“Cose che hai fatto mentre non c’era la guerra”, nell’ex caserma Osoppo l’arte di Filippo Minelli tra memorie personali e collettive

16.12.2015 | 17.44 – Dopo una residenza trascorsa in Friuli Venezia Giulia, una delle regioni più militarizzate d’Europa, a caccia di bunker, suggestioni e ricordi, giovedì 17 dicembre, l’artista Filippo Minelli presenterà il suo progetto partecipato e site specific “Cose che hai fatto mentre non c’era la guerra”. È stato invitato dall’associazione Etrarte, realtà attiva dal 2006 nel campo delle arti visive, per Bandus, una festa partecipata e consapevole di arti a ricordo della “tregua del Natale 1915” che si terrà nella ex caserma “Osoppo” a Udine.

Lara Trevisan immagine_QuartaDimensione

Una domanda tanto semplice quanto spiazzante, che l’artista ha rivolto alla popolazione e a cui hanno risposto in molti, inviando materiale fotografico e documentativo. «Bandiere, striscioni e poster appartengono ad un’estetica della protesta che viene ribaltata e decontestualizzata per creare le condizioni per lo stravolgimento del punto di vista di chi guarda. In questa operazione –  spiega Elena Tammaro, curatrice del progetto per Etrarte – lo spettatore attiva un processo creativo che gli permette di superare una visione stereotipata, accettando la sfida dell’artista. In questo caso il paradigma da superare è la guerra ed in particolare il modo di percepire la sua assenza, ossia la pace»

“Cose che hai fatto mentre non c’era la guerra” è una provocazione che taglia in maniera trasversale qualsiasi discussione sulla guerra, mettendo in crisi quell’angolo sicuro che è il nostro quotidiano, la cui eccezionalità nascosta si rivela testimoniando la differenza tra la “pace” e l’assenza di “conflitto”.

Filippo Minelli Cose che ho fatto mentre non servivo nellÔÇÖesercito ph Alberto Blasetti

Alla luce della riflessione indotta da Minelli, ogni scampagnata, ogni festa in parrocchia, ogni pranzo in famiglia assumono un nuovo significato: si tratta di attività, eventi, situazioni, circostanze che abbiamo avuto la possibilità di vivere perché non c’è la guerra.

E allora Bandus diventa motivo per riflettere sulla contemporaneità, in una sospensione temporale in cui la memoria del quotidiano diventa un ricordo prezioso.

Questo progetto non ospita solo l’allestimento di Minelli, ma anche le opere di Lara Trevisan, Davide Bevilacqua e Carne, artisti formatisi in regione che hanno sviluppato ulteriori suggestioni visive e sensoriali dialogando con Minelli e con la sua provocazione.

L’invito rivolto allo spettatore è quello di riscoprire queste memorie attraverso una vera e propria ricerca delle opere, utilizzando una piccola pila o attivando la luce degli smartphone e vivere momento di interazione fra la dimensione intimista e quella collettiva.

Nel programma di Bandus, oltre all’inaugurazione di giovedì 17 alle ore 18.00, l’appuntamento con curatori e artisti sarà per venerdì 18 dicembre, alle 18.30  con “All’imbrunire se non ci fosse la guerra” passeggiata commentata con Giuliana Carbi (Trieste Contemporanea/Studio Tommaseo), Francesca Agostinelli (Critico d’arte) Vania Gransinigh (Musei Civici Udine), Blaž Peršin (Musei Civici Lubiana) e gli artisti. Sabato 19 dicembre, alle 18.30 incontro sul tema “Di arte e di emergenza”, con il filosofo Gianni Vattimo e Santiago Zabala apparecchiato con le ricette fantastiche dei prigionieri della prima guerra mondiale.

Info su: Udine storie in corso e/o Etrarte

 

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