12.08.2015 | 15.00 | È balzata alle cronache in questi giorni la notizia secondo la quale comparirebbe anche Trieste nella lista delle città considerate a rischio di attacchi terroristici ad opera dei fondamentalisti islamici, lista – come si legge sulle pagine del Piccolo – stilata all’interno del piano prevenzione attivato dal Viminale, in seguito ai terribili attentati di Parigi a “Charlie Hebdo”, avvenuti nel gennaio scorso, e che provocarono numerose vittime.
Dopo Napoli, Firenze e Padova toccherà (i tempi non sono però ancora definiti) infatti a Trieste, insieme ad altre città di medie o piccole dimensioni, dotarsi dei cosiddetti poliziotti anti – Isis, ossia del personale della Polizia specificamente addestrato pronto ad intervenire in caso di attentati terroristici.
Non sono però solo i tempi, entro i quali Trieste dovrà dotarsi di squadre speciali anti terrorismo, ad essere ancora incerti. Non ancora definiti, o meglio non ancora individuati, sono proprio gli agenti che si occuperanno di intervenire nel capoluogo di Regione in caso di attacchi terroristici.
È allora il Sap Trieste, attraverso un comunicato stampa, ad esprimere il proprio dissenso: «Subito dopo la strage del “Charlie Hebdo”, l’unica risposta ottenuta è quella, nel caso di Trieste, di formare un misero 1% del personale operante nel capoluogo giuliano». Un numero decisamente irrilevante – sostiene Lorenzo Tamaro – per poter garantire la copertura del servizio nell’arco delle 24 ore.
«Appare poi paradossale – si legge ancora nel comunicato – che la sicurezza antiterrorismo venga affidata a 10 uomini equipaggiati in maniera più moderna mentre chi effettua il controllo del territorio è costretto a lottare quotidianamente per avere un’autovettura funzionante ed avere una uniforme decente».
È chiaro in questo senso il riferimento alla recente polemica sui tagli ai danni delle forze dell’ordine. Sempre in merito alla decisione di dotare Trieste di forze speciali contro il terrorismo il Sap accusa: «Questa iniziativa è dunque uno spot patetico; non bisogna investire danaro sugli spot ma sulla sicurezza vera e propria. Bisogna assumere personale giovane, formarlo e dotarlo di tutti gli equipaggiamenti moderni necessari».
Appare ancora una volta chiara la posizione del Sindacato Autonomo di Polizia, che si dichiara pronto ad affrontare la questione della sicurezza in modo serio e concreto, con i fatti e non a parole.
Alexandra Del Bianco


