Tappa triestina della Carovana Udine-Idomeni, in 200 alla serata dell’Ics. Il presidente Schiavone: “Inclusione sociale alla base dell’accoglienza. I CIE? La politica non riproduca schemi vecchi e sbagliati.”

13.01.2017 | 14.40 – Da Udine a Idomeni, passando per Trieste. Giovedì 12 gennaio, il Centro diurno dell’Ics Onlus ha aperto le porte a oltre duecento persone in occasione di Stelle Migranti. L’evento è stato organizzato proprio da Ics in collaborazione con Arci Trieste e associazione Rime e dedicato al dramma dei migranti costretti ad abbandonare il proprio paese. E’ stata la tappa triestina della Carovana Udine – Idomeni, nata su iniziativa di una quindicina di artisti e operatori culturali udinesi. Il progetto ha come intento la divulgazione dell’arte, intesa come momento di creatività e strumento di dialogo, nei campi di accoglienza della Balkan Route. Nel corso della serata gli operatori hanno presentato Stelle, installazione artistica frutto del lavoro di Micol Sperandio e Virginia Di Lazzaro. Un’opera suggestiva, con uno squarcio di cielo blu riempito da una nuvola di stelle, disegnate dai rifugiati incontrati lungo la via o nei campi di accoglienza in Grecia e in Serbia. La composizione è stata proiettata sulla strada e sui muri dei palazzi del Viale XX Settembre. La serata si è conclusa dopo le letture sceniche di testi scritti dagli attivisti e dai volontari di Idomeni e la musica dei triestini Tiziano Bole e Emanuele Grafitti.

Una versione di “Stelle

Una festa che vuole essere anche una risposta alle mancanze dell’attuale sistema di accoglienza, come dice Micol Sperandio: “Le politiche migratorie tendono a isolare le persone, creando dei grandi centri per i richiedenti asilo e fornendo loro quanto basta per sopravvivere – denuncia la Sperandio, individuando in questa pratica la difficoltà maggiore rispetto al processo di integrazione – in questo modo le persone sono abbandonate a loro stesse, senza niente da fare tutto il giorno e senza la possibilità di conoscere la realtà in cui vivono”.

Tiziano Bole e Emanuele Grafitti

La risposta degli operatori e degli artisti va in questo senso: “L’idea della carovana nasce nel marzo del 2016 in occasione di un primo viaggio a Idomeni, dove all’epoca c’erano quattordicimila persone che vivevano in uno stato di abbandono – ricorda Micol – l’accoglienza non è solo l’assistenza minima, dobbiamo pensare che abbiamo davanti delle persone che hanno dei bisogni non solo materiali”. Sulla paura e la xenofobia dei cittadini, Micol Sperandio ha le idee chiare: “Siamo tutti impauriti e destabilizzati dal fenomeno dell’immigrazione, che sta assumendo una portata sempre più grande; ma la risposta non è chiudersi né aizzare odio, dobbiamo cercare soluzioni”. Cosa che, forse le istituzioni non sono in grado di fare: “La politica si sta dimostrano incapace di gestire il problema, bisognerebbe investire sull’accoglienza diffusa e sulla formazione di operatori e volontari”.

Micol Sperandio presenta “Stelle”

Tra i presenti anche il presidente dell’Ics Gianfranco Schiavone, che annuncia l’apertura al pubblico dello stabile Ics di Viale XX Settembre 104: “Partiranno a breve i lavori per questo spazio, che diventerà un vero e proprio centro di aggregazione; ospiterà una biblioteca da duemila volumi e sarà aperto alla cittadinanza”. Sul tema immigrazione, non risparmia le critiche al sistema pubblico: “L’accoglienza non può basarsi sul volontariato e soprattutto non può fermarsi alla prima fase, altrimenti rischia di essere solo una spesa in termini economici – dice Schiavone – bisogna invece investire da subito in percorsi di inclusione sociale, ma il sistema pubblico non è orientato in questo senso”. Il presidente dell’Ics torna anche sulle dichiarazioni della presidente del FVG Debora Serracchiani, che in una lettera al ministro degli Interni Marco Minniti chiedeva di valutare il rimpatrio degli migranti meno integrati: “Tutti gli stati devono allontanare le persone che si rivelano pericolose, ma il punto è come farlo. L’esperienza del passato, quella dei CIE, si è rivelata disastrosa per l’inefficacia e per i costi eccessivi per la pubblica amministrazione. E’ necessario abbandonare le formule vecchie e sbagliate in favore di procedure nuove, questo è il compito della politica”.