Non Una di Meno Trieste protesta l’Università: “L’alienazione parentale non esiste!”

23.01.2019 – 07.54 – Non Una di Meno – Trieste protesta vivamente la scelta tanto dell’Università, quanto dell’Ordine degli avvocati di offrire spazio e legittimità a Giovanni Battista Camerini, neuropsichiatra noto per le dibattute teorie sulla sindrome di alienazione parentale (PAS). Mercoledì 23 gennaio, alle 18, al Caffè degli Specchi di Piazza Unità, verrà infatti presentato il Manuale psicoforense dell’età evolutiva (Giuffrè 2018), alla presenza di uno dei curatori, il dottor Giovanni Battista Camerini. Il giorno successivo si terrà in università il convegno “L’audizione del minore nel processo penale”, patrocinato dalla Società italiana di scienze forensi e dall’Ordine degli avvocati di Trieste.

Giovanni Battista Camerini, neuropsichiatra, ha promosso l’adozione del concetto della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) nelle scienze forensi italiane. Su questo tema è stato uno degli autori più prolifici e citati divenendo una figura di riferimento dei gruppi che si battono per limitare la tutela delle donne nelle cause di divorzio in seguito a maltrattamenti (associazioni dei padri separati, gruppi di professionisti interessati al giro d’affari delle consulenze tecniche d’ufficio e alle mediazioni familiari obbligatorie, cattolici oltranzisti) e ha collaborato alla stesura della prima bozza del decreto Pillon sull’affido condiviso.

Ma che cos’è la Sindrome di alienazione parentale (poi ribattezzata Alienazione parentale per le polemiche suscitate dalla parola Sindrome), inventata dallo psichiatra Richard Gardner nel 1985?

Secondo questa teoria, durante una separazione/divorzio il rifiuto o la difficoltà di un minore di rapportarsi con uno dei genitori sarebbe frutto delle strategie del “genitore alienante”, che manipola il figlio contro il “genitore alienato”. Nella definizione originaria di Gardner, si arrivava ad affermare che il comportamento manifestato dal minore fosse addirittura una patologia (una sindrome, appunto), mentre nel corso del tempo, vista la palese mancanza di basi scientifiche, i suoi sostenitori si sono adattati a usare la formula generica di “fenomeno relazionale”.

Nonostante alcuni sostenitori dell’alienazione parentale precisino che vada esclusa in caso di maltrattamenti verso il minore, il concetto viene spesso utilizzato nei tribunali dai padri maltrattanti per minare le richieste di protezione dei minori espresse da loro stessi o dalle madri. Inoltre, è di ostacolo alla tutela dei minori in caso di violenza assistita, perché viene usato per giustificare la necessità di mantenere i rapporti con il padre anche nei casi in cui i figli abbiano assistito alla violenza paterna sulla madre. L’alienazione parentale viene usata come strumento giuridico per negare la credibilità delle/dei minori, offrendo terreno anche per la negazione degli abusi psicologici e fisici che loro denunciano.

Questa teoria è stata rifiutata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici e dalla Società italiana di pediatria; l’Istituto superiore ha dichiarato che la PAS non ha “né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia”; la Cassazione (sentenza n. 7041 del 20 marzo 2013) l’ha dichiarata non utilizzabile per “la mancata verifica dell’attendibilità scientifica”. Il Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) non riconosce la PAS come Sindrome.

Nonostante nei testi di Gardner sia riscontrabile nientemeno che una apologia della pedofilia e dei genitori che compiono abusi sessuali sui minori, quando scrive di Alienazione Parentale ancora oggi Camerini lo cita come fosse uno studioso attendibile, senza dar conto in alcun modo delle sue posizioni indifendibili e della non scientificità delle sue tesi (vedi pag. 964-977 del manuale in presentazione).

Come nodo territoriale di Non una di meno, crediamo che non sia possibile ignorare le origini del concetto di alienazione parentale e i pericoli che può rappresentare per le donne che denunciano maltrattamenti da parte di mariti e/o padri e per la tutela dei minori in contesti di violenza domestica.

Perché è stato concesso uno spazio pubblico a chi ha costruito una carriera sulla difesa e sulla legittimazione di padri maltrattanti e contro la libertà delle donne e quella delle bambine e dei bambini?

Perché l’Ordine degli avvocati e la Società di scienze forensi hanno scelto di dare spazio e legittimità al propugnatore di una teoria che è stata definita antiscientifica dalla Cassazione?

Perché l’Università ha concesso uno spazio, implicitamente avallando la pretesa di autorevolezza di questo studioso così schierato e controverso?

Vogliamo risposte.

[c.s.]