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giovedì, 18 Giugno 2026
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Bivacchi di richiedenti asilo sulle Rive: parlano le organizzazioni che si occupano di accoglienza

27.8.18 | 22.55 – Le realtà che si occupano dell’accoglienza a Trieste “rispondono” alle polemiche nate in seguito ai “bivacchi” sulle rive cittadine di gruppi di richiedenti asilo.

Le precisazioni arrivano in un comunicato a firma di: ICS, Fondazione Caritas Trieste, Duemilauno Agenzia Sociale, “La Collina – cooperativa sociale” e Lybra che di seguito pubblichiamo.

“A seguito delle polemiche dei giorni scorsi sulla presenza dei richiedenti asilo lungo le rive cittadine, come persone che lavorano nell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati a Trieste vogliamo fare alcune precisazioni.
Esiste a Trieste un sistema strutturato di accoglienza in grado di attivarsi tempestivamente e in maniera organizzata in circostanze di emergenza come tra il 23 e il 25 agosto, quando gli arrivi si sono intensificati.

In questa occasione abbiamo individuato, in poco più di 24 ore, 50 posti letto
oltre a quelli ordinariamente previsti per l’accoglienza dei richiedenti asilo.
Esiste a Trieste un sistema locale, frutto di un lavoro quotidiano serio, organizzato e trasparente, le cui procedure e modalità di controllo sono state messe a punto progressivamente fin dal 2011, grazie a un impegno congiunto con la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Trieste e, fino al 2016, anche con il Comune di Trieste, che aveva sino ad allora piena titolarità di azione come soggetto attuatore degli interventi di accoglienza e protezione di tutti i richiedenti asilo presenti sul territorio.

( Don Alessandro Amodeo, direttore della Caritas e Gianfranco Schiavone dell’ICS)

A far funzionare questo complesso sistema sono moltissimi lavoratori, preparati e presenti che, adempiendo al proprio mandato, cercano di rispondere velocemente e nel migliore dei modi proprio per far sì che, se ci sono persone che dormono per strada, ciò si verifichi almeno per un tempo
brevissimo.
Il sistema funziona ma devono combaciare tempi di arrivo, sistemazioni di
“emergenza”, trasferimenti ad altra destinazione o inserimenti nell’accoglienza: questo talvolta non si verifica e anche un meccanismo così ben congegnato si inceppa.

Troviamo offensivo e molto poco rispettoso tutto questo parlare dei “soldi buttati per l’accoglienza” e chiediamo alle istituzioni di questa città almeno di riconoscere il lavoro che viene svolto quotidianamente e di non condannarlo se si verificano situazione straordinarie come le attuali.

Se poi la richiesta a chi lavora nell’accoglienza è quella di indovinare il momento in cui gli arrivi si intensificheranno o di presagire quando i colli di bottiglia congestioneranno il sistema lasciando persone per strada, va da sé quale possa essere l’unica risposta possibile.

A proposito delle poche persone già inserite nell’accoglienza che sono state trovate sulle rive, è difficile pensare che preferiscano il marciapiede a una casa, se non per restare vicino a persone care,che – appena arrivate – una casa non ce l’hanno ancora”.

(immagine di repertorio)