Comunità religiose di Trieste riunite in un messaggio di pace: riflessioni sociali

Per la prima volta dopo molto tempo, gli esponenti delle più importanti comunità religiose di Trieste (ebraica, musulmana, greco ortodossa, serbo ortodossa) hanno espresso unitamente la loro inquietudine sull’eventuale accoglienza della manifestazione di estrema destra nelle strade nostra città proprio in concomitanza con il giorno di San Giusto, in cui si festeggia il patrono, il prossimo 3 novembre. Tale comunicazione di apprensione è avvenuta attraverso una lettera-appello che anche intrinsecamente veicola un messaggio di pace, seppur non facendo diretto riferimento alla suddetta manifestazione; i rappresentanti delle diverse fedi e confessioni si dimostrano preoccupati “che le giovani generazioni vengano ‘avvelenate’ dal diffondersi di ideologie contrarie al rispetto della dignità umana, all’armonia e all’unità dei popoli, portando nella società orrore e odio” ed esortano i cittadini e le istituzioni a “mandare un messaggio chiaro (di risposta, n.d.r.), affinché la nostra città, nel giorno della festa laica e religiosa di Trieste, sia risparmiata da manifestazioni di ideologie che richiamano ad un passato tragico”. Un appello “al di fuori da qualsiasi partito“, ma “morale ed etico” rivolto a tutta la città, per ricordare “i valori essenziali che ci accomunano tutti, di pace, fratellanza e rispetto“.

In Italia ci troviamo in un momento storico-sociale molto particolare e delicato: come è già stato messo in rilievo molte volte in questa stessa rubrica, stanno venendo lentamente meno alcune libertà e alcuni diritti acquisiti. È come se ci trovassimo di fronte a un bivio: dimenticare e ripetere gli stessi errori un’ulteriore, estenuante volta, oppure rileggere con cura il passato e agire diversamente e strategicamente? Diventa chiaro in quest’ottica, che qualsiasi gesto ognuno di noi faccia quotidianamente possa avere il peso di un gesto politico, e qui il termine politico viene usato in senso ampio, sociale, che riguarda tutti, ma proprio tutti i cittadini in quanto esseri umani. Siamo abituati a considerare la politica come qualcosa di estraneo a noi, che non fa i nostri interessi, che ci ha traditi e delusi, e certamente in parte è così; ma troppo spesso ci dimentichiamo che siamo anche noi che dovremmo fare la politica, non solamente esprimendo il nostro personale voto alle urne, ma anche e soprattutto attraverso le nostre azioni di ogni giorno.

Se andiamo a farci un giro, per esempio, in una sala d’attesa di un qualsiasi ufficio pubblico, ci accorgiamo facilmente che le persone si stanno scagliando le une contro le altre anziché unirsi per aiutarsi, e questo è esattamente quello che è accaduto infinite volte nella storia dell’uomo appena prima dei più funesti avvenimenti storici. Perché non pensare di darsi la mano invece di voltarsi le spalle? Perché non cercare di capire prima di giudicare?

Portando un altro esempio, se crediamo che il mondo debba essere più ecologico (e abbiamo ragione, lo dicono tutti gli esperti in campo!), dovremmo cercare di essere noi i primi a farlo nel nostro piccolo e darne l’esempio attraverso le nostre azioni, che anche in questo caso risulterebbero politiche, perché fatte nell’interesse di tutti. Siamo noi che possiamo fare molto, e questo fare di certo non dovrebbe avere nulla a che vedere con le divisioni ideologiche.

Quello che questa volta è successo a Trieste, con l’unione delle comunità religiose che seppur professando credo differenti si sono messe insieme per una stessa causa di pace, fa scaturire una riflessione dalla quale possiamo tutti prendere spunto, non dimenticandoci che CasaPound è stata definita da alcuni storici come un movimento da inserirsi tra quelli della destra più radicale revisionista.

Certo la si può pensare diversamente su molti punti, ma siamo disposti a dividerci anche sui principi fondanti della nostra pace duramente acquisita e del nostro Stato di diritto?

Il mio ideale politico è l’ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma è l’individuo creatore e sensibile, è insomma la personalità; è questa sola che crea il nobile e sublime, mentre la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.”

Albert Einstein