Porto Vecchio diventa area urbana. Il momento più importante per la Trieste di oggi e di domani.

19.11.2018 – 08.45 –”Se venite nel mio ufficio, posso farvi omaggio di uno scelto fra la decina di Masterplan sul Porto Vecchio che ho a disposizione”. È iniziata così, venerdì 16 novembre, con questa battuta fra lo scherzoso e il serio l’incontro del sindaco Roberto Dipiazza con la stampa. Una battuta per far capire come siano importanti le cose più immediate e concrete, e per trasferire, in un’atmosfera di partecipazione, il sentimento di viva soddisfazione per il risultato raggiunto: la presentazione da parte dell’assessore per la città, territorio, urbanistica e ambiente Luisa Polli di quello che è un momento estremamente importante per Trieste, ovvero l’approvazione della delibera contenente le linee di indirizzo per la riqualificazione dell’area del Porto Vecchio, che avrà poi un suo completamento, verso la metà di dicembre, nell’esame e voto da parte del Consiglio Municipale.

Con il trascorrere del tempo, dalle vicende politiche e industriali della Trieste anni Cinquanta e Sessanta, ai non facili anni Ottanta, ai primi anni 2000 che avevano portato la speranza dell’ “Expo Challenge 2008” (poi visto assegnare a Saragozza), il Porto Vecchio di Trieste è sempre stato lì: presente, con i suoi edifici imponenti e vuoti e le linee ferroviarie abbandonate e ben visibili dall’altopiano, ma allo stesso tempo assente, e lontano dagli occhi e dalla vita dei triestini se non dai loro cuori. Separato dalla città da inferriate e da cancelli sempre chiusi. Il Porto Vecchio – che in fin dei conti, di quella “Trieste vera e pulsante” che il resto d’Italia comincia a conoscere, rappresenta un quarto del territorio – è stato per oltre cinquant’anni un territorio grande e inutile. Un’area nella quale il trasporto di merci via mare non poteva arrivare con efficienza, nonostante il regime di punto franco;  inutile, perché la rete ferroviaria non poteva in alcun modo utilizzarlo. Inutile perché i suoi magazzini vuoti e colossali, oltre a incutere un po’ di timore e reverenza, altro non potevano fare, se non avvilupparsi su se stessi a causa dell’abbandono. Proprio la presenza del punto franco costituiva, di per sé, un ostacolo piuttosto che un vantaggio, perché non permetteva di destinare le aree ad altri usi, precludendole quindi allo sviluppo di attività produttive, commercio, attività di ricerca o anche solo svago. Per anni, le amministrazioni si sono susseguite, ma le inferriate rimanevano là, ad arrugginire, e i cancelli rimanevano chiusi. Poi, qualcosa è iniziato a cambiare. La sdemanializzazione del porto, con il senatore Francesco Russo e la guida, all’epoca, regionale del PD e locale della giunta Cosolini, è stata un primo e fondamentale passo; ora, come annunciato venerdì scorso dal sindaco Dipiazza e dalla giunta di centrodestra che prosegue con energia un percorso iniziato già da qualche tempo, si apre per Trieste una nuova era. La riconversione del Porto Vecchio, unita alle attività in forte sviluppo in Porto Nuovo e ad ESOF 2020, rappresenta senza dubbio l’opportunità che Trieste attendeva da decenni: la più importante.

“La variante del piano regolatore costituisce un momento importantissimo per il futuro di Trieste. Basta, quindi, parlare di Masterplan, o ennesimo Masterplan presentato da architetti e ingegneri”, ha continuato Dipiazza. “Un Masterplan si fa quando l’area a disposizione è non solo rilevante, ma anche disponibile nella sua interezza, gestibile completamente. Non è il nostro caso”. Nel caso del Porto Vecchio di Trieste, infatti, si parla di un’area molto vasta ma che è già definita, tutelata, e che non si può completamente radere al suolo e stravolgere. “Quando abbiamo iniziato questo percorso”, ha ricordato l’assessore Luisa Polli, “Oltre ai necessari passaggi catastali e d’analisi abbiamo ragionato su quella che avrebbe potuto essere la visione d’insieme, il futuro. Il primo punto del dispositivo della delibera è quindi importantissimo: il consiglio comunale prende atto del fatto che il Porto Vecchio è una parte della città. Questa premessa, che vi può sembrare banale, è in realtà il cuore di tutto ciò che segue: fino ad oggi questa zona è stata chiamata e considerata ‘Porto Vecchio’, come se fosse un’entità distinta e diversa. Con questa delibera diventa parte integrante della città di Trieste. Diventa una sua area urbana.”
Vengono quindi approvati per Porto Vecchio quattro sistemi: il sistema ludico sportivo, nel quale è già stato realizzato il parcheggio Boveto; il sistema museale e congressuale, dove si trovano il Magazzino 26 e le stazioni idrodinamica ed elettrica, e dove verrà collocata ESOF 2020; il sistema dei moli e dell’Autorità Portuale; il sistema misto ovvero la zona nella quale, rispetto agli edifici esistenti, le destinazioni d’uso potranno orientarsi seguendo le esigenze di chi vorrà investire ed insediarvisi. “Il Porto Vecchio deve mantenere il suo volto”, ha proseguito Polli, “e su tutta l’area di Porto Vecchio verrà raggiunto al massimo un dieci per cento di residenzialità; si tratta di un parametro stabilito in funzione delle leggi regionali, del numero di abitanti di Trieste e delle sue particolarità”. Tutta l’evoluzione verso il futuro del Porto Vecchio avverrà quindi attraverso attività di co-pianificazione con i soggetti preposti da una parte a pianificare e dall’altra a fare i controlli sulla pianificazione, in modo da assicurarne l’integrazione e una lettura corretta dell’uso del territorio di Porto Vecchio. “Attraverso la delibera si prende anche atto del fatto che si tratta di una ristrutturazione urbanistica. La valenza dell’atto sarà immediata, e trattandosi di ristrutturazione urbanistica chi interverrà sarà soggetto a un’aliquota IVA del dieci per cento anziché del ventidue per cento. In questa maniera l’investimento viene molto agevolato e ciò è previsto e consentito dalle leggi. Questo come indicazione ulteriore di volontà di dare soluzione alla situazione attuale”. Si prevede la costituzione di una struttura dedicata poi alla gestione dei passaggi successivi, una volta approvata la variante al piano regolatore di quest’area, incluse la gestione della vendita, delle concessioni e di quelle che saranno le evoluzioni rispetto all’area stessa: “Come amministrazione comunale, faremo vedere l’area”, ha aggiunto il sindaco Dipiazza, “ma non siamo agenti immobiliari”. Nel sistema dei moli è stata inserita la volontà di tenere in considerazione l’eventuale costituzione, anche nell’area comunale, del punto franco per soggetti che abbiano i requisiti richiesti: “Il porto di Anversa, nella sua parte più vecchia, oggi completamente riqualificata, ospita strutture nelle quali prodotti vengono confezionati a partire dalla materia prima che arriva in extradoganalità, e poi spediti in tutto il mondo. Vogliamo immaginare che qualcosa di simile possa accadere anche a Trieste”.
Sono state quindi escluse dai 65 ettari del Porto Vecchio, di cui solo 5 rimangono di proprietà demaniale, tutte le industrie pesanti o che possono avere un peso ambientale, puntando per la riqualificazione su quelle che sono le nuove tecnologie e le industrie all’avanguardia e “Smart”. La delibera disciplina anche il permanere di aree come proprietà pubblica: aree e spazi verdi e magazzini di interesse generale, che non saranno soggette né ad asta, né a vendita né a concessione. All’interno del sistema misto, in cui sono, relativamente ai magazzini esistenti, sono presenti vincoli, per agevolare gli investitori sarà previsto in pianificazione il coinvolgimento anche della sovrintendenza per le parti di competenza. L’assegnazione dei lotti di Porto Vecchio avverrà secondo un piano perpendicolare, riducendo così al minimo il rischio di progetti edilizi di tipo puramente speculativo; non sarà quindi possibile, per l’investitore, acquistare solamente un lotto adiacente al mare, ma dovrà farsi carico anche della parte retrostante e integrarla nel sistema che verrà via via realizzato. L’area del Porto Vecchio si completa con il terrapieno di Barcola, per la bonifica del quale sono già stati annunciati investimenti per 5 milioni e mezzo di euro e che nella visione dell’attuale amministrazione comunale viene immaginata proprio come destinata allo sport, alla foresteria e alle attività ricreative, e alla nuova spiaggia; per quanto riguarda i tempi di bonifica: “Appena fatte le analisi, lo sapremo”.

Che cosa significa, in conclusione, per Trieste, l’avvio del processo di riqualificazione del Porto Vecchio? Il Porto Nuovo di Trieste è già primo d’Italia per quanto riguarda il traffico di merci, con 62 milioni di tonnellate l’anno nel 2017 e con record per quanto riguarda i traffici nel primo quadrimestre di quest’anno: è seguito a distanza da Genova, ed è il primo anche sia per quanto riguarda il petrolio, che raggiunge poi il Centro Europa attraverso l’oleodotto transalpino, che per ciò che concerne il trasporto ferroviario merci, che con lo snodo di Cervignano al quale Trieste è collegata raggiunge anch’esso il cuore e il nord dell’Europa. Ultimo, e non per importanza, il fortissimo interesse dimostrato dal governo cinese che ha identificato Trieste come punto terminale occidentale della “Nuova Via della Seta”, interesse che si unisce a quello della Russia e dell’Europa del Nord. A questo interesse il Porto Vecchio ha ora aperto le porte, e i quattro sistemi presentati rendono più concreto un futuro che, fino a pochi giorni fa, al di fuori del cerchio degli addetti ai lavori e della politica, appariva ancora come distante. La sfida è ora riuscire ad attrarre veramente i capitali necessari, ed essere capaci di gestirli poi nel modo corretto scongiurando il rischio di andare troppo in là nel tempo e di lasciare le prime strutture che verranno realizzate all’interno di Porto Vecchio come uniche e proverbiali cattedrali nel deserto di un’integrazione non completa dell’area di Porto Vecchio nella struttura urbana vera e propria della città.

Come ha sottolineato, in conclusione, il sindaco Dipiazza, orgoglioso del momento ritenuto storico, l’impresa è grande, così come lo sono i rischi e le variabili a essa collegati, e i capitali necessari; ma le premesse per riuscire ad affiancare al miracolo del Porto Nuovo quello del Porto Vecchio, questa volta, però, ci sono tutte. Le lettere con manifestazioni d’interesse sono già arrivate: “Sono molte”, ha comunicato il sindaco Dipiazza; “ora possiamo finalmente restituire il Porto Vecchio ai cittadini”.

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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