30.06.2018 – 15.56 – Lo scorso giovedì 28 giugno un team di archeologi e geologi ha portato a termine una delicata operazione di rinvenimento del cranio di “Bruno“, il dinosauro del Villaggio del Pescatore di Duino-Aurisina. Il prezioso reperto è stato riportato alla luce grazie all’abilità del funzionario archeologo Paola Ventura e il geologo Antonio Klingendrath, che effettuò già negli anni novanta lo scavo del Tethyshadros insularis noto con il nome di “Antonio”.
L’operazione è iniziata con un intervento di scavo preventivo mediante tagli effettuati con appositi seghetti di precisione. In questo modo è stato creato lo spazio per poter accedere successivamente alle ossa fossili con mezzi manuali ad alto controllo.
L’esecuzione dei tagli è stata un’operazione piuttosto difficile eseguita da tecnici specializzati della ditta Tietz di Trieste. Le difficoltà sono state principalmente quelle di decidere come e dove tagliare, per non rischiare di intaccare il reperto. Ciò ha richiesto un grande impegno e studio approfondito da parte degli specialisti che in base alle dimensioni dello scheletro di “Bruno” – già estratto nel 1999 grazie ad uno scavo della Soprintendenza, depositato presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste e recentemente ricomposto nel laboratorio della stessa ditta – hanno determinato quelle del cranio e quindi ipotizzato la sua disposizione spaziale nella roccia, tenendo conto della stratificazione che, nel punto del rinvenimento, è quasi verticale.
Lo scavo del cranio di “Bruno” si è scontrato, infatti, con una condizione stratigrafica incredibile e una serie di fratture naturali, non comprensibili in superficie, che hanno condizionato le scelte di progetto iniziali.
Nei lavori di avvicinamento al punto dove il cranio si immerge nella roccia, sono emerse una serie di pieghe ben più complesse di quelle già presenti sullo scheletro. Il dinosauro, infatti, è ripiegato su se stesso di 180° e il cranio sembra piegare verso sud in modo tuttora poco chiaro. Per quanto riguarda l’ultima parte di “Bruno”, conservata in situ, ovverossia la coda, è ancora al vaglio l’ipotesi di estrazione.
Anche la nuova ipotesi di genesi del giacimento, retaggio di un grande blue hole (dolina o un pozzo naturale marino, dai bordi circolari, solitamente di origine carsica), spiega solo in parte la natura delle complesse curve e pieghe che interessano il fossile di dinosauro. Questa particolarità rappresenta un’assoluta novità e costituirà certamente argomento di studio per gli scienziati.
“Sul reperto estratto non è possibile fornire ancora informazioni precise, afferma il geologo Klingendrath, sia su sue eventuali particolarità che sullo stato di conservazione, fino a che non sarà completata la lavorazione in laboratorio, che si suppone richiederà circa un mese di tempo. E’ possibile, comunque, che il cranio una volta ripulito possa riservare nuove sorprese per il mondo della scienza.”
“Lo scheletro di “Bruno” – aggiunge – sarà sicuramente simile a quello di “Antonio” anche se la completezza e la qualità del primo dinosauro rinvenuto sono difficilmente raggiungibili.”
L’adrosauroide “Bruno”, di circa un metro più lungo di “Antonio”, è il secondo dinosauro, quasi completo, rinvenuto nel Villaggio del Pescatore, un tempo un ambiente paludoso caldo-umido e oggi un giacimento italiano di dinosauri, uno dei siti paleontologici più interessanti a livello internazionale.
“Per quanto riguarda quest’ultima scoperta – ha dichiarato l’archeologa della Soprintendenza Paola Ventura – una volta completati i lavori di preparazione, il dinosauro “Bruno” sarà pronto per l’esposizione presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, e per lo studio che, come avvenuto per Antonio, sarà affidato a specialisti del settore.”
Di seguito, due immagini degli scavi:




