematica e lasci queste questioni alla famiglia”, “strumento deviante”, “fuori il Gender dalle scuole”, “è un complotto di gay, lesbiche e transessuali”. Al di là delle frasi ad effetto i temi sono veramente delicati; necessariamente, assieme ai bambini, andrebbero affrontati da professionisti competenti. L’argomento della discriminazione di genere e delle persone con diverso orientamento sessuale è un argomento molto attuale; le donne che lavorano e che pretendono parità sono una realtà da solo pochi decenni, gli omosessuali hanno appena iniziato a ottenere i diritti civili mai avuti, il divorzio e l’aborto sono conquiste molto recenti. Il progetto del gioco del rispetto – nella cui intestazione la parola ‘rispetto’ spicca poiché in esso centrale – si propone di rendere liberi tutti puntando a una maggiore sensibilità per maschi e femmine, stimolandoli a esprimere i loro sentimenti e non a reprimerli “perché i maschietti non piangono”, o le femmine a liberarsi per esempio dell’idea di non essere brave in matematica. Perché dalla repressione nasce l’infelicità e talvolta persino la violenza. E perché il credere di far schifo in matematica, ma essere un asso nel cucito, limita la libertà della persona. Ognuno di noi, maschio o femmina che sia, al di là di alcune funzioni biologiche di base, può scegliere che cosa fare e come essere. Anche i papà possono cambiare i pannolini, l’uomo può essere un ballerino di natura e la donna guidare un autobus o un camion. Tutto qui. Niente paura.

Riprendere in mano l’idea e arrivare a uno strumento che possa essere proposto come inno all’amore e al rispetto tra esseri umani, che onori tanto le uguaglianze quanto le differenze fra tutti noi, per un futuro più sereno e libero dalla violenza di (ogni) genere, sarebbe meraviglioso.

[contributi della redazione di Trieste All News, tratti dall’esperienza del progetto “Imparare Giocando” dell’associazione “Esaedro”]