“Bonus gratitudine” di 500 euro per ogni migrante accolto. 2.8 milioni ai comuni del Friuli Venezia Giulia

1.11.16 | 17.45 – Porterà 2,8 milioni di euro al Friuli Venezia Giulia, dove sono ospitati in varie strutture 5.565 migranti (dati forniti dai ministeri competenti), il ‘bonus gratitudine’ (come lo ha chiamato il ministro dell’Interno Alfano) di 500 euro a migrante per i comuni che accolgono stranieri ed inserito nella Legge di Stabilità.

In regione sono circa quaranta i comuni che hanno fatto la scelta di accogliere i migranti, ma la Regione FVG è impegnata per raddoppiare almeno questo numero, a comuni che propongano progetti e interventi in materia.

Secondo il direttore del Dipartimento immigrazione del Viminale, Mario Morcone, che ieri sul tema delle migrazioni ha incontrato a Trieste i prefetti della regione, il Friuli Venezia Giulia può essere definito “un modello per l’accoglienza”.

In Italia sono 2.600 su ottomila i comuni che hanno offerto ospitalità ai profughi.

In provincia di Trieste, oltre ai profughi assistiti nelle strutture di Caritas e Ics in città, verranno ospitati a Muggia una ventina di migranti che troveranno riparo, solo per le ore notturne, nella “Casa Primavera”, un ex asilo delle suore Canossiane, gestito dalla parrocchia di Aquilinia.

Fotografando la situazione dei migranti a Trieste, in un’intervista al Piccolo, la Prefetta Anna Paola Porzio ha dichiarato che: “il territorio provinciale è alle prese con la gestione di un flusso importante di richiedenti asilo – ammettendo come – non ci si aspettasse un simile flusso”.
La Prefetta ha assicurato come la situazione dei migranti che verranno ospitati a Muggia sia una “soluzione assolutamente temporanea, improntata ad un’accoglienza dignitosa, con l’obiettivo di evitare il ripetersi di situazioni come quelle viste al silos un anno fa”.

La Prefetta Porzio con la Presidente Serracchiani
La Prefetta Porzio con la Presidente Serracchiani

Sulla questione dura la presa di posizione del segretario provinciale della Lega e Vicesindaco di Trieste Pierpaolo Roberti che in un post su Facebook ha scritto: “Il Prefetto si era impegnato con l’attuale amministrazione a ridurre i numeri di richiedenti asilo sul territorio.
Della situazione internazionale, ovviamente, non siamo noi a doverci far carico.
Ho scritto una lettera la scorsa settimana per conoscere quali provvedimenti si stessero prendendo per alleggerire i numeri su Trieste, ma a quella richiesta di chiarimenti non ho avuto risposta.
Non accettiamo di essere presi in giro, né di continuare ad essere la città che accoglie una percentuale doppia di clandestini rispetto alla media nazionale.
Se non ci sarà una rapido cambio di passo e una rivalutazione delle scelte fatte finora non ci si stupisca di raccolte firme o di manifestazioni da parte di cittadini esasperati, non dimenticando che l’amministrazione è espressione di quella volontà popolare”.

Attesa o meno, è certo che già a metà agosto la Slovenia, prevedendo proprio per l’autunno una nuova ondata migratoria, ha messo in campo tutta una serie di azioni mirate con riunioni di coordinamento a diversi livelli decisionali e operativi, l’acquisto di nuovi moduli abitativi e tende per il centro di accoglienza di Logatec e altri centri sparsi sul territorio, oltre il mantenimento del filo spinato in molti tratti di confine con la Croazia.
La Slovenia era stato nel marzo scorso – prima ancora che l’accordo fosse perfezionato – il primo paese ad applicare l’intesa sui migranti raggiunta poi con la Turchia.
Nel marzo scorso, infatti, la vicina Repubblica aveva chiuso le frontiere a tutti coloro che non erano «in regola con i requisiti», così aveva spiegato il ministro dell’Interno sloveno nel dare l’annuncio.

Per i migranti era stata attivata una selezione “in base a ragioni umanitarie e alle regole di Schengen. Dunque la polizia aveva accettato solo chi aveva il visto, chi chiedeva asilo e chi aveva bisogno d’aiuto umanitario.

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