C’era una volta la Trieste dei magazzini Beltrame

28.4.2017 | 22.06 – Se sussurraste quel nome ai giovanissimi, non direbbe loro granché. Ma se lo faceste ai triestini più maturi, per non dire d’antan, potrebbe aprirsi un mondo. Senza alcun dubbio. Una pagina di storia che Trieste non ha mai dimenticato, nonostante siano trascorsi oltre vent’anni.

Era infatti il febbraio del 1995 quando l’imponente insegna dei magazzini Beltrame, quella che per decenni aveva dominato su tutto il Corso, si spegneva definitivamente. Se ne andava così un piccolo grande impero della moda di cui l’omonima famiglia aveva saldamente tenuto le fila dal 1876, anno in cui nasceva in piazzetta San Giacomo il primo negozio di confezioni, sino al 1988.

«Il 15 marzo di quello stesso anno – ricorda Gianfranco Beltrame – l’azienda veniva ceduta ai Basevi che, pur mantenendone il marchio, ne acquisirono la partecipazione societaria». Agli storici magazzini di corso Italia restarono così altri sette anni di vita prima di chiudere i battenti. Sette anni segnati da innumerevoli passaggi di consegna.

Ma quella dei Beltrame non è solo la storia di una famiglia di imprenditori. Nata come semplice laboratorio di sartoria, l’azienda è andata via via evolvendosi nel tempo. Nel 1889, per volere del patron Giovanni Beltrame, venne inaugurata la prima succursale in piazza della Legna (oggi piazza Goldoni) dal nome “L’operaio”. È però solo negli anni a venire che quest’ultima trovò la sistemazione definitiva nei locali di corso Italia 25.

La strada era ormai tutta in salita. Nel periodo tra le due guerre, con l’apertura di una filiale a Gorizia e dello stabilimento di forniture in via Besenghi, l’impero dei Beltrame arrivò a contare qualcosa come settecento dipendenti. Fu poi con il diffondersi del nuovo concetto di prêt-à-porter a partire dagli anni Trenta che quel laboratorio di confezioni cambiò fisionomia, accostando alla massiccia produzione sartoriale la vendita di capi finiti. Pronti da indossare.

«Dopo la guerra – ricorda Beltrame – in un clima di incertezza politica e non sapendo ancora quale sarebbe stato il destino di Trieste, venne aperta una filiale della ditta anche a Roma. Significò crearsi una via di fuga qualora la città non fosse tornata italiana». Scampoli di storia. A metà degli anni Settanta, con un organico pur sempre ragguardevole ma ridotto a poco più di 140 dipendenti, i magazzini cavalcarono l’onda del successo.

«In quel periodo – prosegue Beltrame – gli affari andavano molto bene. In primavera e autunno organizzavamo due sfilate al Savoia. Il giorno successivo la boutique del Corso veniva letteralmente presa d’assalto. Riuscivamo ad incassare anche cento milioni di lire in un giorno solo».

Ma di lì a poco i tempi sarebbero cambiati. L’inasprimento della burocrazia, i costi di gestione troppo alti e le innumerevoli problematiche contingenti spinsero i Beltrame a optare per la cessione dell’azienda. Era il 15 marzo del 1988. Nell’aprile del 1994 il fallimento della società; pochi mesi dopo – nell’era Basevi – i magazzini avrebbero definitivamente abbassato la saracinesca.

Era l’undici febbraio del 1995. «In un certo senso – conclude Beltrame – noi siamo stati i precursori. Di lì a poco sarebbero purtroppo spariti dalla piazza molti grandi nomi del commercio cittadino».


Daniela Mosetti

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