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domenica, 7 Agosto 2022

Ha concluso la sua “gara” Boris Pecchiari, canottiere e informatico.

image14.9.14 | 16.00- Si è spento il 9 settembre Boris Pecchiari, pubblichiamo volentieri il ricordo che ci ha fatto arrivare un canottiere, amico e collega.

Una folla di dimensioni inconsuete – dai più noti manager del mondo assicurativo triestino ad un gran numero di colleghi delle Generali, oltre ad una folta schiera di rappresentanti del remo giuliano e di oltre confine– si è radunata sabato mattina per rendere l’ultimo saluto a Boris Pecchiari, vinto da una lunga malattia a soli 44 anni.

Canottiere per passione fin dalla prima giovinezza, informatico di professione, impiegato da sempre alle Assicurazioni Generali, con il suo carattere aperto e sempre disponibile si faceva apprezzare sia in qualità di tecnico che durante l’attività remiera, da autentico interprete dello spirito dei “masters”, intendendo con queste ultimo sia competizioni e traversate che i momenti di festa sociale.

Nell’ambito professionale, le sue capacità di empatia e di ascolto lo avevano fatto benvolere nei diversi ambiti aziendali.

Nella sua lunga attività sportiva, con i colori della Canottieri Pullino e di formazioni internazionali come il recente Alpen-Adria Team, Boris si è segnalato soprattutto come un maratoneta del remo, partecipando a numerose gare di resistenza sia in singolo (ad esempio completando i sedici km della massacrante “Rosa del Wörthersee”) che nelle “barche lunghe”.

Con l’otto aveva partecipato più volte al Blaues Band e percorso i 35 Km di Danubio che portano a Vukovar attraverso le Porte di Ferro, mai rinunciando, dopo la fatica, a un sorriso e una bevuta con gli amici.

In età adulta la sua passione per la navigazione si era estesa alla vela: con l’inseparabile Antonio aveva circumnavigato l’Italia e compiuto, talora in condizioni molto difficili, traversate nel Mediterraneo Occidentale che raccontava con modestia e ironia.

Nemmeno la malattia lo aveva fermato: poco dopo la diagnosi, la sua risposta da vero combattente era stata partecipare – vincendola – alla tradizionale gara sociale, il “Caldieròn”.

Durante la convalescenza, appena i medici lo avevano consentito, aveva stupito e rallegrato gli amici prendendo nuovamente parte, nonostante il fisico provato, alla traversata Portorose-Muggia.

Fino agli ultimi giorni, a chi gli faceva coraggio, Boris era solito ricordare di non essere semplicemente un canottiere, ma un canottiere di origine slava: a significare una stirpe notoriamente forte, testarda e restia alla resa.

Queste qualità, dimostrate in tante competizioni sulla lunga distanza, che prediligeva, sono state ancor più evidenti di fronte alla prova più dura, affrontata con una forza d’animo che nessuno non ha potuto fare a meno di ammirare.

Negli stessi momenti in cui a Trieste si svolgeva la funzione religiosa, sul Wörther See gli “otto” si preparavano alla partenza dell’edizione 2014 del Nastro Azzurro, la tradizionale gara di resistenza che attraversa per intero il lago carinziano.

Sicuramente molti dei partecipanti in attesa del “via” hanno rivolto un pensiero all’amico che questa volta non era tra loro.

E’ ferma opinione di chi scrive che Boris avrebbe voluto essere ricordato proprio così.

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