Situational Awareness: quanto sei pronto? [prima parte]

30.10.2018 – 11.40 – Uno studio condotto da Microsoft in Canada, ha dimostrato che la nostra soglia di attenzione si è ridotta di 4 secondi dal 2000 a oggi, passando da 12 a 8 secondi; meno di un pesce rosso (che resta stabile a 9 secondi). Per realizzare l’indagine l’azienda ha intervistato 2000 persone e si è persino avvalsa di un altro campione di 112 persone che si sono sottoposte a elettroencefalogramma per monitorare l’attività cerebrale.

È emerso che siamo diventati più “multitasking”, capaci quindi di fare tante cose contemporaneamente, ma meno capaci di concentrarci. Questo a volte può essere una risorsa, e a volte invece un problema. Siamo obbligati ad essere presenti su troppi fronti, troppo spesso, troppo velocemente, e questo significa essere assenti nelle cose importanti. Qual è il rischio? Ce ne sono diversi, ma quello di cui ci occuperemo principalmente è la sicurezza.

Non essere “presenti” significa “non essere consapevoli di quello che sta accadendo”. Ci sfuggono quei segnali che, magari, ci danno informazioni importanti sui rischi intorno a noi. E i rischi sono di varia natura: incidente, aggressione, infortunio e via dicendo, e la domanda intelligente è: come fare per ridurre le probabilità di incorrere in una o più di queste situazioni?

La risposta è che bisogna sviluppare la capacità di osservare ciò che ci circonda, e fare valutazioni dettagliate riguardo l’ambiente in cui ci si trova. È un’abilità conosciuta come Situational Awareness (SA), e si può imparare.

La SA viene definita come “la percezione delle caratteristiche ambientali in relazione allo spazio e al tempo, la comprensione del loro significato, e la proiezione del loro stato dopo che qualche variabile è cambiata”. È un campo di studio utilizzato dagli operatori coinvolti nel “Decision Making Critico” (Vigili del Fuoco, Polizia, piloti, forze armate), ma che può essere applicato alle normali azioni quotidiane:

  • Alla guida di un veicolo, Situational Awareness significa accorgersi in tempo del pedone che all’improvviso scende dal marciapiede, anche se il semaforo per lui è rosso, o dello scooter che arriva dal nostro punto cieco dello specchietto, perché un attimo prima lo avevamo notato.
  • Quando si attraversa la strada, vuol dire essere consapevoli che anche se le autovetture dovrebbero fermarsi, il distratto c’è sempre, e quindi essere presenti significa guardare lo stesso in entrambe le direzioni e aspettarsi una situazione rischiosa.
  • Rientrando a casa, avere la consapevolezza della situazione significa notare vetture estranee nel parcheggio condominiale, sentire gli odori inusuali, fare attenzione ai rumori intorno e dietro a noi. Non vuol dire avere paura, andare nel panico o diventare paranoici, assolutamente. Ma significa essere più attenti, più consapevoli.
  • Durante l’attività lavorativa, soprattutto se il settore è ad alto rischio di incidenti gravi (come in cantieri, industrie), la consapevolezza situazionale e la “presenza” in quello che si fa possono rappresentare la differenza tra il verificarsi o meno di un infortunio o, peggio, di un decesso a carico del lavoratore o del collega.

Quindi SA significa essere consapevoli di ciò che sta accadendo, capire quale impatto avranno le informazioni, gli eventi, e le proprie azioni nell’immediato, e prevederne gli sviluppi. Una persona che ha sviluppato una buona SA ha generalmente un alto grado di conoscenza rispetto a ciò che lo circonda. È come se sapesse prevedere situazioni, eventi e comportamenti provocati da variabili che il soggetto stesso può controllare (se è stato addestrato a farlo).

Perché è importante?

Nell’ambito della sicurezza personale, che è quello di cui ci occuperemo, questa abilità è importante non solo per persone che operano in contesti critici, ma anche per le persone comuni. Saper riconoscere un pericolo addirittura secondi prima di chiunque altro può rappresentare la differenza tra conseguenze spiacevoli e l’integrità fisica, o addirittura tra la vita e la morte. È una capacità che andrebbe sviluppata anche per ragioni estranee alla difesa o sicurezza personale: la SA è un contributo importante nella vita quotidiana, ci rende più consci di quello che accade intorno a noi, ci fa essere più “presenti” e ci aiuta a prendere decisioni migliori. In auto, a piedi in città (o al parco, o in un sentiero, o in montagna, ecc.), in bicicletta, in un locale, al lavoro e anche quando siamo sotto pressione, essere “presenti” è una risorsa inestimabile per la gestione dell’attività in corso, per il controllo sulle variabili e, soprattutto, per prevenire e controllare le conseguenze.

Inoltre, è stato dimostrato che la mancanza o la scarsità di SA rappresenta una delle cause principali di incidenti attribuiti a errori umani. Proprio in settori di lavoro in cui il flusso di informazioni può essere molto elevato (Information Overload) decisioni sbagliate possono portare a gravi conseguenze. E, nello specifico del tema che tratteremo, anche le persone a rischio aggressione fanno parte di quei soggetti sottoposti ad uno stress talmente alto da richiedere un’efficace preparazione nel settore della SA.

Come sviluppare la Consapevolezza Situazionale?

Molti teorici pensano che la SA possa essere coltivata mantenendo generalmente sotto controllo l’ambiente circostante, ma per spiegare esattamente questa particolare abilità la sola osservazione rende la definizione incompleta. Come faccio ad interpretare le informazioni che sto raccogliendo? Siamo circondati da informazioni, e quindi su cosa devo concentrarmi? Quali sono i segnali importanti?

Di conseguenza, come posso agire nel modo corretto?

L’abilità di sapere in anticipo cosa dobbiamo cercare e cosa dovrebbe rappresentare per noi significa agire e prendere decisioni molto più rapidamente di chi, nella stessa situazione, deve appena iniziare ad analizzarla, comprenderne i contenuti e solo a quel punto iniziare a prendere decisioni. Per sviluppare una simile predisposizione, dobbiamo concentrarci su comportamenti o azioni che normalmente ci si aspetterebbe di trovare in una determinata situazione o in un certo ambiente.

In presenza di comportamenti o azioni inusuali rispetto a quelli che ci aspettiamo, siamo in presenza di un’anomalia, che dunque richiederà la nostra attenzione. Il commesso di un supermercato, ad esempio, si aspetta di vedere gente che cerca prodotti o che guarda la lista della spesa: se, invece, vede una persona, nella corsia dei vini pregiati, che si guarda costantemente intorno, che abbassa lo sguardo quando passa qualcuno per far finta di niente, molto vigile e attenta, allora si trova di fronte ad una situazione da tenere sotto controllo. Magari non c’erano intenzioni negative, ma nel caso ci fossero state, il commesso le aveva già anticipate tenendo d’occhio quel cliente.

Il codice a colori

Un valido aiuto per valutare la predisposizione mentale è l’utilizzo del “Codice a Colori”. L’esperto di difesa Jeff Cooper ha creato questo metodo per aiutare gli operatori a valutare la loro prontezza mentale negli scenari di combattimento.

Ogni colore rappresenta lo stato potenziale di una persona per quanto riguarda la consapevolezza della situazione e della “messa a fuoco” su sviluppi ed azioni da compiere. In seguito anche il colonnello David Grossman ha elaborato una sua idea sul codice a colori, legandolo al decadimento delle performance, e soprattutto alla frequenza cardiaca: sarà descritto meglio nei prossimi articoli.

Il codice è composto da quattro colori: bianco, giallo, arancione e rosso. Vediamoli nello specifico.

Condizione mentale: BIANCO. La persona è completamente rilassata, inconsapevole e impreparata. È lo stesso grado di prontezza che si ha dormendo o girando soprappensiero mentre si ascolta la musica dall’iPod. La condizione “Bianco” rappresenta lo stato mentale più insidioso per la propria incolumità: infatti, chi cammina e mentalmente è in questa condizione, spesso lo manifesta con il linguaggio del corpo, come le spalle ricurve e lo sguardo rivolto verso il basso, le cuffie nelle orecchie, le mani in tasca. Purtroppo questo atteggiamento è percepito anche da chi ha cattive intenzioni, e cerca tali indicatori per individuare le potenziali prede.

Condizione mentale: GIALLO. È una condizione di vigilanza e allerta a 360°, senza agitazione o paura paranoide. Non è presente alcuna minaccia specifica ma ci si mantiene in uno stato di vigilanza attiva, prestando attenzione all’ambiente, ai rumori e alle persone che sono nelle vicinanze. È la condizione mentale alla quale accedere appena si esce dalla porta di casa. La condizione “Giallo” è meglio descritta come “allerta rilassata”, e un buon esempio è lo stato mentale che abbiamo mentre attraversiamo la strada, dopo che il segnale verde per i pedoni si accende. Non partiamo subito, ma controlliamo prima se qualche automobilista “distratto” passa con il rosso per le vetture. Non siamo attaccati con le spalle al muro, in preda al panico, terrorizzati dalle automobili e dal comportamento criminale degli autisti, sudando e tremando. Non c’è ansia né paura. Semplicemente, sapendo che può accadere (e che è già accaduto), stiamo un po’ più attenti. Questo non fa di noi delle persone paranoiche o facilmente in balia delle emozioni. Giusto?

Ecco: questa è la condizione “Giallo”. E, pensandoci bene, a suon di adottarla sempre, ormai è diventata un impulso automatico: facciamo attenzione alle vetture, passando con il verde per i pedoni, anche chiacchierando con l’amico o parlando al telefono. È diventato un comportamento! Questo è l’obiettivo di chi decide di dedicarsi alla SA.

Condizione mentale: ARANCIONE.Si entra in questa condizione quando si rileva una minaccia non specifica ma che richiama la nostra attenzione. In questa fase la mente elaborerà diverse ipotesi e scenari; perciò, è importante non cedere all’ansia da anticipazione, ma elaborare un semplice piano, ed essere pronti ad attuarlo. Un esempio potrebbe essere un gruppo di persone, visibilmente alterate, che urlano o hanno atteggiamenti aggressivi, magari con la bottiglia in mano, sullo stesso marciapiede sul quale sto camminando. È notte, e non c’è nessuno in giro. A questo punto è fondamentale allontanarsi dalla situazione, ma allo stesso tempo prepararsi ad agire.

Condizione mentale: ROSSO.Il pericolo è imminente e la minaccia, che prima era soltanto una probabilità, adesso è confermata e concreta. L’oggetto di quei comportamenti e di quelle attenzioni che ci insospettivano siamo proprio noi e adesso ne abbiamo la certezza. Per restare sullo stesso esempio, il gruppo succitato mi vede, e inizia ad inveire o a dirigersi verso di me: la condizione rossa è, così, raggiunta, e questo viene definito “Mental Trigger”, o innesco, ed è il momento in cui si deve agire.

In questa fase è fondamentale aver già formulato un piano d’azione (durante la fase arancio), che sia la fuga o una risposta fisica, attenersi ad esso, e attuarlo subito. Infatti, il tempo di reazione sarà maggiore se non si possiede una strategia già pronta per l’utilizzo. E il tempo è un lusso che in una condizione di emergenza non ci possiamo permettere. Con un piano d’azione già pronto si agirà in maniera proattiva, giocando in anticipo, ed evitando così la fase più rischiosa e meno gestibile: lo scontro vero e proprio. Questo tipo di “prontezza” ci dà un enorme vantaggio in termini di tempi di reazione, sorpresa dell’avversario, fuga in tempi utili, contenimento dei danni.

In conclusione, per quanto riguarda la sicurezza, ma non solo, la condizione mentale da coltivare è quella corrispondente al “Giallo”. Non dimentichiamo che la SA si può spendere in svariate situazioni: l’attenzione ai dettagli e prevedere gli eventuali sviluppi può essere una capacità che ci aiuta in svariati ambiti: quando portiamo fuori il cane, durante una trattativa d’affari, in giro con gli amici, quando guidiamo e, perché no, in caso di eventuale aggressione.

Ancora un esempio: è noto che tutti, ragazzi e adulti, vanno in giro concentrati sui loro smartphone. Gli occhi sono fissi sullo schermo, le orecchie sono attente solo alla musica o al video che sta scorrendo, i sensi sono anestetizzati per potersi meglio concentrare sul piccolo ma importante device. Purtroppo, in questo stato di “assenza” le persone attraversano anche la strada… ebbene, i dati ISTAT relativi all’anno 2016 parlano chiaro: la mortalità dei pedoni coinvolti in incidenti è di 4 (quattro!) volte quella degli automobilisti. E la causa principale sono i cellulari. In Olanda è stato persino adottato il “semaforo a terra” (delle linee luminose degli stessi colori semaforici) per agevolare le persone da loro definite “smartphone zombies”, reputata giustamente una categoria “ad alto rischio incidenti”.

Prima di loro, questo è stato fatto anche in Germania e Cina, ma come giustamente fa notare L’Associazione Olandese per la Sicurezza nel Traffico (VVN), questo tipo di iniziative asseconda comportamenti sbagliati per quanto riguarda l’incolumità delle persone, piuttosto che educarle ad una maggiore attenzione. È ovvio pensare che nelle condizioni esposte qui sopra, anche in caso di aggressione una persona sarebbe vittima pressoché indifesa del malintenzionato.

Diversamente, con un grado superiore di vigilanza, è più difficile farsi sorprendere:

  • occhi che scansionano l’ambiente circostante
  • testa alta
  • postura idonea
  • via il cappuccio dalla testa (per una maggiore visione periferica)
  • mani fuori dalle tasche
  • sensi attivi
  • addestramento idoneo

Con questi parametri, senza essere guerrieri o combattenti, si può tranquillamente gestire al meglio e, soprattutto in anticipo, una situazione critica. Quindi… su la testa da quello smartphone, aprire occhi, orecchie e naso, con calma analizzare l’ambiente e cercare di capire quello che sta succedendo. E per avere qualche indicazione pratica su come sviluppare la , ci vediamo tra due settimane per la seconda parte dedicata all’argomento.