Coroneo, detenuto incendia la cella e assale un poliziotto penitenziario

04.10.2018 – 07.37 – Un detenuto del carcere triestino del Coroneo ha appiccato l’altro ieri un fuoco alla sua cella; quando il pianoterra è stato invaso dal fumo, i poliziotti penitenziari hanno trascinato fuori i detenuti e il responsabile dell’incendio ha colpito con un pugno il poliziotto che lo stava sorvegliando. L’agente è finito in ospedale con una prognosi per dieci giorni.

Il fatto è avvenuto verso le ore 21 di martedì sera.
Il detenuto, dalle origini bosniache, è colpevole di numerosi precedenti e ha dimostrato di soffrire di gravi problemi psichiatrici: nelle settimane scorse si era inflitto profondi tagli al braccio con una lametta e aveva cercato di aggredire gli altri carcerati. Il medico del Coroneo aveva pertanto ordinato di ritirare ogni possibile elemento che potesse venire utilizzato impropriamente, dagli accendini a ogni oggetto tagliente. La misura non dev’essersi rivelata sufficiente, perché l’uomo è comunque riuscito a dare fuoco alla sua cella. Il fumo, diffusosi rapidamente, ha costretto i poliziotti penitenziari a trascinare fuori dalle celle i detenuti, con il rischio di restare a loro volta soffocati dalle esalazioni. La zona oggetto dell’incendio è un’ala del carcere che raccoglie soggetti isolati dal resto della popolazione detenuta e non ammessi al regime della custodia a camere aperte. La maggior parte di loro soffre di problemi di salute mentale.

Il successivo intervento del Comandante Comm. c. Antonio Marrone ha ordinato di separare il responsabile dell’incidente dagli altri detenuti; tuttavia, mentre erano ancora in corso le operazioni per radunare i carcerati nel cortile, il detenuto ha colpito con un pugno alla faccia il suo sorvegliante e ha tentato di colpirlo una seconda volta, prima che venisse bloccato. Il poliziotto è stato trasportato al Pronto Soccorso con un trauma cranico facciale e una cervicalgia post traumatica per aver “schivato” il secondo colpo.

Secondo la segretaria regionale UGL Polizia Penitenziaria Triveneto, Federica D’Amore, da molto tempo ormai il Coroneo segnala la mancanza di fondi, operatori specializzati e personale qualificato, necessari per gestire i detenuti con problemi psichici all’interno del carcere triestino.
Le istituzioni, di volta in volta, assicurano un appoggio, che manca poi di concretizzarsi: “abbiamo investito del problema la politica, la magistratura di sorveglianza, il garante dei detenuti e la ASUITS, oltre che la Direzione e il Provveditorato, tutti intervenuti immediatamente, sì, ma di fatto tali riscontri sono rimasti solo una dichiarazione d’intenti, e non sono seguiti i fatti; abbiamo chiesto di essere affiancati da operatori della sanità mentale che ci aiutino a gestire queste persone detenute ma ancora oggi siamo lasciati soli ed i fatti accaduti ieri sera lo dimostrano”.

Precisamente, “Come già affermato dalla dott.ssa Magnavita, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Trieste in risposta al nostro intervento, non basta un’adeguata terapia farmacologica, servono programmi individualizzati di trattamento e la presenza costante di operatori specializzati accanto alla Polizia Penitenziaria”. I detenuti in questione, infatti, “permangono anche 23 ore al giorno chiusi in cella” e naturalmente “la loro aggressività non può che aumentare con il passare dei mesi”.

Nel caso dell’uomo responsabile dell’incendio, necessita particolare attenzione, avendo “appiccato numerosi incendi, allagato più volte tutto il corridoio della sua sezione, distrutto in più occasioni tutti i suppellettili in dotazione, divelto sanitari e da ultimo ha aggredito un infermiere”.
Una “situazione insostenibile” che, secondo la segretaria regionale UGL PP, andrebbe “attenzionata maggiormente dal personale sanitario e dai superiori uffici”.

“La segreteria UGL Polizia Penitenziaria Triveneto auspica che vengano presi seri provvedimenti a tutela della sicurezza del personale, e che il soggetto protagonista, possa essere trasferito in un reparto di medicina protetta dove possa ricevere le cure psichiatriche di cui necessita in totale sicurezza”.