Giornata della Memoria, il civico museo teatrale “Carlo Schmidl” ricorda il tenore Joseph Schmidt

CULTURA Artista di fama internazionale, morì nel 1942 dopo essere stato rinchiuso in un campo di internamento in Svizzera

24.1.2014 | 14.57 – Lunedì 27 gennaio è la Giornata della Memoria e il civico museo teatrale “Carlo Schmidl”, all’interno del fortunato ciclo «i lunedì dello Schmidl», dedicherà un incontro a Joseph Schmidt, tenore ebreo, morto in un campo di internamento in Svizzera nel 1942.

Il ritratto umano e vocale di Schmidt, possibile grazie all’uso di materiale sia audio che video, sarà affidato a Vincenzo Ramón Bisogni, autore del volume «Joseph Schmidt. “The Pocket Caruso”. Un tenore in fuga», recentemente pubblicato dell’editore Zecchini di Varese. Durante l’incontro l’attrice Marisandra Calacione leggerà proprio alcuni passi tratti dal libro di Bisogni.

Le atrocità di cui si macchiarono i nazisti e lo sterminio del popolo ebraico comportò anche la perdita di personalità di spicco, estremamente geniali, in campo scientifico e artistico. Tra queste vi è anche il tenore Joseph Schmidt, un uomo di indiscussa statura artistica ma di esigua complessione fisica, caratteristiche che gli valsero l’appellativo di “Pocket Caruso”.

Figlio di genitori ebrei ortodossi di lingua tedesca, era nato il 4 marzo del 1904 in Bucovina, regione dell’impero asburgico che entra a far parte del territorio della Romania alla fine della prima guerra mondiale. La seconda guerra mondiale comporta il passaggio all’Unione sovietica di una parte della regione, oggi appartenente all’Ucraina.

Schmidt arrivò alla fama internazionale in campo musicale e cinematografico nel periodo a cavallo tra i due conflitti mondiali, un successo che si espandeva dall’intera Europa fino alle Americhe. Joseph Schmidt si vide ben presto condannato al silenzio dalle leggi razziali naziste che gli preclusero ogni avvenire d’artista e d’uomo fino a quando, all’età di 38 anni, trovò la morte in un campo di internamento a Girenbad, sopra Hinwil, nel cantone di Zurigo.

Alessia Liberti 

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