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venerdì, 9 Dicembre 2022

Prostituzione minorile a 12 anni e meno, preadolescenti sul filo del rasoio

20.02.2020 – 08.36 – Trentuno, come denunciato dalla Procura di Roma alla Rai, i nuovi casi che hanno avuto come conclusione un procedimento penale, e si tratta di una delle situazioni più delicate immaginabili: prostituzione preadolescenziale che vede protagonisti bambini e bambine di 13, 12 anni o anche meno. E che si affianca a quello della prostituzione minorile che vede protagonisti gli adolescenti dai 14 ai 17 anni, divenuta un fatto di cronaca nel 2018 a Trieste, con gli interventi delle Forze dell’Ordine e delle ‘ronde’ di cittadini. Numeri, quelli italiani, che fanno impressione: nel 2019, più di 2000 bambine adolescenti, in mezzo a un totale che oscilla fra 40 e 45mila persone che vendono i loro corpi sulle strade del nostro paese e sono vittime di sfruttamento sessuale.

In aggiunta alla prostituzione, purtroppo, già nota, il fenomeno della vendita di prestazioni sessuali – non sempre dirette: anche visuali e basta – da parte di preadolescenti si è diffuso molto rapidamente nel corso degli ultimi anni grazie allo sviluppo delle tecnologie di trasmissione di video e contenuti multimediali via Smartphone e Social network, affiancato a sistemi di pagamento non tracciabili o al meccanismo dello ‘scambio di doni’. Si tratta del tradizionale “ti fai vedere, e ti mando un regalo anonimo”, che può essere proprio un telefonino nuovo, un gioco tecnologico, un computer o un abito alla moda, comodamente acquistabili su un portale d’acquisti online con consegna in un deposito temporaneo. La maggior parte delle volte, i preadolescenti e gli adolescenti subiscono abusi che portano alla possibilità di indagini e cattura dei responsabili; ciò che ha reso il fenomeno più inquietante, però, è stato il recentissimo diffondersi fra i più giovani, e non solo in paesi nei quali la situazione economica è difficile ma anche in Inghilterra, Francia, Germania e Italia, di ‘prestazioni volontarie’ concesse ad adulti, all’insaputa dei genitori e di nascosto, in quello che da un gioco perverso può diventare un’abitudine e condurre poi alla prostituzione vera e propria, agli eccessi e a grossissime difficoltà emotive che possono culminare nel suicidio. Un fenomeno che rischia di esplodere, e di fronte al quale le Forze dell’Ordine hanno pochi strumenti d’azione: per farlo bastano un telefonino e una, spessissimo involontaria, situazione di bassa attenzione genitoriale. Molto importanti si sono dimostrati gli interventi formativi nelle scuole proprio da parte degli agenti della Polizia Postale e delle Comunicazioni, affiancati all’insostituibile ruolo delle famiglie e delle istituzioni scolastiche.

[r.s.]

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