08.05.2018 – 11.03– Aldo Moro, dal 9 maggio 1978 al 9 maggio 2018: sono trascorsi 40 anni dal ritrovamento del corpo senza vita del presidente in una Renault 4 parcheggiata in pieno centro a Roma, proprio vicino alla sede dell’allora Partito Comunista Italiano.
Uomo politico, giurista, accademico, statista italiano, Aldo Moro nasce in provincia di Lecce, il 23 settembre 1916. Nel 1939, dopo la laurea e poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si impegna nella FUCI, la federazione degli universitari cattolici, di cui sarà presidente dal 1939 al 1943. Nel 1946 è eletto all’Assemblea Costituente della neo nascente Repubblica Italiana come rappresentante della Democrazia Cristiana di cui è uno dei fondatori. Nelle elezioni del 1948 viene eletto alla Camera e fino al 1959 ricoprirà incarichi governativi importanti; nel 1957 sarà ministro della Pubblica Istruzione e introdurrà l’educazione civica come materia d’insegnamento nelle scuole elementari e medie.
Nel 1959 ottiene la segreteria del partito della Democrazia Cristiana come risultato di un compromesso fra le correnti democristiane e nello scontro con la destra del partito, che si oppone all’apertura verso i socialisti, Moro impone una linea che esclude l’appoggio parlamentare dei partiti di destra per ogni futuro governo, equivalente al sostegno dell’ipotesi del centro sinistra. Nel 1963 è presidente del Consiglio di un governo che vede la partecipazione dei socialisti; nel 1970 è agli Esteri e poi nel 1974 di nuovo al governo, ma l’anno successivo il quadro politico italiano cambia radicalmente: alle elezioni amministrative del 1975 il PCI, i Comunisti, ottengono un grande consenso e Aldo Moro ripropone la strategia che era già stata la sua bandiera: coinvolgere il PCI e formare assieme a esso un governo per nuove e ancora più importanti riforme nel paese. Dal luglio del 1976 al marzo 1978 la guida democristiana del governo, con Aldo Moro presidente della DC, è sostenuta dall’esterno da tutti i partiti dell’arco costituzionale, che si astengono però dal partecipare: è la “solidarietà nazionale“, e votano contro il Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante, i Radicali di Marco Pannella e Democrazia Proletaria.
Il 16 marzo del 1978 un nucleo d’azione delle Brigate Rosse rapisce Aldo Moro e uccide tutti gli uomini della scorta: Moro si stava recando in Parlamento, dove avrebbe votato la fiducia al primo governo con il sostegno dei Comunisti. Durante i giorni della prigionia i servizi segreti e le forze dell’ordine, con interventi e documentati interventi anche di servizi esteri e inviati, non riescono a trovare Moro: le Brigate Rosse spediscono i loro comunicati, Aldo Moro scrive delle drammatiche lettere, si apre un duro confronto fra coloro che sostengo la necessità di trattare con le Brigate Rosse stesse per la liberazione e chi rifiuta di scendere a compromessi con i terroristi. Lo Stato non tratta: il 9 maggio 1978 il corpo di Aldo Moro viene ritrovato dentro il bagagliaio di una Renault 4 a Roma, in via Caetani. È il tragico epilogo, a poco meno di due mesi dal sequestro avvenuto in Via Fani.

La prigionia, gli appelli, le trattative mancate, le perquisizioni senza esito, i nove comunicati con il
linguaggio della militanza politica dei brigatisti, le ottantasei lettere scritte dallo statista ai familiari, ai colleghi, al Papa – l’allora Paolo VI – per mantenere un contatto con la vita che stava fuori da quell’appartamento chiamato dai brigatisti “la prigione del popolo”. L’immagine, rimasta nella storia, della Renault 4 in cui si compie il tragico epilogo della vicenda di Aldo Moro, sarà il punto di partenza per un’ampia riflessione organizzata sul perché del rapimento e sugli obiettivi criminali del più numeroso e longevo gruppo terroristico di matrice marxista-leninista del secondo dopoguerra in Europa, una formazione che intendeva colpire il capitalismo e lo Stato. Le ACLI provinciali di Trieste s’interrogheranno e confronteranno sul caso Moro, facendo il punto sull’attività politica e sulla vita di Aldo Moro, mercoledì 9 maggio in via San Francesco 4/1 a partire dalle ore 17.30, con la partecipazione di esponenti triestini della Democrazia Cristiana del passato e del Partito Democratico di oggi.


