40 anni dall’assassinio di Pier Paolo Pasolini: si proietta oggi il film “Porcile”

11.11.2015 | 11.30 – Sarà proiettato oggi, mercoledì 11 novembre, alle ore 20.30 presso l’Associazione culturale “Tina Modotti” (via Ponziana, 14) il film di Pier Paolo Pasolini, “Porcile”, in occasione del 40esimo anniversario dell’assassinio del poliedrico artista nativo di Bologna.

In “Porcile”, datato 1969 e che fu oggetto di numerose critiche, si alternano, in un montaggio parallelo con convergenza finale, due storie, l’una a far da specchio all’altra: l’ “apocalittica” o arcaica, e la “tedesca” o moderna. Nella prima un giovane (l’attore P. Clémenti), disperato divoratore di farfalle, serpenti e carne umana che vaga per i campi desolati di un vulcano (l’Etna) è gettato dalla società in pasto alle belve; nell’altra il malinconico erede (J.-P. Léaud) di una dinastia industriale che non vuole obbedire, ma non sa disobbedire, è divorato dai porci per i quali prova un’attrazione fisica. La prima ha il cupo e chiuso orrore di una saga di tensione epico-lirica; la seconda è in chiave ironico-satirica con cadenze di operetta morale. L’una è consegnata a un violento silenzio, rotto da grida, lamenti, rumori; l’altra s’affida alla parola in un fitto e caustico dialogo, persino in coppie di versi a rima baciata. La società organizzata è un porcile in cui si ripete storicamente la tendenza (necessità) a distruggere i propri figli ribelli o indifferenti che si rifiutano di accettare l’ordine costituito.

porcile pasolini

A essere messa in scena non è solo la critica sociale a una classe che non è più in grado di controllare e gestire gli effetti deleteri della sua sete di potere e denaro (come surrogati di un’evidente incapacità di vivere il presente, essendo sempre proiettata in un futuro eternamente passato e in un passato infantilmente presente). Nel film trova posto anche uno scavare senza pietà nella decadenza privata, negli incubi e manie personali, nell’orrore intimo di una condizione degradante e asfissiante, da cui paradossalmente la stessa classe dominante (Julian e Ida in testa) sente di dover uscire o di dover affrontare. Una borghesia dunque schiava dei suoi angusti e grotteschi limiti, della sua ossessiva ansia di libertà che cozza contro le ataviche paure di chi si appresta alla propria dipartita (e qui tornano in azione i due magnati Klotz e Herdhitze, che preferiscono una fusione dei propri gruppi allo scandalo), conscia, anche se non siamo più negli anni Trenta e la Germania del boom non è più quella di Hitler, di chi è il suo nemico e di chi forse la seppellirà nel museo della storia.

Non mancate a questo importante appuntamento. L’incontro sarà introdotto da Gianluca Paciucci. Ingresso libero.

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