Il Bagno Excelsior, primo stabilimento balneare della Riviera di Barcola

11.08.2018 – 08.45 – Trieste conosce il paradosso di una città di mare senza spiagge: com’è noto, infatti, i triestini si arroccano su scogli, cemento e scomode distese di sassi. Agli inizi dell’ottocento, quando gli stabilimenti balneari erano ancora lontani dall’essere inventati, complice l’assenza di una classe borghese e del correlato concetto del “tempo libero”, i bagnanti si recavano sotto Servola e ai piedi della collina di Scorcola.
Grande successo riscuoteva l’area dell’attuale stazione ferroviaria e delle correlate rive, oggigiorno irriconoscibili: ai primi del XIX secolo, infatti, il mare arrivava all’incirca a metà di Piazza Libertà. La situazione cambierà radicalmente nell’ottocento, con l’arrivo della strada ferrata e della Ferrovia Meridionale (28 luglio 1857). In precedenza, durante i mesi estivi, la zona diventava un’improvvisata spiaggia, dove le cataste di legname fungevano da comodi appendini per i vestiti e da paravento per spogliarsi.
Superata la tempesta – politica e militare, ma non meno distruttiva – del 1848 e della Primavera dei Popoli, tra il 1850 e il 1860 vennero inaugurati a Trieste i bagni galleggianti, tranquillamente classificabili come i primi stabilimenti balneari “ufficiali” della città.
Venivano invece riservati alla classe lavoratrice i bagni popolari, un gentile eufemismo per definire tratti di spiaggia abbandonati o utilizzati dai pescatori: nel 1850 i luoghi dove farsi “un tocio” erano le rive tra Lazzaretto S. Teresa e la “Batteria Lengo” (attuale Largo di Roiano) e la zona di S. Andrea, tra la campagna Scardella e lo Stabilimento Strudthoff.
La zona di Servola, avendo all’epoca un fondale assai basso (all’incirca mezzo metro), era la zona preferita dall’alta borghesia e dai cavalieri della nobiltà, che vi conducevano le proprie cavalcature. Era infatti convinzione all’epoca che l’acqua marina avesse effetti estremamente benefici tanto per l’uomo, quanto per gli animali.
La progressiva crescita urbana della città e il clima positivista caratterizzante gli anni a cavallo del secolo, dal 1880 al 1910, favoriva la costruzione di impianti termali e istituti balneari; in quest’ambito, come abbiamo trattato altre volte nell’appuntamento storico al sabato, dobbiamo collocare la costruzione del Bagno Fontana e il “Ciodin”. Oltre alla divisione tra uomini e donne, è interessante rilevare come il bagnino all’epoca disponesse di un fischietto, con il quale segnalava l’arrivo dei piroscafi. Le navi all’epoca transitavano molto più vicine alle rive di quanto si possa pensare, sollevando ondate di marea capaci di mettere in pericolo la vita dei nuotatori, specie se ragazzini o anziani. Oltre alla zona della Lanterna, gli ultimi decenni dell’ottocento assistettero a uno spostamento dell’asse balneare nella direzione della Riviera di Barcola, fino ad allora deserta.
Il Bagno Excelsior di Barcola venne inaugurato nel 1889 e alcuni anni dopo seguì il Bagno Ganzoni, gestito dal 1904 ad oggi dalla Società CanottieriNettuno”. Negli stessi anni a Barcola, nella zona della spiaggia, che cominciava a vantare un notevole business turistico, vennero aperti i famosi “Caffè Concerto”, osterie e tavolate all’aperto, con esibizioni pirotecniche e spettacolini teatrali. Prime avvisaglie di quanto diverrà la Barcolaturistica”, come oggi è conosciuta.

“Bagno Excelsior”, riproduzione su legno di Silvana Cermelj.

In quest’ambito, riveste particolare interesse il Bagno Excelsior: lussuoso stabilimento balneare di fine ottocento e modello per i successivi “Bagni” nella zona di Barcola.
Inizialmente la famiglia Di Salvore, proprietaria di alcuni lotti di terreno nella zona, decise di chiedere la concessione della spiaggia (1886), che verrà inaugurata ufficialmente l’anno seguente (1887) con il patronato di Alessandro Cesare Di Salvore, imprenditore e armatore marittimo.
Alessandro Cesare può essere considerato, con alcune esagerazioni, uno dei trasformatori di Barcola da villaggio di pescatori a stazione di soggiorno balneare. Nato ad Alessandria d’Egitto (1847) e morto a Trieste (1921), Di Salvore verso quegli anni, nel 1881, possedeva una flotta di 8 navi con le quali faceva concorrenza alla compagnia Istria-Trieste. Come altre personalità del tempo, era ovviamente un consigliere comunale e nell’ambito teatrale, il direttore della Società Filarmonico- Drammatica.
Lo stabilimento si componeva di una spiaggia e un largo edificio edificato da quello stesso architetto Edoardo Tureck responsabile del castelletto neogotico (Viale Miramare, 58), non a caso esclusiva proprietà della famiglia Di Salvore.

Il Bagno Excelsior, da non confondere con l’Hotel Savoia sulle rive, era uno stabilimento di prim’ordine: una massiccia struttura con un caffè-ristorante, un salone e una terrazza sul mare per chi volesse prendere il sole o liberare gli asmatici polmoni dell’epoca con il vento marino.
La struttura sorgeva su un banco naturale di sabbia e si diramava su tre bacini, rispettivamente per gli uomini, le donne (le fonti parlano di “signore”) e i bambini schiamazzanti.
Alle spalle, ben 450 cabine separate e un pontile a mare in legno. C’erano anche disponibili docce di acqua dolce e di mare, così come due teatrini, all’interno e all’esterno, riservati per cabarettistica, festicciole e concerti con degustazione di caffè (cafè chantant).

Bagno Excelsior, ristorante/ teatrino interno.

Lo stabilimento fu sopraelevato nel 1888 e ulteriormente ampliato nel 1894, prima di passare di proprietario a Costantino Salvano (1900). Risale invece al 1895 la costruzione dell’albergo nella strada di fronte. Il Bagno assisterà poi a un ulteriore ampliamento nel 1910, con un nuovo ristorante e una pista di pattinaggio.
Il manualetto sulle spiagge di Marco Zanettovich, “Spiagge e stabilimenti balneari di Trieste”, riporta come nel 1905 il Bagno Excelsior e la Società Canottieri “Nettuno” furono al centro di una grave controversia. I canottieri erano infatti stati accusati di fare il bagno con costumitroppo dimessi”, mentre un piccolo gruppo aveva sequestrato una barca per occhieggiare la proibita sezione delle donne del Bagno Excelsior. A quanto pare fu una polemica che impegnò tutta l’estate del 1905, una buona prova di quanto tranquillo risultasse il clima della Belle Epoque, se confrontato dopo soli dieci anni (1915) con le ostilità della Prima Guerra Mondiale.
Nonostante alcune ristrutturazioni, il Bagno Excelsior continuò a funzionare attraverso gli anni Trenta, superando indenne la Seconda Guerra Mondiale e gli anni Sessanta e Settanta.
Verso gli anni Ottanta tuttavia l’impianto fu chiuso con la scusante di problemi strutturali.
La zona, per una strana sovrapposizione di leggi asburgiche e italiane, risultava “privata” e come tale liberamente edificabile. Mentre il frontemare per la legge italiana è bene demaniale (Legge Galasso sui vincoli paesaggistici, 1984), nel caso in questione si scelse di applicare la piena proprietà privata di una vecchia norma asburgica e pertanto la spiaggia risultò sottratta allo Stato. Tra il 1994 e il 2003 sono stati costruiti dei condomini privati con annessa spiaggia e il Bagno Excelsior ha così incontrato la sua fine, dopo un’impressionante longevità di quasi cent’anni, dal 1887 al 1984.