27.5.2016 | 11.58 – È stata presentata ieri mattina (giovedì 26 maggio), su iniziativa dei referenti dei Comitati regionali per la difesa della Sanità del FVG, la proposta di referendum abrogativo della riforma sanitaria Serracchiani-Telesca.
I gruppi hanno raccolto in poche settimane un enorme numero di firme (2559 contro le 500 sufficienti) in tutte e cinque le circoscrizioni elettorali del territorio regionale, ognuna delle quali particolarmente interessata dalla riforma stessa.
I Comitati di Trieste, Gorizia – Monfalcone, Latisana, Cividale, Gemona, Grado, Maniago e Sacile, confluiti nel Comitato Referendario per l’abrogazione della Legge sulla Sanità del FVG, dopo svariate azioni di protesta e tentativi di dialogo nelle sedi istituzionali, non ottenendo un confronto positivo e risposte adeguate, hanno ritenuto di seguire la strada più estrema: la richiesta di abrogazione.
«Ci si trova di fronte ad una riforma che non distribuisce equamente le risorse sul territorio regionale – spiegano i Comitati – creando cittadini di serie A e B. Il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione repubblicana viene messo a serio rischio, perché si assiste ad un’erosione dei servizi sanitari senza precedenti, con pesanti tagli di posti letto e reparti, di funzioni e servizi, di prestazioni e di personale, nonché a vari tentativi di depauperamento di alcune delle “eccellenze” in materia».
«Sono stati chiusi gli ospedali per acuti di Gemona del Friuli, Sacile, Maniago e Cividale, dei loro reparti di medicina e pronto soccorsi, contribuendo ad indebolire il sistema dell’emergenza. Ci sono pesanti tagli agli ospedali di Latisana e Gorizia, che ad esempio perdono il punto nascita; a Trieste, sia all’Ospedale di Cattinara (foto) che a quello infantile Burlo Garofolo, intaccato nella sua eccellenza con gravi ridimensionamenti; e non ultimi figurano gli smantellamenti del sistema del 118, già avvenuti a Monfalcone e ancora sotto minaccia a Grado. E si sottolinea che tutto ciò non è opinione isolata, ma proteste analoghe sono state avanzate anche dai Sindacati dei medici e degli infermieri».
«Noi crediamo – concludono i Comitati – che su un tema così importante e delicato sia necessario chiedere il parere popolare: la sanità tocca tutti indistintamente e quindi la parola deve andare ai cittadini. Per questo abbiamo deciso di ricorrere allo strumento referendario, cardine di democrazia diretta, visto che la cosiddetta “riforma“ è stata approvata di gran fretta, senza un vero ascolto e soprattutto senza condivisione con i territori interessati, con i loro rappresentanti e con gli operatori che devono attuarla quotidianamente».
La decisione sull’ammissibilità di tale proposta spetta all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale entro trenta giorni dalla sua presentazione e delibera all’unanimità. Se non viene raggiunta, l’argomento è iscritto di diritto all’ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale immediatamente successiva.


