Teatro: debutto per le “Anomalie” di Covacich e Pison. La guerra non è “normalità”

1.13.18 | 17.45 – Prima nazionale – ieri sera al Rossetti – dello spettacolo “Anomalie” tratto dal libro di Mauro Covacich per la regia – e adattamento teatrale di Igor Pison – interpretato dagli attori della compagnia del Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia.
Uno spettacolo profondo, reso più intimo e introspettivo dagli spazi della Sala Bartoli e che tocca un tema pesante come la guerra nella ex Jugoslavia, assunta a simbolo della follia che ogni conflitto passato e presente, porta.
La narrazione è divisa in tre “frame” che raccontano la guerra dal punto di vista di un cecchino, uno sniper, a sua volta catturato dai nemici; di alcuni ragazzi che, nonostante la guerra, tentano di vivere una vita “normale” e di una giovane coppia di innamorati divisi da etnia e religione, una storia d’amore che però non troverà un lieto fine.

Anche se abbastanza convincente nell’interpretazione di Riccardo Maranzana, la trattazione del tema della sofferenza interiore, della inevitabile solitudine, della megalomania del cecchino non brilla per particolare originalità, né suscita emozioni più forti di quelle scaturite dalla visione di pellicole quali “American Sniper” o del meno conosciuto, ma sicuramente interessante “Good Kill”.

Sicuramente più toccante la disperata voglia di normalità dei ragazzi che, nonostante le mille difficoltà, si ritrovano per giocare a basket.
Nostalgia per la vita tranquilla di “prima”, per una serenità che non esiste più, al pari della fortissima squadra della Jugoslavia che competeva, alla pari, con le “grandi”.
Anche all’interno di un conflitto esistono le schermaglie, amorose e non, tra maschi e femmine, allo spettatore invece la sensazione fortissima di giovani vite in bilico, finché uno schianto: una granata, lo stesso cecchino? Interrompe bruscamente la partita e fa ripiombare l’incubo della guerra e i suoi lutti.

Il massimo momento di tensione si raggiunge nell’ultima storia del trittico: una stanza, un letto, due innamorati, una sorta di Romeo e Giulietta di Bosnia, che scoprono (da altri) di essere divisi per gruppo etnico e religione, ma che sono uniti dalla giovinezza, dalla passione, dalla speranza per un futuro che – si scoprirà – non arriverà mai.
Un brusco richiamo alla realtà, dove spesso le storie non finiscono bene, per i due giovani la morte sarà unica via per poter stare insieme.
La morte però non è una liberazione: “chissà se i morti hanno rimpianti”? – si domandano prima del gesto finale.

Di effetto la scelta musicale: canzoni di gruppi e cantautori jugoslavi, serbi, croati, con grande forza evocativa sul tema della guerra, delle persone che ne sono stati colpite, di una realtà, che ospitava mille contraddizioni e che non esiste più . (Foto di Simone Di Luca)

Marco Bonini