11.12.16 | 13.40 – Si sono raccolti attorno ad uno striscione che recitava in maniera eloquente: “Area a caldo = morte”, una nuova manifestazione, nel tardo pomeriggio di ieri, di cittadini e associazioni che chiedono la chiusura dell’area a caldo della Ferriera.
Nessun maxi corteo, ma una fiaccolata che simbolicamente si è tenuta a pochi passi dall’ingresso dell’impianto e infatti, dall’area del raduno, erano ben visibili i camini che continuavano a “vomitare” ininterrottamente i loro densi fumi.
Una manifestazione, nel ricordo “di tutte le persone che lottano da anni, ogni giorno, e per quelle che ci hanno lasciato troppo presto”, così recitava l’invito, nata su Facebook e che ha raccolto, grazie al tam tam dei social, oltre un centinaio di persone che hanno sfidato il freddo e l’umidità.
Alla fiaccolata era presente anche una rappresentanza dell’Amministrazione comunale con in testa il Sindaco Dipiazza (e signora), gli assessori Giorgi e Rossi, alcuni consiglieri comunali della maggioranza, il capogruppo grillino Menis, il portavoce del Movimento5 Stelle in Regione, Ussai.
“Siamo qui – è stato detto da una delle portavoce del Comitato 5 dicembre – per ricordare tutte le persone che ci hanno lasciato troppo presto. Siamo qui per essere vicini alle persone di Servola che devono convivere ogni giorno con la puzza, con la polvere, con i rumori della Ferriera, con questa fabbrica che lavora giorno e notte. Siamo qui per chiedere la chiusura dell’area a caldo. Proseguiamo nell’opera di sensibilizzazione della città sul problema, pensiamo di essere a buon punto”.
Battagliero il Sindaco Dipiazza che nel suo intervento ha detto: “sono qui come cittadino è come sindaco, primo ero da solo contro tutti, adesso però ho dalla mia i cittadini e assieme alle associazioni ambientaliste stiamo facendo una bella battaglia, andremo alla guerra totale”– ha rincarato .
È ancora: “il 15 dicembre al Tavolo in Regione ci divertiremo, hanno detto (la proprietà ndr) che non vogliono fare la copertura del parco minerali, ma questo è uno dei punti inseriti nell’accordo di programma. Sono convinto che la finiremo presto, sono estremamente ottimista di riuscire a portare a casa il risultato che è nel programma elettorale mio e della mia maggioranza. I risultati delle analisi (sullo stress ossidativo) parlano di una differenza notevole nel rischio di ammalarsi tra chi abita nel rione di Guardiella e chi a Servola, il medico che ha presentato i risultati dello studio ha detto che questo rischio è l’anticamera del tumore, questo impianto è un cancro che deve sparire dalla città – precisando – l’area a caldo deve essere chiusa e se non ci riesco è giusto che me ne vada, ma vi assicuro che arriveremo alla chiusura”.
Ha preso poi la parola Flavio Furian, “speaker ufficiale” delle due manifestazioni cittadine e sempre molto presente sul problema: “spero che sia una delle ultime volte per le quali sia necessario trovarci in strada, la situazione, viste anche le ultime analisi sulle urine, è schiacciante, non è più necessario cercare prove o altro perché non so cosa possa servire più di così. È chiaro che l’area caldo in un mondo sensato dovrebbe venire chiusa. Ormai è chiaro a tutti. Questa è un’occasione per salutare le persone che non ci sono più, le vittime dentro e fuori la Ferriera, le persone che hanno perso la vita per i problemi derivanti da questa situazione e anche per coloro che questi problemi di salute li stanno vivendo in questo momento, sappiamo che ci sono e non sono pochi”.
Dipiazza ha ammesso sulla Ferriera ci sono tanti interessi in gioco, “dobbiamo fare le cose con la testa – ha detto – non possiamo permetterci di finire in tribunale ed essere costretti a pagare pesanti penali, soldi dei cittadini”.
Sul problema occupazionale che potrebbe aprirsi con la chiusura dell’area a caldo, il Primo cittadino ha nuovamente assicurato che con gli investimenti di gruppi della grande distribuzione che stanno arrivando in città ( Metro, Obi e altri) si creeranno posti di lavoro, arrivando a sbilanciarsi circa la possibile ricollocazione di parte delle maestranze tra i dipendenti del Comune.
Sono seguite alcune testimonianze di cittadini che convivono o meglio “sopravvivono” con l’impianto, particolarmente significativa la testimonianza di una madre che ha raccontato come bambini e ragazzi, a casa, a scuola, perfino al ricreatorio debbano essere spesso obbligati a rimanere all’interno degli edifici in quanto l’ambiente esterno risulta essere insalubre.
Una frecciatina nei confronti dei sindacati è arrivata dalla presidente dell’associazione NoSmog, Alda Sancin: “visti i risultati delle analisi (delle urine) dei cittadini di Servola, pensavamo che tra i lavoratori e i sindacati ci fosse la preoccupazione su cosa potrebbero svelare i loro campioni, visto che si trovano ad operare a stretto contatto con gli impianti, ma sembra che nessuno sia interessato a questo problema. I sindacati ignorano, nel senso di non voler sapere o non voler raccontare ai lavoratori quali siano i rischi che corrono e quali siano le situazioni alle quali vengono sottoposti. Mi pare strano che questa lotta dei cittadini non abbia nessuna eco all’interno. Mi pare che siamo due mondi opposti e diversi, in altre realtà la gente che lavora all’interno si fa carico dei problemi, si unisce ai cittadini per chiedere giustizia e salute per tutti. Questo qui non succede“.
“Speriamo di riuscire – ha concluso – ad arrivare alla chiusura di quella parte della Ferriera che da anni ci investe con polveri, idrocarburi e sostanze dichiarate tossiche dall’OMS, fino ad ora nella massima indifferenza delle istituzioni. Speriamo, rivolta a Dipiazza, che questa volta si riesca ad arrivare da qualche parte”.
Andrea Rodriguez del comitato 5 dicembre ha voluto fare il punto della situazione: “il problema è il carbone, basta questo, dove si lavora con il carbone c’è morte. Questo impianto è uno zombie, non è il futuro. Non perdiamo di vista il punto fondamentale, una fabbrica che usa il carbone e, a pochi metri dalle case, deve essere chiusa.
Siamo arrivati alle battute finali, il problema è stato segnalato dell’azienda sanitaria nel 2015 all’ex sindaco e persiste, ora abbiamo lo studio sui test ossidativi delle cellule, non abbiamo bisogno di altro, l’area a caldo va chiusa”.
Siamo qui, è stato ribadito da molti presenti, non tanto per noi, ma per le nuove generazioni, i nostri figli, i nostri nipoti.
Una battaglia che continua quindi e che vede lavorare e dialogare le associazioni, i comitati, oltre i semplici cittadini assieme all’Amministrazione comunale.
Ma – ci ha detto un rappresentante delle associazioni ambientaliste: vogliamo far capire che non si tratta della lotta dei partiti della maggioranza e della Giunta Dipiazza, ma di un’azione che vede finalmente unite le associazioni e gli amministratori locali, l’obiettivo però resta sempre la chiusura dell’area a caldo, obiettivo che non interessa solo Servola ma tutta la città.


