26.07.2018 – 08.45 – È stato David Byrne a chiudere sabato 21 luglio scorso il tris di super-concerti estivi triestini nella meravigliosa cornice di Piazza Unità d’Italia e, in retrospettiva, è ancora emozionante ricordare le sue note e rivederne le immagini. Il musicista, compositore e produttore discografico britannico naturalizzato statunitense, fondatore e animatore dei Talking Heads e vincitore in carriera del premio Oscar, del Golden Globe e del Grammy, ha incantato ed infiammato un pubblico di 4000 appassionati proveniente anche dalle vicine Austria, Slovenia e Croazia.
Va sicuramente ricordato, per capire a fondo la poliedricità di questo artista, che Byrne inoltre continua ad esporre Visual Art da oltre un decennio, ha scritto un libro di culto – “Come funziona la musica”, ed è uno dei maggiori intellettuali della musica popolare che strizza l’occhio all’avanguardia.
L’atmosfera che si è respirata è stata molto diversa dalle serate precedenti, e lo si è capito già dai primi istanti: completo grigio cenere e piedi scalzi per lui e la band ed un’apertura di show che non passa di certo inosservata. Byrne è stato inizialmente da solo, su un palco dove non ci sono punti di riferimento, dove la teatralità è imponente per la sua essenzialità ed ipnotica per il suo significato. Ha presentato in questo modo il suo nuovo lavoro discografico, “American Utopia”: da solo, dietro ad un banchetto, con un cervello tra le mani. Poco a poco sono poi comparsi attorno a lui ballerini e musicisti vestiti tutti uguali, attraverso “tende” metalliche che cambiavano colore.
Non c’è stato nulla di ciò che siamo stati abituati a vedere su un palco: tutto senza un posto fisso, senza un filo, nessuna asta per microfono, nessuna postazione. Tutto essenziale e semplice, ma di una semplicità che diventa alla fine disarmante: tutto in movimento, tutto sincronizzato, tutto studiato nei minimi particolari, tanto che è ardua impresa, ascoltando Byrne, rimanere seduti al proprio posto. Così ogni canzone si trasforma perciò in una coreografia, con giochi di luci ed ombre, processioni, balletti di fila e una serie interminabile di geometrie sceniche.
Oltre ai pezzi del nuovo album non potevano mancare alcune delle più famose canzoni dei Talking Heads, per un totale di un’ora e mezza di musica raffinata, in cui il pubblico ha ballato, si è divertito e ha sognato assieme ad un Byrne danzereccio e giocoso.
Si può dire senza dubbio che il “tris d’assi” musicale di questa stagione ha alzato l’asticella ai massimi livelli. Trieste quindi si conferma nella lista delle capitali europee dei grandi eventi Live, ospitando, nella cornice scenografica di Piazza Unità d’Italia, tre artisti che hanno contribuito a scrivere alcune fra le pagine più importanti della storia della musica.
[Foto e articolo di Roberta Radini]






































