“La meravigliosa lentezza del paesaggio”, mostra di Vittorio Carradore a Trieste

07.04.2018 – 13.23 – Martedì 24 aprile, ore 17, nella prestigiosa sede della Sala Comunale d’Arte del Comune di Trieste, verrà inaugurata la mostra Vittorio Carradore. La meravigliosa lentezza del paesaggio come parte del calendario di esposizioni previsto presso Piazza Unità d’Italia.

Curata da Andrea Ciresola e Federico Martinelli, con la collaborazione dell’Associazione Culturale Quinta Parete di Verona, la mostra presenta una selezione delle opere più significative di Carradore con particolare attenzione per il paesaggio, nucleo centrale non solo dell’esposizione, ma anche della ricerca artistica e iconografica del pittore.

“Dopo Verona, Lodi, Milano, Treviso e Bologna, Carradore porta a Trieste i suoi colori” – sottolinea Martinelli – “per il valore storico di Trieste e il prestigioso Palazzo che ospita la mostra, ho selezionato, con particolare attenzione al paesaggio, ciò che di più significativo e simbolico caratterizza la sua arte.”

“Paesaggi della natura rigogliosa e che dai campi restituisce i suoi frutti, paesaggi che, attraverso la luce raccontano stagioni e stati d’animo, paesaggi e volti che raccontano il lavoro agreste, paesaggi innevati che pur coperti da un innevato manto irradiano l’energia e la supremazia della natura.”

Le circa quaranta opere del paesaggista veneto testimoniano infatti come dal racconto del paesaggio si possa trasmettere l’emozione del quotidiano, attraverso simbologie all’apparenza nascoste nello spettacolo di una natura indifferente.

Prosegue Ciresola: “il paesaggio da sempre tiene banco nella pittura di Vittorio Carradore con i suoi accenti luminosi e il cielo tessuto di azzurri, cavalcato a volte dalla nube a volte sopraffatto dalla nebbia. O dalla calura amazzonica dell’umidità estiva. E poi la neve, con la tavolozza infinita dei bianchi, che bianca non è mai, una neve sorprendentemente azzurra, cinerina e attraversata da qualche rosa che fa capolino senza saperne il perché. Una rappresentazione dell’immenso teatro della pianura dove a fare da scenografia sono spesso la montagna e la collina, quinte maestose e ferme. Fissate nell’eternità. Di questa fissità parla la lentezza del paesaggio impressa nei dipinti di Carradore, un bisogno interiore necessario all’artista per contrapporre il proprio mondo all’incessante flusso d’informazioni, azioni, accadimenti, obblighi propri della contemporaneità.”