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giovedì, 8 Dicembre 2022

Una correlazione colore-cibo, scoperta della SISSA

14.11.16| 13.05- Secondo uno studio della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, l’essere umano giudica il cibo in base al colore, valutando inconsciamente il suo apporto calorico. L’attenzione ai colori, è stato osservato, si basa in particolare sulla coppia antitetica Rosso-Verde.

“Secondo alcune teorie il nostro sistema visivo si è evoluto per identificare facilmente bacche, frutta e verdura particolarmente nutrienti nel mezzo del fogliame della giungla”, spiega Raffaella Rumiati, neuroscienziata della SISSA e coordinatrice del nuovo studio. Il sistema visivo umano è tricromatico: nella retina, l’organo fotosensibile dell’occhio, ci sono tre classi di fotorecettori (coni) sintonizzate preferenzialmente su tre diverse bande dello spettro visivo. Questo implica che possiamo vedere un gran numero di colori. “In particolare siamo molto efficienti nel distinguere il rosso dal verde” precisa Rumiati.  La raffinatezza raggiunta da questo nostro senso testimonia il fatto che siamo “animali visivi”, a differenza di altri, come il cane, che  per esempio dipendono principalmente dall’olfatto. “È soprattutto il colore degli alimenti a guidarci e i nostri esperimenti finalmente mostrano come”, spiega Rumiati. “Finora infatti gli studi su questo argomento sono stati davvero pochi”.

Cosa cerchiamo in un cibo? Che sia nutriente, ovviamente, cioè che abbia un alto contenuto calorico (e anche proteico). “Nei cibi naturali, non processati, il colore è un buon predittore dell’apporto calorico” spiega Francesco Foroni, ricercatore della SISSA e primo autore della ricerca. “Più un cibo non processato tende al rosso più è probabile che sia nutriente, mentre quelli verdi tendono a essere poco calorici”. Il nostro sistema visivo si è evidentemente adattato a questa regolarità . “I partecipanti ai nostri esperimenti valutano come più ‘stimolanti’ e calorici i cibi il cui colore tende al rosso, mentre accade il contrario per quelli verdi”, continua Giulio Pergola, ricercatore all’Università di Bari fra gli autori della ricerca. “Questo risulta vero anche per i cibi processati, cioè quelli cotti, dove il colore perde la sua efficacia come indicatore delle calorie”.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific report, offre prospettive interessanti per incentivare scelte salutari in fatto di alimentazione e stile di vita: si potrebbero infatti usare determinati colori “scoraggianti” per i cibi meno sani, parodiando con un “sistema visivo” quanto già si fa con le foto sui pacchetti di sigarette.

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