Alberto Steindler, “Simulware”: l’Edutainment nell’ingegneria clinica e il futuro della formazione

23.01.2019 – 07.37 – Da vent’anni, in Friuli Venezia Giulia, la società Simulware supporta la crescita di competenza delle grandi organizzazioni in ambito tecnico, normativo e comportamentale, fornendo consulenza contenutistica e soluzioni tecnologiche per l’e-learning. Nota per la sua impostazione metodologica e lo spirito fortemente innovativo, oggi Simulware vive una grande crescita legata alla larga diffusione delle competenze digitali e dei sistemi di edutainment , l’intrattenimento educativo finalizzato sia a educare che a divertire, e da pochi giorni ha consolidato la sua relazione con l’Università di Trieste attraverso una convenzione che ha l’obiettivo di sperimentare nuove forme di innovazione didattica nell’ambito dell’ingegneria clinica. Per “Simulware”, importante realtà dal cuore triestino, si tratta di una vera e propria apertura all’ambito medicale, fortemente voluta e supportata dal neo insediato amministratore delegato, l’ingegner Alberto Steindler. L’abbiamo raggiunto per parlare proprio di tecnologia, di esperienze fatte e di futuro.

Ingegnere, se dovesse descrivere Simulware in breve: chi è, qual è la sua “mission”, il suo mercato strategico? Il perché della scelta di risiedere a Trieste e in generale nella provincia del capoluogo e di Gorizia, con il recente trasferimento dell’azienda a Ronchi dei Legionari?

Simulware innanzitutto è una società ormai storica, nata a Trieste, con vent’anni di vita, il cui settore è l’e-learning. La sede legale è ancora in Area Science Park, dov’è stata per diversi anni, ma oggigiorno per allargare la propria attività ha scelto di spostarsi a Ronchi dei Legionari, dove abbiamo una nuova sede da circa un anno. Lo spostamento offre maggiore spazio alla crescita della società; c’è inoltre un elemento logistico, infrastrutturale. L’attività amministrativa e operativa viene spostata a Ronchi, che si presta a questo scopo, perché siamo proprio sullo svincolo dell’autostrada, a breve distanza dall’aeroporto; è un’area molto comoda per ricevere i clienti.

Tornando a Simulware, l’azienda nasce avanti con i tempi: mentre oggi si discute molto di Industry 4.0, di processi produttivi – ne sono pieni i giornali e a ogni piè sospinto – Simulware precorreva queste idee vent’anni prima. Digitalizzare l’essenza di ogni processo produttivo, ovvero la conoscenza, il suo apprendimento, è sempre stato il cavallo di battaglia di Simulware, in tal senso antesignana di questi percorsi. Ha portato nelle imprese la possibilità di trasmettere ai propri dipendenti la conoscenza con tecniche di tipo digitale, il Digital Learning: questa è stata l’idea originale, a cui hanno aderito soci di spicco, come Assicurazioni Generali, che è diventato non solo socio ma uno dei nostri più importanti clienti. Oggi Generali forma i suoi dipendenti in trentatré lingue proprio con i prodotti di Simulware: abbiamo corsi in italiano, così come in vietnamita.

Questo spiega anche il catalogo dei vostri corsi, incentrato specialmente sulla giurisprudenza, la finanza, la sicurezza.

Storicamente c’è stato un fortissimo legame con il mondo assicurativo: Generali, Unipol, e così via. Il mondo assicurativo richiede sicuramente ancora oggi una competenza molto più spiccata; tuttavia, le metodologie e i prodotti di Simulware sono di assoluta generalità. Posso utilizzarli in industrie molto diverse tra loro. C’è un’assoluta trasversalità. L’essenza è prendere dei contenuti da trasmettere, anche particolarmente ostici e/o difficilmente digeribili dal fruitore finale. E l’obiettivo è renderli piacevoli, gestibili e facilmente assimilabili.

Infatti, a proposito della flessibilità degli approcci, ho notato come vi siate anche espansi al Mobile Learning.

Non c’è più lo schermo del computer, ma ci sono altri strumenti. C’è il tablet, c’è il cellulare… non è solo lo strumento che è importante, ma anche la metodologia. Un tempo si lavorava solo sul testo, poi si è passati alle animazioni, oggigiorno si preparano vere e proprie esperienze formative, che hanno un aspetto ludico.

Si parla di “Gamification“, in effetti.

Esatto. Il fine è rendere accattivante e coinvolgere il fruitore – l’obiettivo della formazione.
Stiamo proprio adesso rilasciando due nuovi episodi di una nostra serie: stanno diventando come un serial televisivo del quale tutti vogliono vedere la nuova puntata. È un’esperienza davvero coinvolgente. In questo modo si raggiungono gli obiettivi e sono tutti contenti: chi deve trasmettere le conoscenze ai propri agenti, ai propri dipendenti, ai propri operai e ovviamente i fruitori stessi. Vanno costruiti in modo che siano non solo contestualizzati, ma nel contempo coinvolgenti e vengano seguiti non con noia, ma con passione. Ad esempio, abbiamo fatto i corsi sulla sicurezza nei cantieri, estremamente importanti per la prevenzione degli incidenti: non solo a Trieste, ma anche a Genova, e via dicendo. Sono corsi declinabili poi a seconda della tipologia di cantiere, dall’edile a quello navale.

In linea con gli ultimi studi di pedagogia, specie nell’ambito dell’apprendimento ludico.

Assolutamente. Tra un mese, infatti, Simulware sarà a Londra, dove il 13 e 14 febbraio si terrà il più grande evento europeo di questo settore. In quest’ambito davvero si scoprono idee nuove, caratteristiche di un settore in fortissima crescita e che a nostra volta cercheremo di tradurre nei nostri corsi. Io ero consigliere d’amministrazione di Simulware già da un paio d’anni, ma provengo dall’ambito della digitalizzazione del mondo della sanità, un settore nel quale questo genere di metodologie dell’informazione hanno stentato a penetrare. Sono convinto che ci sia ancora un amplissimo spazio di crescita anche nel mondo della gestione della salute, che deve coinvolgere gli operatori così come i pazienti e i cittadini.

Questo rientra anche nel generale trend del mondo del lavoro, che richiede ormai un aggiornamento continuo, permanente. Avendo già accennato alla sua precedente esperienza, delineerebbe per i nostri lettori la sua biografia precedente alla collaborazione con Simulware?

Io sono laureato in ingegneria elettronica. Nei primi anni dopo la laurea ho lavorato al Sincrotrone, all’epoca ancora in costruzione. A seguito di quel primo periodo sono entrato in quella che oggi definiremmo una “startup”: si chiamava Ital Tbs che è diventata poi TBS Group, ora di proprietà di un fondo inglese: ha iniziato, nei primi anni Novanta, con quindici dipendenti, e presto è diventata un gruppo di tremila persone, con una presenza in diciassette diversi paesi e quotata sulla Borsa di Milano. Io sono stato direttore generale di TBS Group, con responsabilità su tutto ciò che era il mondo del digitale; io seguivo i paesi principalmente di lingua tedesca per quanto concerneva la digitalizzazione dei percorsi clinici. Sono stato inoltre per otto anni amministratore delegato delle varie società che seguivano questi percorsi, e, localmente, di Insiel Mercato, che è stata la società privatizzata da Insiel, l’azienda di informatica regionale. Privatizzata nel 2010, TBS aveva acquisito questa società, che ho poi seguito fino a marzo dello scorso anno, quando è stata ceduta con il passaggio di proprietà.

Nel suo precedente lavoro, quindi, la sua area riguardava specialmente i paesi di area tedesca?

In realtà mi occupavo trasversalmente d’informatica medica, e l’ho fatto negli ultimi quindici anni; con Insiel Mercato, per la quale seguivo il mercato italiano, siamo stati uno degli attori principali nel mondo dell’informatica sanitaria. L’ho lasciata infatti con 240 dipendenti e 26 milioni di euro di fatturato. Seguivo inoltre la sede in Austria, responsabile a sua volta dei paesi di lingua tedesca.

Lo chiedevo per il ruolo di Trieste, come città tradizionalmente in forte in connessione con l’entroterra austro-tedesco.

In quel senso avevamo acquisito, come TBS, nel 2000 – ormai diciannove anni fa – una piccola società di Klagenfurt. L’abbiamo rilanciata e nel giro di dieci anni il suo valore è triplicato, portandola a essere il leader dell’informatica ospedaliera in Austria e allargando la sua influenza anche alla Germania e alla Svizzera tedesca. Una bella esperienza di ‘capital management’ triestino. D’altronde, è il caso della stessa TBS: dagli umili inizi con 15 dipendenti, all’atto dell’acquisizione con 230 milioni di fatturato e 2800 dipendenti.

Una crescita impressionante.

Una crescita che ha fatto gola. I soci sono stati premiati alla vendita con il 30% in più di quella che era stata la quotazione in borsa dell’anno precedente. Ovviamente con questa operazione il controllo è fuoriuscito da Trieste, ed è oggi in altre mani.

Simulware, la sua società attuale, si è spostata, nella sua parte operativa, da Trieste a Ronchi dei Legionari solo per motivi di logistica?

Nella sede abbiamo allestito una sala riprese dedicata, della quale abbiamo bisogno per le nostre attività di produzione video. Abbiamo inoltre una serie di sale riunioni e di infrastrutture logistiche che ci permettono di gestire il business in maniera più efficace.

Nessun motivo, quindi, legato a eccessivi costi dell’ “Area” Science Park?

No, anzi, adesso spendiamo di più! È stato un investimento per favorire la crescita della società. Il costo che si ha in “Area” è relativo, non è un grande problema, perché vi sono i servizi appositi; “Area” non è certo un affittacamere, c’è molto di più dietro. Se uno considera il costo del semplice metro quadro, può essere indotto a pensare che sia alto, ma vi sono i servizi e sono assolutamente efficienti. Io ho avuto un rapporto con i manager di “Area” splendido; tra i migliori. Peraltro, e questo ritorna sulle esperienze fatte, sono anche il presidente della “Fondazione ITS Volta” che gestisce l’Istituto Tecnico Superiore di Formazione che ha sede nel campo di Basovizza, responsabile della formazione dei tecnici dell’informatica medica (e biomedica), che sede proprio in quella struttura dal 2014.

È un esempio splendido di collaborazione con “Area” stessa, perché siamo riusciti a costruire una scuola unica in Europa, con un laboratorio che non ha pari: abbiamo praticamente costruito un ospedale all’interno di “Area” senza i pazienti, solo a fini didattici. Disponiamo di attrezzature invidiabili, dalla TAC che ci ha regalato la Fondazione Cassa di Risparmio a una sala operatoria, dallo scopo squisitamente didattico. Un’idea possibile solo nell’ “Area” Science Park di Trieste: forse poco apprezzata, poco conosciuta dalla cittadinanza.

Una risorsa importante, ma scarsamente valorizzata a livello di conoscenza tra i cittadini.

Questa tipologia di scuole è strepitosa, a mio avviso; è per me una passione, un piacere rivestire il ruolo di presidente, perché formiamo settanta ragazzi all’anno con poi solo l’imbarazzo della scelta su dove andare a lavorare. Purtroppo, sono un genere di scuole poco conosciuto: non riusciamo a trasmettere quanto sia prezioso questo tipo di approccio.

Un’ultima domanda: Simulware ha progetti per ESOF 2020? Avete qualcosa in campo?

Specificatamente Simulware non è una società scientifica, ma senza dubbio abbiamo diverse collaborazioni in corso. Attualmente stiamo preparando un programma per l’ICGEB, con finanziamenti di diverse associazioni internazionali, lavorando a un Digital Learning su alcuni temi per i paesi africani. Questo è il genere di progetti con la dignità per essere portati a ESOF – ovvero l’esempio di come la cultura di alto livello può essere trasposta nei paesi in via di sviluppo. D’altronde, Trieste stessa, con ICTP, ha un’esperienza pluridecennale in questo campo. Ma vi saranno sicuramente altri progetti e altre idee in campo.

La ringrazio.

[L’ingegner Alberto Steindler, nato a Trieste nel 1963, si è laureato in ingegneria elettronica presso l’Università degli Studi di Trieste, seguendo poi corsi presso SDA Bocconi e MIB School of Management. Dal 1993 al 1997 ha svolto attività di ricerca e sviluppo presso la
società Sincrotrone Trieste S.C.p.A. Dal 1993 ad oggi ha ricoperto incarichi all’interno di TBS Group, a partire dai servizi integrati di Ingegneria Clinica fino all’incarico di Direttore Tecnico del Gruppo per poi dedicarsi, dai primi anni 2000, allo sviluppo del settore dei prodotti informatici a servizio dei processi clinici e sanitari e, successivamente, anche
della pubblica amministrazione. È stato amministratore Delegato di Insiel Mercato S.p.A. ed ha svolto diverse attività di docenza presso l’Università di Trieste. Ha collaborato alla stesura di diverse pubblicazioni scientifiche. È membro dell’IEEE e dell’IEEE Computer Society; dal 2014 è presidente della Fondazione ITS “A.Volta” di Trieste. È ora amministratore delegato di Simulware.]