Ferriera, in migliaia per la chiusura dell’area a caldo FOTO

22.5.2016 | 22.16 – Un cielo azzurro ha fatto da tetto alla manifestazione organizzata dal Comitato 5 dicembre per la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Servola. Il popolo “anti-Ferriera” si è dato appuntamento alle 17 di oggi al Foro Ulpiano, difronte al Tribunale di Trieste. Presenti migliaia di persone. A dare il “la” all’evento è stato il rapper triestino Jay Rah. Poi è stata la volta di Flavio Furian: «chiediamo e vorremmo giustizia perché la salute è uno dei diritti primari» ha sottolineato il comico spiegando il perché della scelta del palazzo di Giustizia quale luogo di ritrovo. Gli ha fatto eco lo slogan “la salute non si tocca!“.

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Parole sicuramente non tenere verso il primo cittadino Roberto Cosolini sono arrivate da Andrea Rodriguez, membro del Comitato 5 dicembre e promotore della dimostrazione. «Chiediamo le dimissioni di Cosolini e Serracchiani – ha attaccato – quando abbiamo incontrato il sindaco per la prima volta il 3 marzo, ci aveva detto che avrebbe avuto bisogno dei dati per potersi pronunciare in merito alla possibile chiusura dell’area a caldo. E ora ci risponde che la chiusura è un obiettivo irraggiungibile! Non poteva dirlo prima? Basta, si dimettano!»

Il lungo serpentone è poi partito alle 18 circa alla volta di piazza Unità, ultima tappa della manifestazione.

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Tra i partecipanti (come precedentemente annunciato) c’era anche il Vicepresidente della Camera Luigi Di Maio assieme al candidato sindaco M5S Paolo Menis e agli attivisti pentastellati. Ma la rappresentanza politica non si chiude qui. C’erano infatti anche Roberto Dipiazza, Roberti, Fedriga, il senatore Lorenzo Battista, Vito Potenza, Maurizio Fogar e Ussai. Solo per citarne alcuni.

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Il serpentone umano, partito sulle note di “Hell’s bells” degli AC/DC, si è poi snodato lungo le vie Ghega, Roma e Valdirivo fino ad arrivare in piazza Unità. Anche questa volta molto eterogenea la partecipazione con giovani e anziani, tante famiglie con bambini e persone accompagnate dai loro amici a quattro zampe. Un esercito di migliaia di persone (3500 secondo la Questura, di più secondo gli organizzatori).

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Un gruppo di suonatori di tamburi e percussioni ha reso “rumorosa” la manifestazione mentre alcuni improvvisati “cacerolazos” hanno ritmato gli slogan sbattendo coperchi e casseruole. Come espressamente richiesto dagli organizzatori, assenti le bandiere di partito, fatta eccezione per alcuni vessilli con alabarda e simboli del fronte indipendentista. Presente anche il tricolore.

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Una volta in piazza Unità, Flavio Furian – animatore della manifestazione – ha mostrato, rivolto verso il Palazzo della Presidenza della Regione, un sacchetto pieno di polvere di carbone e metalli, raccolta (quotidianamente) dai servolani. Dagli altoparlanti è poi partita la sigla del noto cartone animato Heidi. «Ci vogliono far credere che la situazione è risanata, mancano solo le caprette che fanno ciao!».

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Duro l’intervento di Andrea Rodriguez che ha attaccato direttamente il Partito Democratico. «Il Pd sta mettendo il profitto di un imprenditore davanti alla salute dei cittadini, devono andare a casa. La Ferriera per Arvedi è il biglietto da visita per acquisire l’Ilva di Taranto grazie al governo Renzi. Basta con questo Pd che fa governare gli imprenditori. Basta alle balle che abbiamo visto in giro, anche in post su Facebook creati “ad arte”».

E ancora. «Siamo stufi che venga sempre messo in campo lo spauracchio del ricatto occupazionale, Il laminatoio può assorbire tutti gli operai dell’area a caldo e anche lo sviluppo della portualità e logistica potrebbe portare altro lavoro».

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«Restiamo uniti» ha concluso Furian, lasciando poi la parola ad alcuni rappresentanti di associazioni e comitati. Tra questi Alda Sancin della Onlus No Smog. «Questa manifestazione non è diversa da quelle precedenti, chiediamo che la giustizia faccia il suo corso, a noi interessa la giustizia che fino ad ora ci è stata negata, sappiamo che la magistratura nei giorni scorsi è stata in Ferriera, ci facciano sapere!».

«Devono smettere di dire però che a Trieste e Servola – ha concluso – si sta tutti bene, senza statistiche, senza studi seri. Ci dicano cosa c’è nella roba che cade quotidianamente sopra le nostre teste».


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