CRONACA Le foto del giocatore morente pubblicate in prima pagina dal “Piccolo” avevano scatenato la reazione indignata del web

26.3.2014 | 07.00 – Molti ricorderanno la tragedia “in diretta” del giocatore del Livorno, Piermario Morosini, morto in campo, allo stadio Adriatico, il 14 aprile 2012 durante la partita di serie B, Pescara-Livorno. A poco meno di due anni di distanza, il GUP di Pescara ha deciso il rinvio a giudizio per i tre medici presenti quel giorno sul campo, si tratta del medico del Livorno Manlio Porcellini, del Pescara Ernesto Sabatini e del 118 di Pescara Vito Molfese.
Ai tre medici, così come viene evidenziato nel documento redatto dai periti del Tribunale, viene contestato il mancato utilizzo del defibrillatore semi-automatico, disponibile già pochi istanti dopo il collasso di Morosini. Il giovane calciatore morì per arresto cardiaco dovuto – secondo quanto scritto dai periti del gip – «ad una cardiomiopatia aritmogena con interessamento prevalente del ventricolo sinistro, precipitata dallo sforzo fisico intenso».
La drammatica vicenda, al tempo, aveva avuto un capitolo ulteriore in sede locale dato che il quotidiano “Il Piccolo” aveva pubblicato in prima pagina la foto del calciatore morente e questa (discutibile) scelta aveva scatenato la reazione sdegnata del popolo del web.
Su Facebook (ma non solo), si erano susseguite le considerazioni che stigmatizzavano la scelta operata dal giornale con commenti che andavano dal “vergogna”, “sdegno”, accuse di “spettacolarizzazione della morte”, fino ad arrivare a veri e propri insulti nei confronti del quotidiano locale.
Per cercare di difendere in qualche modo la propria scelta editoriale era anche intervenuto il vicedirettore Alberto Bollis. Per spiegare la propria scelta Bollis aveva scritto: «quella foto è un documento, agghiacciante e crudo, che però rappresenta la realtà. Non è una foto ipocrita, non voleva essere un’immagine esibizionista (…), l’ho valutata senza fare i conti con la sensibilità di migliaia di persone, e per questo chiedo di nuovo scusa… adesso probabilmente sceglierei una foto meno esplicita, la verità a volte fa troppo male».
Dopo alcuni giorni di discussione la discussione era andata via via scemando, ma la vicenda porta a riflettere, ancora una volta, su quella che è la sottile linea che intercorre tra il diritto di cronaca e il rispetto della privacy, in un mondo che, sempre più abituato a mettersi “in vetrina” riscopre, di tanto in tanto, una ormai perduta sensibilità.
Marco Bonini
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