06.09.2018 – 15.30 – Alloggi popolari assegnati con equità e privilegiando i residenti reali e gli italiani. È questo il senso della proposta di legge presentata dai consiglieri Giacomelli e Basso, di cui si sta parlando in questi giorni e che intende modificare la legge che regola le politiche abitative proprie dell’edilizia territoriale ATER in tutto il Friuli Venezia Giulia.
L’analisi di Claudio Giacomelli, che è al lavoro già da tempo sulla questione, si concentra proprio sul discusso innalzamento da due a cinque anni del requisito di residenza sul territorio del Friuli Venezia Giulia, e pone le basi per una modifica che ha lo scopo di tutelare i cittadini italiani, in particolare i residenti in regione, nell’accesso all’edilizia popolare.
“Ciò avviene già da quasi un anno nella Regione Veneto, con la legge regionale numero 39 del 3 novembre 2017”, ricorda Claudio Giacomelli, “e nella regione Toscana, già dal 2015. Il requisito di cinque anni è riconosciuto anche dall’Unione Europea, attraverso la direttiva 109/CE del 2003: è infatti il lasso di tempo necessario per ottenere quello che viene definito come status di soggiornante di lungo periodo. È proprio questa particolare situazione che rende possibile l’ottenimento del diritto all’accesso al pari trattamento, e quindi, eventualmente, l’assegnazione di un alloggio.”
Nella proposta di Giacomelli e Basso si prevede che l’obbligo di residenza in Friuli Venezia Giulia non sia più richiesto solo a chi presenta la domanda per ottenere l’alloggio, ma venga esteso a tutti i membri del nucleo familiare, con la sola eccezione dei figli minori a carico. “Vogliamo inoltre”, spiega Giacomelli, “che ai cittadini stranieri non sia più consentito di attestare l’esistenza o meno di eventuali proprietà all’estero con una semplice autocertificazione, ma che venga presentata una vera e propria certificazione rilasciata secondo i criteri previsti dall’art. 2 del DPR 394/1999. Con la nostra proposta viene escluso dall’assegnazione dell’alloggio chi nei dieci anni precedenti abbia occupato abusivamente una proprietà e sia stato condannato ai sensi del codice penale. Dalla nostra proposta di legge consegue un miglioramento dell’integrazione sociale all’interno delle abitazioni popolari: basta pensare, infatti, a che cosa accade nel momento in cui a seguito di politiche sbagliate si crea un ghetto o una ‘banlieue’, una ‘periferia’ come in Francia. I Comuni e le ATER, invece, sono così tenuti a favorire la composizione eterogenea dei blocchi abitativi e a garantire l’equità nell’assegnazione degli alloggi.”


