13.1 C
Trieste
domenica, 2 Ottobre 2022

Centenario di Ingmar Bergman: un cinema fatto di immagini suggerite e parole non dette

30.10.18 | 11.00 – In occasione del centenario della nascita di Ingmar Bergman, non sono mancate la curiosità e la passione procurate dalla visione delle sue pellicole, in cui colpiscono molto le tematiche affrontate, che non solo esprimono il tentativo continuo di dare risposte ai problemi esistenziali degli uomini, ma anche una lunga e rigorosa seduta di autoanalisi, in cui, ogni volta, mediante la finzione filmica e i personaggi da lui messi in scena, il Maestro svedese fa sì che i suoi pensieri trovino una risoluzione almeno nel sogno del film. Il suo è un cinema ricco di rimandi, di immagini suggerite, che innescano in noi una volontà di chiarificazione dei messaggi nascosti da lui portati davanti ai nostri occhi.

Ingmar Bergman, nato il 14 luglio 1918 a Uppsala in Svezia e
morto il 30 luglio 2007 sull’isola di Fårö, è stato regista e sceneggiatore teatrale e cinematografico, direttore di teatro, autore di romanzi e sceneggiature. Nel corso della sua vita, ha diretto 55 lungometraggi e 171 importanti produzioni teatrali; tra le sue opere più conosciute ci sono i film “Il settimo sigillo”, “Il posto delle fragole” e “Persona”, oltre alla sua autobiografia “Lanterna magica”.

“Il cinema è per me un’illusione progettata fin nei minimi dettagli, lo specchio di una realtà che quanto più vivo tanto più mi appare illusoria”, citando le parole del regista, che, con la sua filmografia, è sempre stato alla continua ricerca di dare risposta ai problemi esistenziali dell’uomo; è stato il primo regista a riflettere sulla vita interiore dell’essere umano, sui suoi pensieri, sui suoi dubbi, le sue incertezze e le sue ansie, trattando tematiche che enfatizzano l’umana incapacità collettiva di comunicare gli uni con gli altri.

A Trieste, la scorsa estate, si è voluto rendere omaggio a questo colosso del cinema con la rassegna “BERGMAN 100” organizzata da La Cappella underground al Cinema Ariston, con una retrospettiva di sette film e un documentario del grande cineasta svedese. I titoli in calendario sono stati a partire dal 16 luglio, “Il posto delle fragole” (1957), “Il settimo sigillo” (1957), “Persona” (1966), “Sussurri e grida” (1973), “Scene da un matrimonio” (1974), “Sinfonia d’autunno” (1978), “Fanny e Alexander” (1982); a concludere la rassegna, invece, il 3 settembre, è stato il documentario “Bergman 100: la vita, i segreti, il genio” (2018) di Jane Magnusson.

Tanti i suoi capolavori, inscrivibili all’interno di una filmografia complessa e articolata, segnata soprattutto dal senso dell’inquietudine e della ricerca formale, estetica, narrativa, che vede nella Fotografia di Sven Nykvist una parte essenziale del successo stilistico di Bergman, grazie al suo lavoro intenso sulla luce. Molti sono stati gli stimoli, provenienti da altri autori, che hanno influenzato la poetica del Maesto svedese, tra i quali quello di Shakespeare, di Molière, di Ibsen e di Strindberg. Aspetto importante, infatti, nel cinema di Bergman è la sua relazione con il teatro, dal quale prese molti spunti per le sue riprese, facendo dialogare i due mondi. La parola all’interno dei suoi film acquisisce, così, un valore sempre probante, accompagnata da un lavoro magistrale degli attori (spesso gli stessi di film in film), che anche in pochi ambienti, spesso spogli se non esplicitamente astratti, riescono a raccontare i turbamenti interiori dei personaggi che interpretano in primi piani che hanno fatto la storia del cinema.

La memorabilità di questo artista, si rispecchia proprio in questo suo aspetto controverso, che vede nella tematica religiosa un motivo di autoanalisi che rispecchiò la sua educazione luterana e la successiva visione personale del mondo negli scritti e pellicole. In alcuni sui film, molto autobiografici come Fanny e Alexander ha più volte mostrato l’influenza subita da un’infanzia difficile e da un’educazione severa data dal padre, un pastore protestante duro e attento alle regole. Risulta evidente nella sua filmografia soprattutto l’esplorazione delle pieghe problematiche dell’esistenza umana, per chiarire il senso dei legami affettivi, della morte, della fede e dell’esistenza di Dio, citando anche filosofi, quali Kierkegaard, nella sua concezione di Dio-Amore.

 

spot_img

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore